lunedì 25 agosto 2014

Persuasione

Autrice: Jane Austen
Titolo originale: Persuasion

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E' sempre piacevole per me rileggere quel "Sir Walter Elliot... "con cui si apre l'ultimo romanzo compiuto di Jane Austen, Persuasione. Non sarà un incipit ironico e conosciuto, come quello di Orgoglio e Pregiudizio, ma chi lo legge può star sicuro di stare per immergersi in una bella storia.
Benché consideri Orgoglio e Pregiudizio il romanzo più luminoso, e la protagonista di Emma l'eroina più carina a cui la Austen abbia dato vita, Persuasione è senza ombra di dubbio il mio romanzo preferito. Sin dalla prima volta in cui lo lessi, molti anni fa.
Questa volta ho preso appunti durante la lettura, cosa che assicura la mia successiva incapacità di scrivere una recensione lineare (vedi Still a young man, o la recensione di Orgoglio e Pregiudizio, che non ha mai visto la luce proprio per questo motivo).
Persuasione non è solo la storia di un amore perso e ritrovato, non ci parla solo di seconde possibilità o del coraggio di cambiare e affermare se stessi per cercare la felicità, è anche - ma probabilmente soprattutto - un'aspra critica alla nobiltà del tempo, a quel ceto ormai in rovina che non riesce ad accettare il cambiamento e si crogiola nel passato e nel suono dei propri titoli nobiliari (proprio come Sir Walter, che non fa altro che sfogliare il suo prezioso Baronetage).
Il romanzo, come al solito, sa suscitare le più svariate emozioni, soprattutto, credo che faccia molto male e molto a lungo, come dopo quel primo incontro tra Anne e il Capitano Wentworth dopo la separazione, quando la donna si rende conto dell'enorme distanza che adesso li separa, ed inoltre apprende con dolore di essere cambiata così tanto, e in peggio, che lui avrebbe fatto fatica a riconoscerla, o quando, a Lyme, pensa con rimpianto degli ufficiali fraterni amici di lui: "Sarebbero stati tutti amici miei."
Ma c'è spazio anche per le emozioni positive, come quando il Capitano si preoccupa che Anne si sia stancata troppo e non solo sollecita un passaggio da parte dei Croft, ma addirittura issa Anne sul calessino, proprio quando lei aveva perso ogni speranza di un eventuale interessamento di lui, o come quando la donna è finalmente felice, al concerto, perché pensa che lui l'ami ancora.
Anne è un personaggio a tutto tondo e, per alcuni versi, a causa del suo cambiamento, simile ad Emma del romanzo omonimo, con la differenza che qui non conosciamo direttamente la giovane Anne, ma solo attraverso il resoconto dell'autrice, che ci descrive una ragazza dolce e innamorata, ma che si lascia persuadere a rinunciare alla sua felicità per una questione di classe ed interessi.
Quella che ritroviamo è una Anne ormai, potremmo dire, considerata quasi "condannata" dalla società che la circonda: è una donna ventisettenne - "vecchia", per quei tempi -, non più bellissima, molto silenziosa, poco amante della mondanità, circondata da un'aura di rassegnazione e infelicità.
Anne vive in una famiglia che le dà un "senso d'oppressione", che non la ascolta, per cui è "solo Anne", e allora la sua unica scelta, la sua salvezza, forse, è il silenzio, il non esprimersi, lasciare che gli altri non la vedano. Ma Anne è più acuta, simpatica e sensibile di quel che sembri, e il suo cambiamento sta proprio nel far finalmente sentire la sua voce, nel rifiutarsi di venire ancora persuasa e manipolata. Affronta infatti l'ira e il disprezzo del padre e della sorella quando si rifiuta di far visita alle nobili cugine Dalrymple, e quell'odio e quel disprezzo nulla possono contro la sua scelta di passare invece il pomeriggio con un'amica invalida nel quartiere peggiore di Bath. Il suo "risveglio" è ancora più lampante, però, quando si oppone ai progetti di quella Lady Russell che sì, l'ama come una figlia e vuole solo il suo bene, ma che, resa cieca dalle apparenze, non fa altro che renderla infelice ed è disposta anche a mentire pur di tenerla lontana dall'uomo che ama. Questa volta, durante la lettura, ho provato molta insofferenza nei confronti di Lady Russell. Il suo affetto nei confronti di Anne è autentico e sincero, ma è superato dalla presunzione di sapere cosa sia meglio per la ragazza, e dalla volontà di mantenere il controllo degli eventi.
