martedì 23 dicembre 2014

Roma in fiamme

Autore: Franco Forte

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Il nome Nerone mi fa venire alla mente la figura di un imperatore nelle vesti di citaredo, che suona il suo strumento mentre, sullo sfondo, Roma brucia. Scena che, quasi sicuramente, non si è mai verificata nella realtà, come molte altre azioni attribuite all'ultimo sovrano della dinastia giulio-claudia, dalla fama di imperatore pazzo e sanguinario.
Di sicuro Nerone si macchiò di crimini orribili - non così inconsueti, nella storia dell'impero -, ma ebbe anche innegabili meriti, quale proprio la ricostruzione di Roma dopo il terribile incendio del 64 d.C.
In questo romanzo Franco Forte tende a sottolineare appunto questi ultimi, tanto che il libro avrebbe potuto intitolarsi "In difesa di Nerone", piuttosto che Roma in fiamme. Ma ciò non è un male, perché anche se ho provato tenerezza per quel ragazzino incompreso che avrebbe tanto voluto essere un artista di fama, o per quell'uomo che vuole rifiutare i premi ai giochi greci perché in fondo sa di non averli meritati, l'autore comunque non bypassa gli aspetti peggiori del carattere dell'imperatore, né nasconde le sue azioni crudeli, permettendoci di farci un'idea meno semplicistica di questo controverso personaggio.
La storia comincia nel 54 d.C., quando Nerone ha sedici anni e sua madre Agrippina sta complottando l'omicidio del marito, nonché zio, Claudio, e termina nel 68 d.C., con la morte di Nerone stesso.
La storia è interessante, mi piacciono le descrizioni dello stile di vita romano ai tempi dell'Impero, nonché quelle dei personaggi, come Tigellino, crudele e sanguinario, e Seneca, con cui l'autore è poco clemente. Siamo resi partecipi dei dubbi, delle paure, degli incubi dell'imperatore, lo osserviamo nel suo complicato rapporto con l'ambiziosa madre e nei pochi, dolci momenti passati con la figlioletta. Inoltre ho apprezzato molto la descrizione del popolo romano, quella folla avida di sangue e spettacoli, che pure amava - riamata - il suo imperatore.
Tuttavia il romanzo non mi ha mai catturato, ed ho impiegato molto tempo per terminarlo.
Ciò che mi è piaciuto meno è stata la sensazione che i vari eventi non fossero ben amalgamati, e che la storia si componesse piuttosto di tanti piccoli "quadretti" posti l'uno accanto all'altro.
Mi avrebbe interessato, per esempio, conoscere lo sviluppo di alcune questioni politiche di cui si parla, o sapere che fine abbia fatto Atte dopo la morte di Poppea. E' invece tutto funzionale al protagonista Nerone: qualsiasi evento o personaggio sono raccontati solo se toccano l'imperatore, poi spariscono d'improvviso e non se ne sa più nulla, lasciando purtroppo una sensazione d'incompiutezza e discontinuità.

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Quarta di copertina: Nessun personaggio storico è stato più misterioso, affascinante, temuto e odiato di Nerone. E forse nessuno è apparso più controverso. Raggiunto il potere per merito della madre Agrippina, che uccise il marito Claudio per fare posto al figlio, Nerone nei primi anni del suo impero dà corpo alle speranze che lo vogliono pronto a diventare, sotto la guida del filosofo Seneca, un saggio imperatore. Ma il suo destino vuole altrimenti e in breve le ombre del suo carattere emergono con violenza, fino al grande incendio di Roma, di cui si vocifera sia il mandante.
Con passione e competenza, Franco forte illumina di una luce nuova il personaggio di Nerone restituendoci, con la vividezza dei migliori romanzi storici, un indimenticabile racconto dell'imperatore che si credeva Apollo.
E, sullo sfondo, dipinge fin nei dettagli più minuti una Roma imperiale animata da pulsioni, passioni, intrighi, nel periodo di crescita più contraddittoria, ma anche più spettacolare, nella storia dell'Urbe.

