domenica 27 aprile 2014

Io, Lancillotto - Il cavaliere di Artù

Autore: Jack Whyte
Titolo originale: Clothar the Frank
Volume: 1 di 4

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Il cavaliere di Artù è il primo volume di una quadrilogia - purtroppo al momento difficilmente reperibile - avente per protagonista quello che sarebbe poi diventato il più famoso dei cavalieri della tavola Rotonda.
Il romanzo comincia con un Lancillotto ormai anziano, che si reca in Britannia per mantenere una promessa fatta anni prima all'amico Merlino, e devo ammettere che questa prima parte è proprio quella che mi ha conquistato per quanto riguarda lo stile, che, a tratti, ho trovato addirittura poetico.
Durante il viaggio di ritorno in Gallia, Lancillotto narra ad uno dei suoi figli, colui che lo ha accompagnato, la propria storia, perché i suoi figli "sapevano che" era "stato al fianco di Artù, re della Britannia, che" era "stato uno dei suoi cavalieri e uno dei suoi più cari amici. Ma nulla sapevano del ruolo che" aveva "giocato nella sua rovina, nella fine di Camelot, nella scomparsa di Excalibur".
La storia, però, comincia molto prima che Lancillotto incontrasse Artù, comincia quando il futuro cavaliere si chiamava Clothar, ed era solo un ragazzino di dieci anni che pensava di essere figlio di Ban, sovrano di Benwick.
Ma una notte il re gli racconta la verità, gli svela le sue vere origini, e così, grazie al suo racconto e a quello di Culderico, assistiamo allo spiegarsi di una storia nella storia, quella dei veri genitori di Clothar, la storia di un tradimento ed un assassinio che probabilmente giocherà un importantissimo ruolo nei volumi successivi.
Il romanzo segue poi Clothar ad Auxerre, dove, nella scuola del vescovo Germano, impara, tra le altre cose, l'arte della guerra, cresce, e diventa fidato amico Di Stefano Lorco, con il quale vive la sua prima, reale, e purtroppo tragica avventura - probabilmente la mia parte preferita dopo quella iniziale -.
Il volume si conclude con la scoperta di un nuovo assassinio, e di un'incombente minaccia che grava sul regno di Benwick...
Il romanzo mi è piaciuto molto, l'ho trovato interessante, mai noioso, ben scritto, con una buona dose di avventura, intrighi e tradimenti. Non vedo l'ora di leggere il seguito, di conoscere i personaggi di Artù e Merlino, e di scoprire se e quanto la saga farà uso della magia.

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Quarta di copertina: E' Lancillotto, il più famoso e affascinante cavaliere di tutti i tempi, a raccontare la sua storia e quella del leggendario regno di Camelot.
Un romanzo potente ed epico, firmato da un autore che ha conquistato milioni di lettori.

"Abbagliante. Una straordinaria lettura della leggenda di Artù." Publishers Weekly

" Coloro che amano la storia di Artù e della Britannia devono leggere questo libro. Non resteranno delusi." The Telegram

" Uno splendido mix di realtà storica e leggenda." La Stampa

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Trama: Un vecchio cavaliere franco, accompagnato da una scorta di giovani guerrieri, attraversa lo Stretto della Manica e sbarca a Glastonbury. Non molti anni prima in quelle terre sorgeva il meraviglioso regno di Camelot, il dominio di Artù, la patria della nobiltà.
Il vecchio cavaliere conosce bene questi luoghi: lì ha passato gli anni migliori della sua vita, lì ha combattuto, ha sofferto, ha amato. Perché lui è Lancillotto, il cavaliere che gli abitanti della zona chiamavano "il Franco". Ed è tornato per onorare una promessa: dare degna sepoltura all'amico Merlino e recuperare Excalibur, la mitica spada di Artù. Questo è il suo modo di riscattarsi da un tradimento che chiunque altro avrebbe pagato con la vita.
Ma sa che non basta: deve fare qualcosa affinché la splendida epopea di Camelot non venga dimenticata. Tornato in Gallia, decide di scrivere la sua storia, sin da quando era un giovane franco spavaldo e coraggioso che tutti conoscevano come Clothar, figlio di Ban. E quel giovane non sapeva ancora nulla del destino che lo attendeva. Un destino di guerra e di amore, di passione, di amicizia e sangue: il destino dell'uomo che sarebbe diventato il più caro amico di Artù, e il suo traditore.