Scevro da qualsiasi sentimento di affetto sembra invece Sir Walter, che incarna la vanità e l'orgoglio, e vive in un mondo che ormai sta scomparendo, non guarda al di là del proprio naso e giudica le persone in base al loro stato sociale, nonché secondo l'aspetto fisico.
L'orgoglio di appartenere alla famiglia degli "Elliott" è condiviso anche dalla figlia Mary, uno dei personaggi secondo me più riusciti di Jane Austen. Mary è una di quelle figure divertenti, in un certo qual modo, se incontrate in un romanzo, ma che, se fosse reale, sarebbe insopportabile. E' ipocondriaca, vittimista, egocentrica ed egoista. Nemmeno i suoi figli hanno più importanza di lei stessa, e strappa un sorriso amaro quando dice ad Anne di restare con il piccolo Charles momentaneamente infermo mentre lei va a cena nella casa grande per conoscere il Capitano Wentworth. "Tu, che non hai i sentimenti di una madre" dice alla sorella " sei di gran lunga la persona più adatta (a restare) ." Il suo matrimonio con Charles è un altro esempio austeniano di coppie mal assortite, il cui legame si regge in piedi solo perché deve, ma che non garantisce di certo la felicità.
Esempio lampante, invece, di coppia felice, sono i Croft, che ho letteralmente adorato. L'Ammiraglio - che è anche molto simpatico - e sua moglie hanno condiviso e condividono qualsiasi esperienza, sono affiatati ed assolutamente indispensabili l'uno all'altra. Ho trovato molto tenera la signora Croft quando afferma, raccontando dei suoi lunghi soggiorni in nave accanto al marito, durante la guerra, di essere stata infelice e preoccupata solo una volta, quando non ha potuto seguire l'Ammiraglio. E la donna è anche esempio di cambiamento e modernità: molto spesso ci viene presentata più giudiziosa del marito, più acuta, ma non per questo da lui sminuita o disprezzata.
Anche il Capitano Wentworth fa parte della schiera di quelli che mi viene da chiamare homini novi: è infatti un uomo che ha fatto fortuna in mare grazie al proprio lavoro, e che giudica sì gli altri, ma, a differenza di Sir Walter, il suo metro di giudizio è dato dall'intelletto. E' uno dei personaggi maschili austeniani che preferisco: è intelligente, affascinante, e soprattutto continua ad amare Anne nonostante questa gli abbia spezzato il cuore e nonostante siano passati ben otto anni, durante i quali si è rifugiato nel lavoro, nel rancore, ma non ha mai sostituito la donna amata con nessun'altra.
E la lettera che le scrive alla fine del romanzo, quella che permette loro finalmente di riappacificarsi, è una delle più belle, o forse la più bella, che abbia mai letto.
Veniamo ai Musgrove: adoro quella famiglia rumorosa e chiassosa ed è molto bella la scena in cui li vediamo tutti insieme nel Capitolo secondo del Libro secondo. Mi piace la semplicità di Charles, il rapporto tra Henrietta e Louisa, e il modo in cui tutti loro trattano Anne, anche se questa volta notato un po' di egoismo da parte del primo - non troppo dissimile da quello della moglie - ed anche di Louisa, nello spingere Henrietta di nuovo tra le braccia di Charles Hayter per poter così avere il Capitano tutto per sé. Ma soprattutto ho notato che c'è, sì, amicizia nei confronti di Anne, ma che questa è chiassosa e superficiale: in realtà nessuno di loro si cura veramente di lei, le pongono domande di cui non aspettano la risposta, non si chiedono se per una volta voglia ballare invece di suonare, la usano per scaricare le proprie frustrazioni.
Della critica alla società del tempo ho già accennato sopra; riguardo allo stile, più che ironico, questa volta direi che ci troviamo di fronte ad una lingua, o meglio, una penna veramente tagliente. Ne è un esempio l'impietosa descrizione di Dick Musgrove.
L'unica cosa che non mi convince di Persuasione, è il periodo con cui si chiude il romanzo: mi sembra di avvertire una certa stanchezza da parte dell'autrice, e quasi una nube, all'orizzonte, per Anne e il Capitano.
Ma, a parte ciò, Persuasione è una storia molto delicata, che a tratti può spezzare il cuore, ma non ci priva di un meritato lieto fine.