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Giudizio personale: 3/5

domenica 30 novembre 2014

Persuaded

Autrice: Misty Dawn Pulsipher

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Persuaded è un retelling in chiave moderna del mio romanzo austeniano preferito, Persuasione.
La storia, che ha un prologo molto dolce, è per lo più ambientata in una sorta di villaggio vacanze privato a Old Lyme, Connecticut, in cui le strade non hanno nome, ma le casette monofamiliari si distinguono perché battezzate in modo diverso l'una dall'altra: abbiamo così Kelynch, dove vivono i Croft, e Uppercross, dimora dei Musgrove, che hanno ceduto per un'estate la loro casa ai figli Charles e Ella e alla nuora Mary.

La protagonista è Hanna, una maestra d'asilo ventottenne, che molto somiglia alla Anne Elliot di Persuasione, a cui vengono però risparmiati un padre vanitoso e anaffettivo e una sorella sprezzante (anche se i "Walter" ricorrono per un paio di volte nei discorsi di Maudelaine Russell, come insopportabili padre e figlia).
Il protagonista è invece Derick Wentworth, vincitore per tre volte dell'America's Cup, che accetta l'invito della sorella a Kelynch per trovare un po' di tranquillità e sfuggire ai paparazzi che lo tormentano dopo un suo ingiustificato abbandono di una delle gare.
E' proprio lì, però,che l'uomo si scontra con qualcosa, a prima vista, di ben peggiore dei fotografi: il suo passato, che tanto si era sforzato di dimenticare.
A questo punto, purtroppo, vi sono alcuni appunti da fare: il primo incontro tra i due, che tanto aspettavo, è stato deludente, privo di pathos, e il motivo per cui i protagonisti hanno rotto la loro relazione, ben dieci anni prima, potrebbe non essere condivisibile dai più.
A parte ciò, però, la storia è davvero emozionante ed oserei dire che crea dipendenza: sono rimasta sveglia anche di notte, senza accorgermene, dicendo a me stessa che ogni capitolo sarebbe stato l'ultimo, ma andando comunque avanti.
I personaggi di contorno sono riuscitissimi e ben delineati; fra tutti, ho trovato perfetta Mary, ipocondriaca, egocentrica e sempre dipendente dagli altri, ma anche davvero lievemente depressa, soprattutto a causa del suo vittimismo.

"If you combined a hypocondriac with a drama queen and a poorly functioning immune system, you got Mary."

Anche gli altri sono notevoli: l'indifferente Charles, che in fondo ama molto la moglie; il simpatico Adam Croft; l'amorevole Sophie, la superficiale Ella. Perfino Maudelaine, che pur compare poco, richiama parecchio la Mrs Russell del romanzo originale.
Mi è piaciuto molto il modo in cui è stato introdotto Eli, ovvero il corrispettivo del cugino Elliot, e davvero non avevo pensato a quale fosse la sua vera identità, che mi ha lasciata sorpresa.
I bambini, figli di Chrarles e Mary, sono veramente adorabili, così come è adorabile il fatto che il più grande, Cj, chiami la zia Hanna "Banana" (nonché Derick "Captain Wentworth").

Ciò che mi è piaciuto maggiormente del romanzo, è stato il fatto che non racconti solo di una seconda chance, ma quello a cui assistiamo è un vero e proprio re-innamoramento: i due protagonisti imparano a conoscersi di nuovo, e non possono fare a meno di sentirsi a casa l'uno con l'altra e di innamorarsi, così come Derick non può fare a meno di fare la corte ad Hanna anche se ha appena rotto con Ella, o di essere geloso di Benny (Benwick) e di Eli, ed Hanna non può fare a meno di pensare che lui non la guarderà più come faceva una volta.
Ci sono molte scene simpatiche con i bambini, o spiritose in cui Derick si diverte a prendere in giro Hanna, e naturalmente molte scene romantiche e molto dolci.

“You have this crazy notion that you’re not worth looking at—that you aren’t worth anything. But you don’t see what I see.” [...]
“I see someone so unforgettable that all these years later, I still can’t take my eyes off her.”

Unica nota un po' stonata del finale, che mi è dispiaciuta, il destino riservato ad Ella, la cui condizione sembra essere permanente, e l'egoismo di Benny, che pare quasi voglia fare di lei una copia della fidanzata perduta.
Malgrado ciò - ed il fatto che Hanna arrossisca troppo frequentemente - credo che Persuaded sia uno dei migliori retelling che abbia mai letto, e lo consiglio anche a chi non conosce Persuasione, ma abbia voglia di leggere una bella storia che sappia emozionare.

