domenica 29 marzo 2015

Jane Austen and names

Autrice: Maggie Lane

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Jane Austen and names è un breve ma interessante saggio che prende in considerazione tutti i nomi utilizzati nei romanzi della famosa scrittrice inglese, tentando di "scoprire", di volta in volta, il motivo della scelta.
Il saggio si compone di numerose sezioni, tra cui "Jane Austen's feelings for names" e "Names in the novels of Jane Austen".
Maggie Lane ha di sicuro compiuto un grosso lavoro; le sue teorie si ricollegano spesso ai contenuti delle lettere private di Jane Austen (e quindi direttamente ai suoi gusti personali e alle sue opinioni), mentre l'ultima sezione del libro elenca in ordine alfabetico tutti, ma proprio tutti, i nomi utilizzati nei romanzi, anche quelli di giardinieri o cameriere apparsi una sola volta.
L'autrice ci spiega quali fossero i nomi più in voga quando Jane Austen scrisse i suoi romanzi, quali venissero ormai utilizzati solo dalle classi sociali più levate, quali fossero invece caduti in disuso e perché.
Si possono poi scoprire delle vere e proprie curiosità, ovvero che il nome Elizabeth deriva da Isabel, o che la scrittrice, per i personaggi "alla moda" e presuntuosi tendeva ad utilizzare nomi derivati dal latino, come Augusta o Louisa, mentre per i personaggi di bassa estrazione sociale, vecchi nomi biblici o di santi, come Hannah, o diminutivi, come Betty, o che Edward, a ben vedere, è l'unico uomo ad essere chiamato in famiglia con il suo nome di battesimo (pensiamo invece al Colonnello Brandon, o a Mr Knightley, o allo stesso Darcy).
Interessante anche l'appunto che la "sterilità" della famiglia di Kellynch sia indicata dal loro "confinarsi" negli stessi nomi per secoli ("all the Marys and Elizabeths they had married"), o che a quanto pare i cognomi terminanti con una Y fossero particolarmente graditi a Jane Austen (pensiamo a Darcy, Bingley, Knightley), mentre il nome Dick fosse riservato a bambini e ragazzi particolarmente poco simpatici, come Dick Musgrove.
Una tra le ipotesi più interessanti è quella concernente il nome di Mr Darcy senior, che Maggie Lane ipotizza potesse essere George, visto che il suo primo e unico figlio maschio ha come nome il cognome da nubile della madre, mentre la sua seconda figlia è stata chiamata Georgiana e il suo figliocco, Wickham, George.
Spendo due parole anche per la copertina, a cui di solito non do peso e di cui non parlo spesso, che è davvero molto bella e ben fatta.
Tra le pecche di questo saggio, vi sono invece le frequenti ripetizioni e un mancato approfondimento liddove me lo sarei aspettata. Nonostante ciò, si tratta di una lettura molto piacevole, e sono sicura che qualunque appassionato di Jane Austen potrà trovarla interessante e, forse, troppo breve.

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Contenuto: For Jane Austen, Edmund was a name the represented heroism and chivalry, Maria signified heartlessness and Richard was a joke.

She had a weakness for Emma and a passion for Frederick which endured from her earliest years until she bestowed it on her last, and most romantic, hero.

Unlike most novelists of her period, in naming her characters Jane Austen confined herself to the names found in everyday life, choosing them to fit not only their personalities but their place in society.

While the classic English names are her staple, she also drew on the Old Testament for her low-born characters and eighteenth-century creations for the would-be fashionable.

In this study of a hitherto neglected area of the novelist’s art, Maggie Lane looks at the history of English nomenclature up to Jane Austen’s time and at the naming patterns and practices current in her society, including who was entitled to use the Christian name of whom.

A section on Jane Austen’s own taste in names is followed by an alphabetical listing of all the Christian names used in her mature fiction, with their history, social status and associations.

'Jane Austen and Names' is a must-read for anyone interested in the great novelist.