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Quarta di copertina: Anne Elliott, la protagonista del romanzo, ha sbagliato: da giovanissima, appena diciannovenne, si è lasciata convincere dall'opposizione del padre, Sir Walter, e dalla "persuasione" di Lady Russell a rompere il fidanzamento col giovanissimo ufficiale di marina Frederick Wentworth, amatissimo ma non ricco. Adesso, a ventisette anni, Anne è sola; per di più le sorti economiche della sua famiglia hanno subito un rovescio e il padre è stato costretto a dare in affitto la propria tenuta all'Ammiraglio Croft.
Ma un giorno l'Ammiraglio riceve la visita del proprio cognato, un affermato e facoltoso capitano di marina: è Frederick, e questa volta, otto anni dopo, Anne ha la sua seconda occasione. Ultimo e più maturo romanzo della Austen, Persuasione contiene un impareggiabile ritratto della provincia inglese d'inizio Ottocento e, attraverso la contrastata vicenda della protagonista, una intensa polemica antiaristocratica.

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Giudizio personale: 5/5

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Una bella rivisitazione in chiave moderna di Persuasione è Persuade me, di Juliet Archer.

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Da Persuasione è stato tratto, nel 1995, un film omonimo diretto da Roger Michell e con Amanda Root nel ruolo di Anne e Ciaran Hinds in quello del Capitano Wentworth.


 Il film è molto aderente al romanzo e mi piace tantissimo. Certo, al pubblico odierno Amanda Root può sembrare più grande di una donna di ventisette anni, ma è capace di espressioni che la fanno sembrare una bambina, e mi piace nelle scene in cui tira tira fuori quella parte di Anne spesso nascosta ai più e sempre in famiglia, l'entusiasmo e il piacere, ad esempio, nell'incontrare i Croft a Bath.


Il resto del cast mi sembra perfetto, ad eccezione, forse, di Phoebe Nicholls nel ruolo di Elizabeth Elliot, non perché l'attrice non si a brava, tutt'altro, ma perché mi è sembrato che con lei si sia voluto utilizzare il cliché della sorella che, essendo "cattiva", debba essere necessariamente anche più brutta della sorella "buona" (cosa che non accade nel romanzo, dove Elizabeth è descritta come molto più carina di Anne).


I personaggi sono tutti molto ben caratterizzati, in particolare Mary (Sophie Thompson). La fisicità dell'attrice ed il modo in cui è stato scritto il suo ruolo, ci offrono il ritratto di una donna vittimista, orgogliosa e ipocondriaca (in poche parole, insopportabile), che sembra davvero appena uscita fuori dalle pagine del romanzo austeniano.


Nel film si è riuscito a dare anche molto spazio ai Croft, e a descrivere il loro rapporto sereno e la loro complicità, nonché la simpatia dell'Ammiraglio.