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Trama: Hanna Elliot had worn the ring faithfully at first. Some part of her still clung to the hope that all was not lost. As the days turned into weeks, she finally took it off and set it atop her dresser. When weeks gave way to months, the ring finally went back into its box, where it gathered dust until it was moved to Hanna’s unmentionables drawer. For the first few years, she had taken it out on the anniversary of the day she’d received it, allowing herself to wallow in what might have been. 

She had been all but stamped out of Derick Wentworth’s mind. 
Sure, he thought about her occasionally, especially on cloudless nights when he lay on the bow of the Laconia looking up at the stars. But as time went on, Derick began to feel grateful that it hadn’t worked out, for one thing was certain: if he ever did settle down, it would be with someone who knew her own mind. Someone who went after the thing she wanted without hesitation. Someone who would never allow herself to be persuaded otherwise. 


Hanna Elliot indossò l'anello con fiducia, all'inizio. Una parte di lei era ancora aggrappata alla speranza che non tutto fosse perduto. Mentre i giorni lasciavano il posto alle settimane, se lo tolse e lo ripose in cima all'armadio.
Quando le settimane divennero mesi, l'anello alla fine tornò nella sua scatola, dove accumulava polvere finché non veniva spostato dall'innominabile cassetto di Hanna. Per i primi anni, lei lo estraeva nell'anniversario del giorno in cui lo aveva ricevuto, permettendo a se stessa di crogiolarsi in ciò che sarebbe potuto essere.

Era tutto, fuorché uscita dalla mente di Derick Wentworth.
Certo, lui aveva pensato a lei occasionalmente, specialmente durante le notti senza nubi in cui era steso sulla prua della Laconia. guardando le stelle. Ma, mentre il tempo andava avanti, Derick cominciò a essere grato del fatto che non avesse funzionato, essendo certo di una cosa: se mai si fosse sistemato, sarebbe stato con una donna consapevole delle proprie opinioni.Qualcuno che avrebbe seguito ciò che voleva senza esitazioni. Qualcuno che non avrebbe mai permesso a se stessa di essere persuasa altrimenti.

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Giudizio personale: 5/5

domenica 23 novembre 2014

La favola di Eros e Psiche

Autore: Apuleio

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La favola di Eros e Psiche è il famoso racconto di Apuleio in cui la fanciulla Psiche, a causa della sua bellezza, incorre nell'ira della dea Venere, e si ritrova sposata ad un "mostro", che si rivelerà invece il bellissimo Eros, figlio della stessa dea, di cui però la protagonista non può mai vedere il volto. Istigata dalle invidiose sorelle, Psiche rompe una promessa fatta al suo sposo, e, per ritrovare l'amore, dovrà superare alcune prove a cui verrà sottoposta dalla vendicativa suocera.
La favola fa parte dell'opera Le Metamorfosi, anche conosciuta come L'asino d'oro, ma, a causa della sua estensione e della sua popolarità nel corso dei secoli, viene spesso proposta come racconto a sé stante.
Non posso dire che il libro mi sia piaciuto tantissimo, anche se la favola ha il suo fascino ed ha il merito di essere la capostipite di tantissimi altri racconti che ne hanno mutuato alcuni elementi: l'impossibilità di vedere un marito presente solo di notte nella fiaba inglese delle Tre piume - da non confondere con l'omonima dei fratelli Grimm -; le prove da superare e l'aiuto esterno in quella orientale di Joza e Janek, nonché la famosissima La bella e la bestia, nella cui versione originale sono presenti due sorelle invidiose.
La protagonista Psiche pecca spessissimo non solo di ingenuità ma, cosa più grave, di stupidità, mentre Venere mostra tutto il suo lato umano mostrandosi ora adirata, ora crudele, ora volgarotta, ma anche risentita per il fatto di dover diventare presto nonna!
A mettere nei guai Psiche è la curiosità, uno dei temi principali del racconto. Per questo, leggendo la favola, si è tentati di pensare che essa voglia insegnarci che essere curiosi è un male, e che questo istinto porti con sé punizioni ed infelicità. In realtà, a quanto pare, Apuleio si riferiva ad una "curiosità sacrilega", e cioè alla profanazione dei segreti iniziatici dei culti misterici. Gli studiosi cristiani, invece, videro nella favola un significato morale, consistente nel "divieto" di vedere lo sposo nudo.
Affascinanti i richiami alle leggi romane sul matrimonio, e soprattutto l' "incontro" con vari personaggi della mitologia.