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Giudizio personale: 5/5

domenica 20 aprile 2014

Buona Pasqua!


lunedì 14 aprile 2014

L'altra verità - Diario di una diversa

Autrice: Alda Merini

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Diario di una diversa è il racconto dell'esperienza - terrificante - vissuta da Alda Merini in manicomio.
Benché alla fine del libro si legga che "il vero Diario non è mai stato scritto" e che "i fatti sono simbolici", credo che ciò che vi è raccontato - che sia successo o meno - incarni comunque quel che la poetessa ha vissuto e patito nella struttura, mentre alcune frasi lasciate senza seguito ed altre affermazioni che contraddicono quanto sopra mi fanno pensare che qualcosa di vero ci sia.
Ma non è questo ciò che importa. La cosa terribile è che episodi del genere siano davvero successi a migliaia di persone.
Mi aspettavo, nel leggere il Diario, di ritrovarvi rabbia, o rancore, invece tutto è raccontato con la massima semplicità e, direi, serenità, probabilmente perché cose così orribili non hanno bisogno di nient'altro per colpire la sensibilità altrui se non di se stesse. 
In particolare, mi ha stupito che, in quella situazione, la scrittrice riuscisse ancora ad amare la vita, si aspettasse che qualcosa di bello le capitasse e avesse voglia ancora di amare e innamorarsi. Ritroviamo, tra elettroshock, torture e orribili condizioni di vita, tanto affetto e tanta umanità da parte di quelle persone bollate come "pazze". Mi ha colpito, riguardo a ciò, il fatto che la scrittrice racconti che molto spesso, nel manicomio, riceveva da qualcuna delle altre ricoverate un bacio della buonanotte, mentre fuori, tra i "sani", quel bacio non lo ha mai più ricevuto. 
Si tratta di un libro molto breve, che si legge in fretta, ma densissimo di pathos. Commuove, stupisce, fa arrabbiare. Un viaggio nell'inferno raccontato da chi c'è stato.

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Quarta di copertina: " Di rado è stata più fermamente sperimentata la qualità empirea della parola impegnata nella ricognizione dell'inferno; la felicità di questo testo di Alda Merini non è altro che l'incontro con la perfezione del dolore; la salvezza è il battesimo verbale della disperazione ". Giorgio Manganelli

Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire". Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".

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Giudizio personale: 3/5

domenica 6 aprile 2014

Una piccola parte di me - Citazioni

" [...] mi ha salvato dal mio eterno rimuginare. L'unico modo di combattere il dolore è tenersi occupati ".

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" Questo mondo è un miracolo. Mi sorprende quando gli altri se lo dimenticano... "

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" Non prese il Prozac, perché se lo avesse fatto tutto sarebbe ritornato come prima, quando non provava niente... "

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" Dicono che i genitori amino i propri figli nello stesso modo. Non è vero".

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" Che aspetto ha un cuore non amato? "

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" Non serve conoscere ciò che è successo in passato ".

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" Preoccupato com'era di tenerli nella bambagia, non si accorgeva che la stava soffocando ".

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" Quella che chiamiamo casa è diversa per ciascuno di noi ".

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" Si augura che un miracolo possa cambiare il suo passato ".

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" Come fa un giudice a sapere se la mia mamma è brava o no? Mica la conosce ".

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" Solo perché è tuo padre non significa che sia migliore di quello che è ".

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Qui la scheda del libro

venerdì 4 aprile 2014

Dearly beloved

Autore: Lewis Whelchel

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[attenzione: SPOILER]