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Giudizio personale: 3/5

domenica 22 marzo 2015

Jane Austen e dintorni - Lista dei libri recensiti


Romanzi canonici e altre opere

- Emma

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Ragione e Sentimento

Sequel

Manga e fumetti

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Orgoglio e Pregiudizio

Sequel

Punti di vista alternativi

Variation
Prequel

Retelling in chiave moderna

Retelling in chiave fantasy/soprannaturale
- Darkness falls upon Pemberley

Personaggi secondari

Manga e fumetti

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Mansfield Park

Variation

Prequel
- Becoming Mrs Norris

Retelling in chiave moderna
- Mount Hope

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Emma

Manga e fumetti

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Persuasione

Retelling in chiave moderna
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I Watson

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Saggi

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Originali di ispirazione austeniana

domenica 15 marzo 2015

Emma, Mr. Knightley, and chili-slaw dogs

Autrice: Mary Jane Hathaway

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Emma, Mr. Knightley, and chili-slaw dogs è un retelling in chiave moderna di Emma di Jane Austen, ambientato nel sud degli Stati Uniti. Credo che questa scelta sia stata particolarmente azzeccata, in quanto la storia ha potuto giovarsi di grandi, antiche tenute non presenti in altre parti degli States.
La trama non segue pedissequamente quella del romanzo originale, con alcuni personaggi non presenti (Mr Elton e sua moglie Augusta, ad esempio), od altri non proprio rilevanti (come il corrispettivo di Harriet, "orfana" del suo Mr Martin), ma ne rispetta lo spirito e lo rende comunque riconoscibile (richiamandolo chiaramente, addirittura, quando viene organizzato un ballo in stile Regency ispirato proprio ad Emma).
Il personaggio di Caroline (Emma), è purtroppo leggermente piatto, la sua "caratteristica" di matchmaker è quasi del tutto assente, mentre è rilevabile un lieve egocentrismo ed il fatto che, cresciuta tra gli agi, sia in un certo senso fuori dal mondo e non riesca a comprendere le esigenze di chi non è nella sua stessa condizione.
Mi è piaciuto tantissimo invece Brooks, il corrispettivo di Mr Knightley. Molto più che nel romanzo originale veniamo messi a parte dei suoi sentimenti e delle sue sensazioni, dal momento in cui vede Caroline per la prima volta come una donna, piuttosto che come la sua amica dall'infanzia, a quando diventa geloso di Frank, a quando soffre terribilmente perché crede che lei lo consideri solo un amico -o peggio, un fratello maggiore- e sia  innamorata di un altro.
Ci sono alcune scene molto carine in cui lui è quasi del tutto ottenebrato dalla vicinanza di Caroline, che lo abbraccia o gli fa il nodo alla cravatta, ma non può seguire i suoi sentimenti per il timore di perderla come amica. Sicuramente i capitoli dedicati a Brooks, la gran parte, in realtà, sono quelli più piacevoli ed emozionanti.
Anche Frank è costruito bene, un mix di fascino, bugie e disonestà che rende molto bene il personaggio. Mi spiace invece la piega che prende quello di Lauren, ovvero il corrispettivo di Jane Fairfax, che nel romanzo originale mi piace molto. Non solo la donna mente riguardo alla sua relazione con Frank, ma anche su qualcosa di parecchio più grave, ed inoltre si comporta in modo molto sgradevole con Caroline, arrivando perfino a definirla, anche se non proprio chiaramente, "vecchia zitella".
Il finale mi è sembrato un po' affrettato, ma nel complesso il romanzo è stato piuttosto gradevole, ed è riuscito a tenermi sveglia di notte per sapere come sarebbe stato raccontato l'evolversi del rapporto tra i due protagonisti.

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Trama: Caroline Ashley is a journalist on the rise at the Washington Post until the sudden death of her father brings her back to Thorny Hollow to care for her mentally fragile mother. The only respite from the eternal rotation of bridge club meetings and garden parties is her longtime friend, Brooks Elliott. A professor of journalism, Brooks is the voice of sanity and reason in the land of pink lemonade and triple layer coconut cakes. But when she meets a fascinating, charismatic young man on the cusp of a brand new industry, she ignores Brooks’ misgivings and throws herself into the project.


La nuova copertina
Brooks struggles to reconcile his parents’ very bitter marriage with his father’s devastating grief at the recent loss of his wife. Caroline is the only bright spot in the emotional wreckage of his family life. She’s a friend and he’s perfectly happy to keep her safely in that category. Marriage isn’t for men like Brooks and they both know it… until a handsome newcomer wins her heart. Brooks discovers Caroline is much more than a friend, and always has been, but is it too late to win her back?

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Giudizio personale: 4/5

mercoledì 11 marzo 2015

La ragazza tatuata

Autrice: Joyce Carol Oates
Titolo originale: The tattooed girl

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Qualche anno fa lessi un racconto breve di Joyce Carol Oates e lo trovai brutale e sgradevole, così ho voluto riprovarci con questo romanzo, la cui trama mi sembrava abbastanza interessante.
Purtroppo l'ho trovato non solo brutale, ma anche noioso, e non so quale delle due caratteristiche sia peggiore. Esperimento fallito.