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Quarta di copertina: " C'erano una volta in una città un re e una regina, che avevano tre figlie bellissime..."
Comincia così, nel più classico dei modi la favola di Eros e Psiche, una lunga digressione narrativa contenuta in uno dei primi "romanzi" della letteratura occidentale, le Metamorfosi, composto nel II secolo d.C. 
L'autore è Lucio Apuleio, rampollo di una facoltosa famiglia romana della Numidia. L'episodio di Eros e Psiche rappresenta forse il momento di più alta ispirazione poetica delle Metamorfosi, carico di significati e simboli religiosi e filosofici.
Di certo la vicenda della fanciulla sposa di Amore, capace di suscitare la gelosia di Venere è un imperdibile capolavoro che ha avuto straordinaria influenza sulla letteratura e nella storia dell'arte dei secoli successivi. 

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Giudizio personale: 3/5

mercoledì 12 novembre 2014

Una ritrovata felicità

Autrice: Emma Tennant
Titolo originale: Elinor and Marianne
Sottotitolo: Il seguito di Ragione e Sentimento

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[attenzione: SPOILER]

Una ritrovata felicità è un romanzo che, sia col suo titolo originale, Elinor e Marianne, sia con la forma con cui è raccontata la storia, quella epistolare, vuole richiamare il libro di cui è sequel, e cioè quel Ragione e Sentimento di Jane Austen, che, prima della stesura definitiva, si intitolava appunto Elinor e Marianne, ed era un insieme di lettere che formavano una storia.
Avevo letto e sentito aspre critiche nei confronti di questo romanzo della Tennant, così ho voluto leggerlo per farmene un'idea.
La prima metà mi è piaciuta molto. I protagonisti erano in character (forse solo Mrs Jennings ha avuto i suoi alti e bassi), e la forma epistolare rendeva veloce e gradevole la lettura.
In particolare, e questa, a dire il vero, è una caratteristica che si mantiene quasi per tutto il romanzo, ho davvero apprezzato il modo con cui l'autrice ha reso l'ipocrisia e l'opportunismo di alcuni personaggi (un esempio lampante è Lucy),che ben cercano di mascherare tali difetti sotto l'affettazione e le belle parole, o la grettezza di altri, l'avarizia, le facili maldicenze.
La seconda parte è invece davvero incredibile. Nell'accezione più negativa della parola.
Eventi e situazioni assurde si susseguono l'uno dopo l'altro: Robert Ferrars si reca in Africa e viene mangiato (mangiato!) dai selvaggi; Marianne, che aspetta un bambino dal Colonnello Brandon, fugge con Willoughby, va a convivere con lui (che nel frattempo sta tentando di sedurre la piccola Margaret ormai cresciuta), ed insieme decidono di partire per le Americhe in cui daranno vita a una comune fondata sull'amore libero; la signora Ferrars perde anche il senno -letteralmente- dopo aver perso ogni suo avere a causa del figlio minore, si stabilisce a Barton Cottage, vi organizza una festa a cui invita persino il Principe Reggente... e il Principe Reggente... vi si reca.
Ecco, a questo punto credo proprio che non ci sia più nulla da dire...

Da segnalare, nell'edizione Sonzogno, l'idea carina di assegnare ad ogni epistola un proprio "simbolo": una "M" per le lettere scritte da Marianne, un toro in un ovale per quelle provenienti dalla Locanda del gallo e del toro, un piccolo cottage molto carino per quelle scritte a Barton Cottage e così via.