Molto particolare Lady Russell riguardo all'aspetto fisico: durante la lettura del libro io la immagino sempre più anziana e con abiti più tradizionali, mentre nella pellicola mi appare ogni volta piuttosto... "esotica" (i suoi copricapi, in realtà, sono molto simili a quelli sfoggiati da Mrs Croft. Non so se si trattasse o meno di una moda del momento, ma, nel caso della moglie dell'Ammiraglio, mi sembrano più adatti a causa della sua vita spesa per gran parte in viaggio in luoghi molto lontani, e con usi e costumi diversi dall'Inghilterra della Reggenza). 


Ciaran Hinds mi sembra invece perfetto nel ruolo del Capitano. E' credibile nelle vesti di uomo di mare, ed è capace di rendere appieno, di volta in volta, l'imbarazzo, il rancore, la gelosia, "l'agonia e la speranza".


Molto bella la scena della lettera, ma in generale tutte le scene che vedono insieme i due protagonisti. 
Come il romanzo, il film è capace di trasmettere allo spettatore emozioni molto diverse. Unico momento che mi fa un po' arricciare il naso è quello in cui Anne letteralmente rincorre il Capitano che sta andando via durante il concerto, attirando l'attenzione di molti degli astanti. La scena in sé non è brutta e comunica il senso di disperazione di Anne, solo pochi minuti prima così felice, e la rabbia, la gelosia e il rancore di nuovo affiorato di Wentworth, tuttavia ogni volta che guardo il film, ho sempre l'impressione che una Miss, a quei tempi, non si sarebbe mai comportata in tal modo.

Alcune foto promozionali




La scena della lettera:
video


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E' del 2007, invece, un nuovo adattamento della ITV.


Sally Hawkins è Anne e Rupert Penry-Jones interpreta Frederick Wentworth, mentre i fan di Buffy, the Vampire Slayer riconosceranno, nei panni di Sir Walter Elliot, Anthony Stewart Head, per molti anni l'Osservatore Rupert Giles nello show di Joss Whedon.


Il film non mi è piaciuto per niente. Probabilmente ci si voleva discostare dall'adattamento del 1995, ma in questo modo si sono prese le distanze anche dal romanzo austeniano.
I personaggi non sono indagati a fondo; un esempio lampante è Mary, la cui caratterizzazione mi era tanto piaciuta nella pellicola precedente, mentre qui è solo un'ombra di quella che dovrebbe essere, o i Croft, a cui si dà pochissimo spazio. Inoltre per un po' ho fatto fatica a capire chi, tra le attrici che le interpretano, fosse Henrietta e chi Louisa, tanto sono superficiali e solo abbozzati i loro personaggi.


Anche molti eventi del romanzo originale subiscono delle variazioni: passi che siano i Croft a suggerire spontaneamente di portare con sé Anne sul calessino (a cui segue una scena invero divertente del Capitano che ce la issa a forza) o che Mrs Smith possa camminare e correre, ma mi è sembrato che alcune scelte abbiano davvero rovinato la storia. Mi riferisco a uno dei dialoghi più importanti (se non quello più importante, che permette il plot twist decisivo) di Persuasione, quello sulla differenza dei sentimenti tra uomo e donna e sulla loro costanza: qui, "traslato" a Lyme, avviene tra Anne e il Capitano Benwick e non tra la protagonista e il Capitano Harville, e, inoltre, ben lontano dalle orecchie di Wentworth.


La più deludente, però, è stata la scena della lettera. Questa, com'è logico, non viene scritta dopo lo scambio di opinioni suddetto, visto che non viene ascoltato dal Capitano. La lettera è recapitata a mano da Harville, ed Anne sembra letteralmente percorrere mezza Bath di corsa per dare la sua risposta a Frederick...

Il trailer in occasione dell'uscita del DVD:

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Di Persuasione si parla anche nel film La casa sul lago del tempo (che è esso stesso una storia sull'attesa), con Sandra Bullock e Keanu Reeves.