La storia narra l'intrecciarsi delle vite di due personaggi molto dissimili tra loro: Joshua Siegel, uno scrittore di origini ebraiche, e Alma, una ragazza dal passato difficile che è stata sempre usata e poi gettata via dagli uomini. Questa presenta degli strani e inaccurati tatuaggi sulle mani e uno su una guancia, che deturpano in parte la sua bellezza, e si lega a qualunque uomo le presti attenzione (anche - e soprattutto - se questa attenzione è fatta di soprusi e violenze), ma odia profondamente colui che le ha dato un lavoro e che è gentile con lei, Joshua, solo perché immagina che sia ebreo, e nella sua famiglia imperava l'antisemitismo.

Alma è un personaggio molto complicato: si fa schiacciare e umiliare, ma non accetta di essere messa da parte, e si vendica nei confronti di Siegel e dei suoi ospiti in modi che sottolineano la sua immaturità, mentre la sua ignoranza limita molto il suo mondo e le sue scelte.
Joshua è invece uno scrittore di trentotto anni, che però ci viene presentato come se fosse un anziano, ha dei sentimenti contrastanti rispetto alle proprie origini e scopre, d'un tratto, di soffrire di una malattia neurologica che lo limiterà nei movimenti.
Egli cerca di allargare l'universo mentale di Alma, e la tratta con la dovuta gentilezza, ma questo probabilmente potenzia l'odio della ragazza nei suoi confronti, forse perché le rammenta, o le fa scoprire, ciò che fino ad allora le è stato sempre negato.
I due finiscono però col diventare quasi dipendenti l'uno dall'altra, e nasce tra loro un sentimento a cui non danno mai voce, ma che dà finalmente un significato alle loro vite.

Il finale è purtroppo uno di quelli che non lascia speranze (proprio quando sembrava potesse essercene almeno un barlume), come pare sia nello stile di questa scrittrice.
Ho impiegato molto tempo per terminare La ragazza tatuata, ed è stato solo per testardaggine se, dopo mesi, sono arrivata alla fine. Alcune scene mi sono piaciute - non più di tre o quattro pagine - ma ciò non fa di questo romanzo un libro che consiglierei.

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Trama: Joshua Seigl detesta ammetterlo, ma quello che sta cercando non è un semplice assistente. Arrivato all'età di trentotto anni, Seigl, che anni prima, grazie a un romanzo ambientato nella Germania nazista, ha conosciuto una certa notorietà, non intende più vivere solo, e cerca qualcuno disposto a prendersi cura non soltanto del suo lavoro, ma soprattutto del suo carattere eccentrico e delle sue manie di scrittore solitario.
Scartando candidati coltissimi e ammiratori adoranti della sua opera letteraria, Seigl finisce per scegliere una ragazza semianalfabeta che sembra essere comparsa dal nulla in quella cittadina borghese sulla riva del lago Ontario. Quando le chiede il suo nome, la ragazza sussurra un debole "Alma", senza cognome e senza passato. Per tutti però è la Ragazza Tatuata, perché sul corpo porta strani disegni sbiaditi e mal abbozzati, frutto della violenza di un gruppo di amici. E proprio a partire da quei tatuaggi si svela la storia terribile di Alma: la sua adolescenza feroce e spregiudicata, le umiliazioni, il degrado familiare e il terribile, insospettabile, antisemitismo. L'alleanza tra il raffinato scrittore ebreo e la ragazza problematica sembra quanto mai difficile, eppure qualcosa nelle loro solitudini li avvicina, qualcosa nei modi rispettosi e amabili di Seigl apre una breccia nel muro di diffidenza e di aggressività di Alma, fino a trasformarli in improbabili, complici compagni. Con la consueta spregiudicatezza che l'ha fatta conoscere al grande pubblico, Joyce Carol Oates racconta una favola ipnotica e inquietante, in cui la fascinazione per il lato perverso della natura umana si accompagna al racconto struggente di un legame ingenuo e assoluto, che Seigl e Alma finiranno per pagare a caro prezzo.