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Quarta di copertina: "Emma Tennant ha una tale padronanza dello stile e della sensibilità di Jane Austen che ci fa respirare l'atmosfera dei romanzi originali." The New York Times

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Trama: "Mia cara sorella, ti scrivo per dirti che a Delaford sentiamo molto la tua mancanza..."
In questo seguito del capolavoro di Jane Austen Ragione e sentimento le due sorelle Dashwood sono ormai entrambe sposate e la loro vita scorre lenta e tranquilla sui binari della rispettabilità. Diversissime di carattere - saggia, riservata e ironica Elinor, quanto Marianne è idealista, passionale e impulsiva - sono molto legate e non vedono l'ora di poter di nuovo abitare vicine. Cosa che potrebbe accadere presto, poiché il Colonnello Brandon - marito di Marianne - ha offerto al cognato Edward Ferrars, pastore d'anime, una parrocchia quasi attigua alla loro dimora.
Elinor tuttavia deve rimandare il trasferimento perché il fratello di suo marito è fuggito all'estero dopo aver sperperato il patrimonio familiare, lasciando tutti i parenti sul lastrico. I Ferrars stanno quindi vendendo la tenuta di famiglia ed Elinor non può certo abbandonare il consorte in un simile frangente.
Marianne è desolata: ha scoperto di essere incinta e anziché esserne felice è caduta in uno stato di profonda prostrazione. Le pesa sempre di più la differenza d'età con il marito, un uomo che potrebbe essere suo padre e che le malelingue insinuano sia un libertino. Lui non è certo tipo da comprendere le malinconie della giovane sposa, specialmente ora che aspetta l'erede dei Brandon, e infatti si allontana "per affari" proprio nel momento in cui Marianne avrebbe più bisogno di lui.
E la tempesta si profila all'orizzonte: ricompare sulla scena l'affascinante Willoughby, l'antico amore di Marianne, l'unico che le abbia mai ispirato la vera passione e che lei ha inutilmente tentato di cancellare dalla propria vita, ma che nel distacco ha idealizzato...
Il lettore viene a conoscenza di tutti questi avvenimenti - e di molti altri, come molti altri sono i protagonisti che fanno da contorno alle vicende di Elinor e Marianne - attraverso le lettere che le due sorelle si scambiano ininterrottamente. E grazie a questo artificio si trova immerso in un mondo storicamente lontano ma reso vicino e quasi tangibile dalla confidenzialità delle lettere, dove fra le notizie su amici e parenti, i pettegolezzi, i consigli e i resoconti della vita quotidiana fa capolino una società classista e un po' bigotta, spesso addirittura gretta, come era quella dell'Inghilterra di fine Settecento.
All'autrice Emma Tennant va il merito di aver fatto di Una ritrovata feliicità un romanzo epistolare, compiendo così anche una felice operazione "filologica". Perché la stessa Jane Austen aveva scritto la prima stesura di Ragione e sentimento sotto forma di epistolario fra le sorelle Dashwood, intitolandolo appunto Elinor e Marianne.

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Giudizio personale: 2/5

giovedì 6 novembre 2014

Becoming Mrs Norris

Autrice: Alexa Adams
Sottotitolo: A Mansfield Park prequel

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Becoming Mrs Norris è un breve racconto dell'autrice Alexa Adams, pubblicato a puntate sul suo blog in occasione di Halloween.
E' la prima volta che seguo con costanza un progetto del genere, ed è stato divertente; probabilmente è quanto di più si avvicina alla pubblicazione a puntate su quotidiani o riviste di quei classici che ora ospitiamo sulle nostre librerie.
Tornando alla storia, l'ho trovata interessante perché non avevo mai neppure pensato che Mrs Norris potesse essere la protagonista di un romanzo tutto suo, seppur, a ben pensarci, di lei non sappiamo poi tanto, e si potrebbe speculare molto sulla sua vita antecedente all'arrivo di Fanny a Mansfield.
Alexa Adams ci fa conoscere una Emily Ward (questo il nome dato alla protagonista) molto giovane, rimasta orfana di entrambi i genitori e costretta a vivere, insieme alle sorelle, sotto la tutela dell'odioso zio. Questi è uno dei personaggi che più mi ha fatto rabbia tra tutti quelli che ho finora incontrato nelle mie letture. Non si tratta di nulla di originale, in realtà, ma solo di un uomo avaro, egoista, ed estremamente malvagio, uno di quelli à la Scrooge che si possono incontrare facilmente, e che qualche tempo fa forse avrei anche trovato esagerato (ma, ahimé, tutti sappiamo che tipi del genere esistono eccome).
Ho apprezzato questa Emily che si erge come uno scudo tra le sorelle e lo zio, assorbendone tutti i colpi maggiori, e che avrebbe potuto avere una vita molto diversa, e di sicuro più felice (così come sarebbe potuto succedere a Francis, la madre di Fanny, mentre probabilmente l'unica a cui non poteva davvero andare meglio è Maria, colei che sarebbe diventata lady Bertram).
Francamente, non trovo che ci siano giustificazioni al comportamento di Mrs Norris nei riguardi della piccola Fanny, anche se questo romanzo tenta di fare luce sul cammino che ha portato il cuore della donna ad indurirsi ed a cercare una sorta di "vendetta" sulla figlia di quella che comunque era un'amata sorella. Personalmente, mi ha anche fatto riflettere, ancora una volta, su quanto i comportamenti degli adulti possano influire sulla vita dei più piccoli, lasciando loro un'eredità davvero triste.
Tutte le puntate mi sono piaciute molto, ma ho trovato la conclusione un po' troppo veloce: avrei voluto che i riflettori non si spegnessero così tanto presto su questa atipica eroina.