Il romanzo è quello preferito dalla protagonista, Kate,che lo dimentica alla stazione (e ciò permette a lei e ad Alex, il protagonista maschile, di vedersi per la prima volta);


ne parla con Alex durante una festa di compleanno,

 

e lo tira fuori da un nascondiglio sotto un'asse del pavimento, come un tesoro, quando la sua vita sembra aver perso smalto (e amore).


giovedì 21 agosto 2014

L'ira della mummia e La resurrezione della mummia

Autore: Anthony Wylm
Titolo originale: L'amant de la momie

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Lessi per la prima volta questo libro molto tempo fa, quando ero ragazzina, e ricordo che mi piacque molto, così come ricordo che restai molto delusa dal fatto che la storia, nell'edizione della Newton, è monca della
seconda parte, con cui si conclude.
Avendola recuperata dopo una ricerca, ho riletto la storia di Wylm... e purtroppo questa volta l'ho trovata solo un bel raccontino su una mummia disposta a tutto pur di raggiungere il proprio scopo, ma nulla più.
Ciò che mi ha colpito questa volta, e che non avevo notato allora, è lo stile assolutamente ironico e piacevole dello scrittore, che non esita a prendere in giro il Capo del Dipartimento o a farci sorridere di tutti gli altri personaggi e dell'intera società.
Il volume parla di una mummia che, portata illegalmente in Inghilterra, rende la vita difficile a chiunque la possieda (semplici rumori notturni, canti, vetrine infrante, fino a malattie, ossa rotte e chi più ne ha più ne metta), non solo allo scopo di essere riportata nella sua terra d'origine, come può inizialmente sembrare, ma per l'umilissimo desiderio di risorgere e ricongiungersi al suo amato, rinato nel corpo di uno dei personaggi.
La seconda parte, che seguiva la prima in una vecchia edizione dal titolo "Nefer-si risorta" e contenuta nella
più recente raccolta "Storie di mummie" a cura di Gianni Pilo, è di sicuro molto più godibile e interessante della prima.
Nefer-si (questo il nome della principessa egiziana diventata poi mummia) e il suo amato combattono, abbandonando i loro corpi ed allontanandosi nel tempo e nello spazio, contro i sacerdoti che vorrebbero impedire alla mummia di risorgere.
I combattimenti, purtroppo, sono brevi e descritti piuttosto superficialmente. Di certo, se avessero occupato più pagine, la storia sarebbe stata molto più emozionante e memorabile.
Il finale non mi è piaciuto granché, Nefer-si non mi è risultata molto simpatica, e vederla riuscire nella sua impresa a scapito di un altro personaggio mi ha fatto storcere il naso.
La storia può essere comunque un buon passatempo, soprattutto per chi cerca un libro breve, che si legga in fretta e che sia carino senza essere impegnativo.

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Quarta di copertina: In una delle sale di reperti egiziani di un museo di Londra, si verificano degli eventi assolutamente fuori dal normale. Gli spostamenti di gioielli da una teca all'altra, i gemiti, i clangori notturni, strane visioni che i guardiani prendono per allucinazioni, fanno tutti capo alla mummia di un'antichissima Principessa egiziana, il cui sarcofago è stato donato al museo da un Lord incapace di sopportare più a lungo gli eventi soprannaturali che hanno origine da questa mummia. Ma qual è il motivo che scatena l'ira della mummia? E, soprattutto, esiste un qualche modo per calmarla?