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Giudizio personale: 2/5

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Qui le citazioni dal romanzo

domenica 8 marzo 2015

Lettera a un bambino mai nato

Autrice: Oriana Fallaci

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Lessi questo libro molti anni fa, da ragazzina, e mi piacque tantissimo, così l'ho riaperto con piacere quando mi ci sono imbattuta di nuovo. Ma purtroppo stavolta il risultato è stato piuttosto diverso: ho trovato il romanzo noioso e poco piacevole.
La storia è resa come un lungo monologo di una donna, rivolto al bambino che ha scoperto di aspettare. Si tratta di un donna in carriera, single, ma siamo negli anni '70, e ciò la rende bersaglio di terribili pregiudizi che non risparmiano nemmeno il ginecologo dal quale si reca.
E questa narratrice estremamente cinica vuol credere di non amare il suo bambino, che invece ama profondamente, e gli parla della vita come di qualcosa di orribile, quasi a volerlo spingere a scegliere di non nascere, e poi gli chiede scusa, raccontandogli cosa c'è di bello, e che vale pur sempre la pena venire al mondo, ma in tono smorzato, senza la convinzione e la vibrante passione usata prima.
Racconta al bambino quelle che chiama "favole", ma che sono terribili racconti di vita vissuta, e fanno accapponare la pelle. Forse è da quelle esperienze che deriva tutta la rabbia e il risentimento che mi sembrano impregnare questa donna, che pare legata alla sua libertà quasi per partito preso, per andare contro una società che invece pretenderebbe che lei vi rinunciasse.
Ho trovato l'episodio del processo molto noioso e troppo lungo, e la scelta finale della protagonista, con la sua estrema conseguenza, mi è parsa quasi una sorta di auto punizione inflitta a se stessa per essere rimasta fedele a priori alle proprie convinzioni e non aver voluto mettere il suo bambino prima di se stessa. Se così fosse, si tratterebbe di un finale ancor più amaro di quel che traspare ad una lettura superficiale, e il messaggio del romanzo sarebbe alquanto ambiguo.

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Trama: Questo libro diverso da ogni altro nella forma e nella sostanza sarà una grossa sorpresa pei lettori di Oriana Fallaci, cioè della Fallaci che racconta la guerra in "Niente e così sia" o attacca il potere in "Intervista con la Storia". Stavolta infatti la Fallaci affronta, in chiave squisitamente letteraria, un dilemma antico quanto il mondo: nascere o non nascere, dare la vita o negarla, e la donna sempre vittima di quel dilemma. Lettera a un bambino mai nato è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente, e lavora.
Il monologo comincia nell'attimo in cui essa avverte d'essere incinta e si pone l'interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringere alla vita quel figlio? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo paradossale di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà è un sogno, la giustizia un'imbroglio, il domani uno ieri, l'amore una parola dal significato non chiaro. Però mentre il discorso procede, razionale e insieme appassionato, un secondo problema emerge: il rapporto tra se stessa e il figlio. Una seconda domanda esplode: è giusto sacrificare una vita già fatta a una vita che ancora non è? E il monologo diventa quasi una confessione alla propria coscienza, mentre il dramma matura nutrito dagli altri personaggi. Sette personaggi anch'essi senza nome né volto né età né indirizzo: il padre del bambino, l'amica femminista, il datore di lavoro, il medico ottuso, la dottoressa moderna, i vecchi genitori. Tutti testimoni ignari di quel rapporto impossibile, basato su un'altalena di amore e di odio, di tenerezze e di risse, infine esasperato dalla rivolta di una creatura intelligente che accetta la maternità ma da quella si sente derubata.
E' in tale rivolta che la donna lancia la sfida definitiva a suo figlio: a lei il diritto di esistere senza lasciarsi condizionare da lui, a lui il diritto di decidere se vuole esistere o no. Il bambino decide, e non solo per se stesso. Il suo rifiuto della vita, ora che sa quanto sia faticosa e difficile, coinvolge infatti la madre. E nel modo più crudele, cioè attraverso un processo che ne deciderà la colpevolezza. Il nodo del libro o il Processo, celebrato da una simbolica giuria di cui fanno parte i sette personaggi. Poi, in un accavallarsi di suspense, l'allucinante colpo di scena e il verdetto con cui si conferma che è sempre la donna a pagare. Alla donna tocca la morte e...
Come sempre accade con un'opera riuscita, ciascuno darà a questo libro un'interpretazione diversa, ora religiosa e ora dissacrante, ora filosofica e ora romantica, ora politica e ora personale. Alcuni lo inseriranno addirittura nella polemica sull'aborto, trovandovi entrambe le tesi e servendosene. Le discussioni che sorgeranno intorno a "Lettera a un bambino mai nato" sono inevitabili. Ma sopra di esse rimarrà quel problema universale, insoluto, che ha nome maternità e su cui la Fallaci ci costringe a meditare con la bellezza di un racconto crudele e intriso di poesia. 