Dearly beloved è una variation del famoso romanzo di Jane Austen Orgoglio e Pregiudizio, in cui, purtroppo, la cara Jane non supera la malattia provocatale dall'andare a cavallo, sotto la pioggia, da Longbourn a Netherfield. Mi è sembrata, questa, una scelta coraggiosa - che mi ha anche indotto a leggere il libro - perché Jane, oltre ad essere un personaggio piuttosto importante nella storia, è anche uno dei più buoni, o probabilmente il più buono che si possa ritrovare in letteratura.
Le scene che riguardano i giorni precedenti alla sua morte sono davvero strazianti ed emozionanti, ma, dopo la dipartita della maggiore delle Bennet, comincia una serie di eventi che mi hanno fatto un po' storcere il naso.
Innanzitutto, Mrs Bennet incolpa Elizabeth della morte della sorella, e la bandisce da casa. Neppure il signor Bennet può nulla contro la decisione della moglie, e per il proprio carattere, e perché minacciato dalla consorte, che gli fa temere uno scandalo che rovinerebbe irrimediabilmente le figlie più piccole.
Ora, è plausibile, anzi, certo, che Mrs Bennet avrebbe incolpato chiunque altro della morte di Jane fuorché se stessa, ma non credo che avrebbe mai e poi mai cacciato di casa Elizabeth. E' un personaggio che ama profondamente le sue figlie - e le sue azioni e i suoi comportamenti nel romanzo originale sono in gran parte "giustificati" dalla preoccupazione per l'avvenire delle ragazze -, e non avrebbe perso Lizzy dopo aver perduto irrimediabilmente Jane. Così come non si sarebbe recata a Pemberley da sola - azione già di per sé improbabile - per insultare la figlia e Georgiana, e per tentare di convincere Mr Darcy a non sposare Lizzy, a suo dire non meritevole di tale unione.
Mi è parso anche un po' esagerato l'episodio in cui Elizabeth cade in una sorta di stato catatonico, espediente affinché Mr Darcy le confessi il suo amore, a torto convinto che lei non possa sentirlo.
Troppo lunghe anche alcune scene tra i due, come quella in chiesa, mentre l'amore tra Georgiana e Bingley pare a tratti forzato e voluto dai due, più che sentito, anche se mi è piaciuta la differenza tra il sentimento che unisce Lizzy e Darcy, più passionale, e quello tra Georgiana e Bingley, più delicato.
Il romanzo, però, presenta anche degli aspetti positivi: è una bella novità che Lizzy vada a vivere a Pemberley e che la sua fiducia in Darcy cresca di giorno in giorno, e mi è piaciuto anche il personaggio di Georgiana, che ho trovato veramente adorabile.
Piuttosto improbabile, invece, il ruolo di "matchmaker" di Mr Bennet, e il fatto che molto spesso sia Elizabeth, nella coppia, a fare il primo passo.
Come accade in molte altre variation, Mary sposa Mr Collins, che ama e da cui è riamata, cosa che mi fa sempre piacere.
Grande assente Lady Catherine, zia di un Mr Darcy che sì, mette in campo tutte le proprie risorse affinché Wickham sposi Lydia ed Elizabeth non sia investita dallo scandalo, ma che neppure per un attimo viene sfiorato dall'idea che l'unione che tanto desidera, possa portare disonore alla sua famiglia a causa della posizione sociale della futura moglie.
Tutto sommato, Dearly beloved si è comunque rivelato una lettura piacevole, che ha fatto rivivere per qualche pomeriggio i sempre amati personaggi di Orgoglio e Pregiudizio.

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Trama: Dearly Beloved – inspired by the characters in Jane Austen’s “Pride and Prejudice”

Sometimes people do “die of little trifling colds,” and a tragedy at Netherfield destroys the harmony between Elizabeth Bennet and her family. As she begins her mourning under the protection of Mr. Bingley and struggles to heal from the pain of losing her beloved sister Jane, Elizabeth discovers a new source of hope in Mr. Darcy. His pride is overcome by her vulnerability, and his eyes are opened to her endearing qualities. Can he console her during the year of mourning and win her love and hand at the end of it? Will Charles Bingley, whose heart is broken, ever find love again?


Dearly Beloved - Ispirato ai personaggi di "Orgoglio e Pregiudizio" di Jane Austen

A volte le persone muoiono per un "piccolo, irrilevante raffreddore", e la tragedia a Netherfield distrugge l'armonia tra Elizabeth Bennet e la sua famiglia. Mentre comincia il suo lutto sotto la protezione di Mr Bingley e combatte per guarire dal dolore della perdita della sua amata sorella Jane, Elizabeth scopre una nuova fonte di speranza in Mr Darcy. L'orgoglio di lui è sopraffatto dalla vulnerabilità di lei, e i suoi occhi sono aperti alle tenere qualità della giovane.
Può lui consolarla durante l'anno di lutto e conquistare il suo amore e la sua mano alla fine di esso? Charles Bingley, il cui cuore è spezzato, troverà mai di nuovo l'amore?