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Giudizio personale: 2/5


venerdì 15 agosto 2014

Morto per il mondo

Autrice: Charlaine Harris
Titolo originale: Dead to the world
Volume: 4 di 13

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Morto per il mondo è il quarto volume del ciclo di Sookie Stackehouse. Pur non essendo divertente come il romanzo precedente, è comunque leggero e piacevole, come ho già scritto, l'ideale dopo una giornata faticosa o se si vuol staccare il cervello per un po'.
La storia è probabilmente la migliore fino ad ora - sempre restando nell'ambito dei romanzi del ciclo, che a dire il vero sono su un livello qualitativo piuttosto basso -, ma con eventi che si susseguono molto velocemente e mai troppo approfonditi.
Lo stile è davvero molto semplice - spesso anche troppo -, ma è adeguato al narratore, ovvero Sookie, per sua stessa ammissione "poco istruita ma non stupida".
La storia delle streghe è carina, ma, come ho già detto, molto poco approfondita; mi è piaciuta l'incursione a Hotshot, così come la temporanea alleanza tra vampiri e mannari e la perdita di memoria di Eric (che, pur spersonalizzato, sembra un compagno migliore di Bill). Ho invece trovato ridicola la fata.
Aspetto positivo di questi romanzi, è il fatto di non prendersi per niente sul serio. Sono brevi - si leggono in circa due serate - e strappano qualche sorriso divertito.
Un vero guilty pleasure.

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Trama: Sookie Stackhouse è una cameriera di un bar di una piccola cittadina della Louisiana, è simpatica e svolge bene il suo lavoro, ma conduce una vita isolata perché non tutti apprezzano il suo particolare talento: quello di poter leggere nella mente degli altri. I vampiri però hanno una mente difficile da decifrare, e forse per questo Sookie ha un debole per loro. Così, quando nel tornare a casa dal lavoro, si imbatte in un vampiro che sta correndo nudo lungo la strada, lei non si limita a tirare dritto. Sookie sa benissimo chi è: Eric, spaventoso, sexy... e morto... come lo era il giorno in cui lo ha conosciuto, solo che adesso soffre di amnesia. Questo nuovo Eric è dolce, vulnerabile, e ha bisogno dell'aiuto di Sookie, perché chi gli ha tolto la memoria, chiunque sia, adesso vuole privarlo anche della vita. Ma il pericolo più grande lo corre il cuore di Sookie, perché questo nuovo Eric, più dolce e gentile, è una persona a cui è molto difficile resistere.

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Giudizio personale: 3/5

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Volumi precedenti:
- Finché non cala il buio
- Morti viventi a Dallas
- Il club dei morti

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[attenzione: SPOILER sulla quarta stagione di True Blood]


Da Morto per il mondo è stata tratta la quarta stagione di True Blood, secondo me la peggiore tra le prime quattro, che mi ha fatto momentaneamente smettere di guardare lo show e riprendere la lettura dei libri, per capire se almeno nei romanzi ci fosse qualcosa di meglio...


La storia di Eric che perde la memoria è carina, ma le scene tra il vampiro e Sookie sotto la doccia/neve sono visivamente molto brutte e decisamente imbarazzanti.





La storia di Jason e le pantere mannare a Hot Shot è davvero orrenda e noiosa (molto meglio nel romanzo), e mi è sembrata interminabile. Non mi è piaciuta nemmeno la strada presa dalla relazione tra Jessica e Hoyt e la scelta finale della vampira, così come potevano essere cassati tutti gli eventi riguardanti Tommy e la famiglia d'origine di Sam.


Terry e Arlene sono sempre molto divertenti, ma la storia del bambino, che pareva promettere molto, mi ha delusa.


Il big bad di questa stagione è Marnie, una strega posseduta dallo spirito di un'altra antica strega. Inizialmente sembrava interessante, la storia della possessione e del passato della donna morta mi piacevano, ma poi tutto si è risolto in modo molto prevedibile, stupido e deludente.


Le cose che più mi sono piaciute sono state l'assenza iniziale di Tara, la sua morte nell'ultimo episodio (anche se di sicuro non si tratterà di un addio), l'uscita di scena di Debbie, e finalmente quella di Tommy, Joe Lee e Melinda. E non è un buon segno se le cose migliori di uno show sono le morti dei suoi personaggi...


lunedì 11 agosto 2014

I guerrieri del ghiaccio

Autore: George R.R. Martin
Titolo originale: A dance with dragons - Book five of A Song of Ice and Fire
Volume: 10 di 12

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[attenzione: qualche piccolo SPOILER]