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Giudizio personale: 3/5

martedì 3 marzo 2015

I fuochi di Valyria

Autore: George R.R. Martin
Titolo originale:  A dance with dragons - Book five of A Song of Ice and Fire
Volume: 11 di 12

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[attenzione: SPOILER]

I fuochi di Valyria rappresenta la seconda delle tre parti in cui è stato diviso il volume A dance with dragons,il quinto della saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
Come ho scritto anche per il precedente libro, a mio parere eliminare tutti i POV dei personaggi di Approdo del Re ha reso questo romanzo più noioso e meno godibile rispetto ai precedenti.
Una delle vecchie conoscenze che incontriamo è Asha, che non è mai stata una delle mie preferite, ma che nel capitolo La sposa ribelle mi è molto piaciuta, e sembrava aver fatto un'ottima uscita di scena.
Riguardo a Tyrion, mi duole dirlo, ma le sue vicende continuano a non interessarmi. Al di là dell'ottima scrittura e delle belle descrizioni, i suoi POV hanno generato in me solo frustrazione, ed era piuttosto prevedibile anche il fatto che sia lui che Jorah e Penny venissero venduti come schiavi. Speriamo che nel prossimo volume le cose migliorino.
Una sorpresa invece alla Barriera (chi l'avrebbe mai detto?!), con un Rattleshirt morto e un Mance invece vivo e vegeto, che parte con sei donne del popolo libero per liberare Arya Stark, a quanto pare sposa del -non più- bastardo di Roose Bolton.
E sono proprio i capitoli che raccontano del matrimonio che mi hanno fatto arrabbiare e intristire per la piccola Jeyne Poole, costretta a vestire i panni della giovane Stark e a subire le innumerevoli violenze del malvagio e perverso Ramsay. La crudeltà è spesso di casa nelle Cronache, ma quando è rivolta verso dei bambini è davvero atroce. La vicenda dei delitti al momento ancora senza autore per gli occupanti di ciò che resta di Grande Inverno è comunque la vicenda più interessante, insieme a quella di Davos.
Il pirata è uno di quei personaggi che parte in sordina, ma i cui POV mi danno l'impressione di essere garbati come quelli di nessun'altro e nascondono spesso un colpo di scena. Molto interessante, a questo proposito, il doppio gioco di Wyman Manderly nei confronti dei Frey e dei Lannister.
Oltre il Mare Stretto, non mi è piaciuto il matrimonio di Daenerys con Hizdahr zo Loraq, ma vedremo a cosa porterà, ed inoltre lei mi sembra ancora l'unica probabile candidata a sedersi alla fine sul Trono di Spade.
Sul fronte Arya, nessuna novità degna di nota. Che riacquistasse la vista era piuttosto scontato.
Molto interessanti invece i piani di Doran Martell per le sue nipoti, le serpi delle sabbie. Mi piace molto la caratterizzazione delle figlie di Oberyn. Credo che nel prossimo futuro, grazie a loro, ci sarà da divertirsi.

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Quarta di copertina: Nella sanguinaria epopea della guerra dei Cinque re, Stannis Baratheon è deciso a scontrarsi con il traditore lord Bolton e a riconquistare la fortezza che un tempo apparteneva agli Stark.
Ad Approdo del Re, Cersei Lannister è ancora prigioniera del fanatismo religioso del risorto Credo. Nelle Isole di Ferro, il sinistro Euron Occhio di Corvo, nuovo re dei predoni del mare, si prepara a lanciare un'invasione verso il continente occidentale.
A Dorne, il dominio più a sud del reame, un infido principe ordisce una subdola cospirazione volta a un nuovo ritorno dell'antica dinastia del drago. Al di là del Mare Stretto, Daenerys Targaryen, orgogliosa Regina dei Draghi, si piega a un matrimonio di convenienza nel nome di una pace incerta, senza rinunciare né a una travolgente passione né al suo sogno di tornare sul trono di Aegon il Conquistatore. Finito nelle mani degli infami schiavisti di Yunkai l'astuto nano Tyrion Lannister è costretto a giocare il tutto per tutto per sopravvivere da un lato alle asprezze della cattività, dall'altro a un assedio che si profila disastroso. In tutto questo, all'ombra della titanica Barriera di ghiaccio nell'estremo Nord,il giovane Jon Snow, comandante dei guardiani della notte, concepisce una temeraria strategia per affrontare i mostruosi Estranei sul loro stesso terreno.

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Giudizio personale: 4/5

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Volumi precedenti:
Il trono di spade
Il grande inverno
Il regno dei lupi
La regina dei draghi
Tempesta di spade
I fiumi della guerra
Il portale delle tenebre
Il dominio della regina
L'ombra della profezia
I guerrieri del ghiaccio