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Giudizio personale: 3/5

martedì 1 aprile 2014

Il Club dei morti

Autrice: Charlaine Harris
Titolo originale: Club dead
Volume: 3 di 13

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Il Club dei morti è il terzo volume della serie di Sookie Stackhouse.
Ho notato un ulteriore miglioramento rispetto a Morti viventi a Dallas, ma, soprattutto, questo romanzo è divertente, davvero l'ideale da leggere dopo una giornata faticosa.
Viene qui introdotto il personaggio di Alcide, che ho trovato veramente adorabile, tanto da chiedermi cosa ci trovi ormai Sookie in Bill, ma anche in Eric, e da sperare in un futuro tra la biondina e il licantropo.
Facciamo la conoscenza anche di Russel Edginton, il re del Mississippi, un personaggio interessante che spero di incontrare nelle storie successive, di Franklin Mott, che, invece, mi auguro che non sia più citato (la sua versione telefilmica me lo ha reso ormai irrimediabilmente detestabile), e di Lorena, la creatrice di Bill. Proprio riguardo alla vampira, sono stata un po' delusa dalla scena del combattimento, troppo breve, veloce e "semplice", mentre ho trovato davvero terribile l'episodio tra Sookie e Bill nel bagagliaio, è stato veramente brutto da leggere.
Mi ha fatto invece sorridere la differenza tra la Pam dello show televisivo, una vamp dal trucco pesante e dall'abbigliamento sopra le righe, e quella cartacea, il cui "abbigliamento [...] rientrava nell'anonimità medioborghese" ed "evitava il nero per i colori pastello".
Divertentissimo Bubba nella sua ingenua semplicità.

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Trama: C'è soltanto un vampiro con cui Sookie Stackhouse abbia dei rapporti (almeno volontariamente), e si tratta di Bill. Di recente, però, lui si è mostrato un po' distaccato, distante, addirittura se n'è andato in un altro stato ed è irreperibile. Eric, il sinistro e sensuale capo di Sookie, ha qualche idea di dove possa essere, e prima ancora di rendersene conto, Sookie si ritrova spedita a Jackson, nel Mississippi, per mescolarsi alle creature del sottobosco urbano non umano che frequentano il Club Dead, un localino pericoloso dove i membri dell'elitistica società dei vampiri possono andare a svagarsi e a succhiare un po'di sangue di gruppo zero. Quando alla fine riesce a trovare Bill sorpreso a commettere un grave atto di tradimento, Sookie però si trova indecisa se salvarlo o cominciare ad appuntire qualche paletto.

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Giudizio personale: 3/5

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A Il Club dei morti è ispirata la terza stagione di True Blood, a partire dalla quale, a mio parere, è cominciata la parabola discendente della serie televisiva.


Il big bad della stagione è Russel Edginton, re del Mississippi, solo abbozzato nel romanzo, ma molto ben caratterizzato nello show, in cui tutto ciò che lo riguarda, dall'abbigliamento, al modo di esprimersi, all'immensa abitazione, è particolare e peculiare.


Sono state molto interessanti le questioni politiche del mondo dei vampiri, presto però fagocitate da storyline noiose e del tutto inutili.
In primis, quella riguardante la famiglia di Sam, di cui avrei fatto volentieri a meno, seguita dalle vicende di Jason che vuole entrare in polizia, e Jason che incontra Crystal (ma circa questo argomento, il peggio è ancora tutto da venire).
Ho trovato molto carini Jessica e Hoyt e Terry e Arlene, mentre, come ho già scritto sopra, ho detestato profondamente il vampiro Franklin per tutte le violenze che impone a Tara. Terribile.


Nello show, si scopre che Bill stava facendo ricerche riguardo a Sookie e alla sua vera natura per conto della regina della Louisiana (mentre nel romanzo sta compilando una sorta di data base vampirico), e ciò porta a rivalutare tutta la storia tra i due - che, a dire il vero, non mi è mai dispiaciuta -, cominciata quindi solo grazie ad un inganno da parte del vampiro.
Imbarazzanti, a livello di fotografia, le scene aventi come protagoniste Sookie e Claudine.

Di seguito, il trailer ufficiale della terza stagione, e il link per raggiungere la versione con sottotitoli in italiano:




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Volumi precedenti:
- Finché non cala il buio
- Morti viventi a Dallas