Già dalla postfazione del volume precedente, avevo pensato che fosse un azzardo escludere da un libro tutti i personaggi e le vicende di Approdo del Re ed includere solo i POV di Jon, Tyrion, Daenerys, Bran, Reek e Davos.
Ed infatti, almeno per quanto mi riguarda, questo è stato il volume più noioso dell'intera saga, anche se credo sia quello scritto meglio. Questa volta ho infatti apprezzato davvero molto lo stile di Martin, non so se perché sia effettivamente migliorato, o se perché la noia ispiratami dalle vicende raccontate mi abbia portato a concentrarmi più sulla scrittura che sugli eventi.
Tanto di cappello come sempre al Prologo, in cui l'autore sembra creare dal nulla mondi e personaggi, che, seppur sconosciuti, sono sempre profondissimi.
Riguardo al resto della storia, paradossalmente i capitoli dedicati a Jon (che, come ho spesso scritto, è un po' la mia spina nel fianco) mi sono sembrati i migliori. Mi sarei quasi messa a saltare dalla gioia e dall'entusiasmo quando il bastardo di Ned Stark ha giustiziato Janos Slynt! Finalmente! Non vorrei sbagliarmi, ma penso che il ragazzo stia imboccando una strada interessante.
Il personaggio di Tyrion, invece, che è sempre stato uno dei migliori, risulta, come è d'altronde giusto, molto affetto da ciò che ha fatto al proprio genitore, ma questo gli ha fatto perdere smalto. Al di là della sua lingua sempre tagliente, l'ho trovato spesso noioso, e mi duole dire che non mi importa granché di dove sia finito adesso.
Bran incontra finalmente il suo corvo dai tre occhi, e sono curiosa di sapere cosa succederà, mentre Daenerys continua a trovare problemi nel governare Meeren e viene indirizzata verso un matrimonio che mi fa storcere il naso (proprio adesso che una frotta di pretendenti ha intrapreso un lungo viaggio per raggiungerla). Leggendo i suoi POV, più che in ogni altro volume, ho avuto l'impressione che tutta la storia non sia altro che questo: una lunga attesa che lei salga sulla "sedia di ferro".
La vicenda del Principino redivivo è stata una bella sorpresa (di cui, purtroppo, avevo inavvertitamente letto solo alcuni giorni prima di imbattermici nel libro), ma per la prima volta non sono stata contenta dell'aggiunta di un nuovo personaggio alla saga.
Temevo un po' i capitoli dedicati a Theon, ora Reek, visto il lungo minutaggio dedicato alla - noiosa - vicenda nella seria tv, e sono stata contenta che nel romanzo tutto sia stato condensato in poche pagine.
Sempre profondo il personaggio di Davos.
I guerrieri del ghiaccio è purtroppo una sorta di scivolone nell'economia della saga, e per la prima volta, leggendo, ho provato un senso di frustrazione. Speriamo che la sua seconda parte, I fuochi di Valyria, presenti un netto miglioramento. Staremo a vedere.

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Quarta di copertina: La "vittoria" del leone di Lannister ha lasciato un'interminabile scia di sangue e il destino dell'intero continente occidentale è di nuovo in bilico. Sulla remota Barriera di ghiaccio il temerario Jon Snow è costretto a difendere con la spada il suo rango di lord comandante dei Guardiani della notte. Al di là del Mare Stretto, mentre l'intrepida giovane regina Daenerys Targaryen continua a difendere il proprio dominio contro orde di nemici, dalle ombra del passato riemerge il furore fiammeggiante della sua stessa nobile casa. Il fuga verso le città libere, coinvolto suo malgrado in un complotto, Tyrion Lannister, l'astuto Folletto regicida e parricida che tutti sembrano volere morto, potrebbe in realtà essere la chiave di volta della restaurazione della mai realmente estinta dinastia del Drago. Lanciato in una pericolosissima ricerca lungo un fiume tanto leggendario quanto letale, Tyrion è costretto ad affrontare avversari inaspettati e sanguinari: infidi mercenari pronti a tagliare qualsiasi gola per una sacca di conio, un principe di Dorne incline agli intrighi e un cavaliere maledetto deciso a riconquistare l'onore perduto.

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Giudizio personale: 3/5

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Volumi precedenti:
Il trono di spade
Il grande inverno
Il regno dei lupi
La regina dei draghi
Tempesta di spade
I fiumi della guerra
Il portale delle tenebre
Il dominio della regina
L'ombra della profezia

lunedì 4 agosto 2014

Heat wave - Citazioni

" - La mia faccia non svela nulla - disse il giudice.
- Non sei tu che sveli, è lei che coglie -. "

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" "Gratificazione ritardata" era una frase che le veniva in mente spesso, di solito evocata come mezzo per placare qualche rara vampata di rabbia per quello che faceva al posto di quello che avrebbe preferito fare. O che vedeva fare ad altri. "

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" Una giovane coppia passeggiava sul prato mano nella mano e senza volerlo Nikki fermò l'auto e li osservò, due  persone semplicemente insieme, con tutto il tempo del mondo a disposizione.
Quando un moto di malinconia le si agitò dentro, lo schiacciò con una lenta pressione dell'acceleratore. "

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" In quel momento [...] non voleva pensare. Voleva essere. "

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" ... che succede quando lo strato protettivo che hai sviluppato per riparare la parte più vulnerabile di te diventa talmente impenetrabile che neanche tu puoi raggiungere più quella parte? "

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Qui la scheda del libro

venerdì 1 agosto 2014

La ragazza che giocava con il fuoco

Autore: Stieg Larsson
Titolo originale: Flickan som lekte med elden

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La ragazza che giocava con il fuoco è il secondo capitolo della trilogia Millennium, e mi è piaciuto più del primo, soprattutto perché gli eventi ruotano intorno ad una - se non l'unica - protagonista principale, Lisbeth Salander, accusata di duplice e poi triplice omicidio.
Lo stile mi piace, così come la sensazione di leggere una storia scritta da qualcuno che sa davvero di cosa sta parlando (in questo caso, del traffiking).
Ed è un pregio, secondo me, che l'azione cominci a circa 200 pagine dall'inizio del libro, senza che ciò che la precede annoi o stanchi il lettore, anche se ho trovato a volte eccessivamente ansiogeno il piano dell'avvocato Bjurman di far del male a Lisbeth (ma probabilmente solo perché ho letto il romanzo in un momento sbagliato).
Forse è proprio la parte centrale del romanzo quella che mostra di più il fianco: l'assenza di Lisbeth si sente, e si sente parecchio, ed ho trovato a volte molto noiose le pagine dedicate al distretto di polizia, anche se ho pensato che lo scrittore sia stato davvero bravo a rendere detestabili quei personaggi - uomini - insopportabilmente ignoranti e misogini.
Una cosa che mi ha colpito è il fatto che la rivelazione probabilmente più importante del romanzo, concernente uno dei personaggi - ed in particolare la sua relazione con uno dei protagonisti -, sia stata messa lì quasi con noncuranza, non posta alla fine del capitolo, né tanto meno "urlata", come forse mi sarei aspettata. Mi chiedo se ciò dipenda dalla "provenienza" del romanzo (non ho letto altri scrittori svedesi) o allo stile di Larsson.
Il finale è forse un po' tirato per i capelli, a tratti (penso, ad esempio, all' "impresa" di Mikael Blomkvist contro il gigante biondo), ma il romanzo ha comunque il pregio di tentare di andare dritto alle radici del male e di far riflettere, e questo mi piace sempre. Molto.

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Trama: Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell'Est. L'inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all'uomo: l'attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, "così impeccabilmente competente e al tempo stesso così socialmente irrecuperabile", ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un'indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne". È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium Trilogy, un thriller serrato che all'intrigo diabolico unisce un'acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile.

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Giudizio personale: 4/5

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Volume I: Uomini che odiano le donne