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Trama: Fanny Price's Aunt Norris is one of the most despised characters Jane Austen ever created, but how did she become so repulsive? Becoming Mrs. Norris explores the events that occurred before Mansfield Park, when Sir Thomas Bertram was courting Miss Maria Ward. This "Twisted Austen" tale was written in honor of Halloween and was first published serially on the author's blog, alexaadams.blogspot.com.

La zia di Fanny Price, Mrs Norris, è uno dei personaggi più disprezzati che Jane austen abbia mai creato, ma come è diventata così ripugnante? Becoming Mrs Norris esplora gli eventi verificatisi prima di Mansfield Park, quando Sir Thomas stava corteggiando la signorina Maria Ward. Questa storia è stata scritta in occasione di Halloween ed è stata pubblicata per la prima volta a puntate sul blog dell'autrice: alexaadams.blogspot.com.

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Giudizio personale: 3/5

mercoledì 29 ottobre 2014

Decisamente morto

Autrice: Charlaine Harris
Titolo originale: Definitely dead
Volume: 6 di 13

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Decisamente morto, sesto volume della serie di Sookie Stackehouse, corregge di sicuro il tiro rispetto al romanzo precedente, risultando meno noioso, anche se non divertente, ma indugia ancora nei difetti tipici del ciclo.
Innanzitutto, sono davvero stufa di dover rileggere per l'ennesima volta la storia della casa della nonna, o chi è Bubba e cosa gli piace mangiare, o qualsiasi altra informazione già detta e ripetuta in tutti gli altri volumi precedenti. Va bene voler rendere la storia fruibile anche a chi non ha letto gli altri libri, ma quante possibilità ci sono che qualcuno scelga consapevolmente di cominciare una serie di romanzi dal sesto volume? O che ci si imbatta casualmente e lo legga?
Ad ogni modo, la storia beneficia del cambio di ambientazione: Sookie parte infatti alla volta di New Orleans per svuotare la casa di sua cugina Hadley, recentemente morta, e le descrizioni della città o del palazzo della regina della Louisiana danno un po' di respiro alla storia.
La questione della ricostruzione ectoplasmatica di avvenimenti precedenti da parte delle streghe non è male, così come la battaglia alla festa, mentre ho trovato noiosa tutta la storia dei Pelt e di Crystal.
Sookie mi piaceva nei primi volumi: era ingenua e formulava pensieri semplici ma autentici, mentre, con il tempo, si è trasformata in una persona che non fa altro che giudicare gli altri, compiacersi a dismisura del suo aspetto fisico (e dei suoi abiti teletrasportati direttamente dagli anni '80 o dai primi '90), trovare lusinghieri anche quelli che sembrano dei veri e propri assalti fisici da parte degli uomini e considerare inferiore qualsiasi altra donna su cui posi gli occhi.
Il libro, inoltre, è come sempre infarcito di idee retrograde (davvero molte), che dimostrano quanto sia chiusa la mentalità di Sookie, a dispetto di tutte le sue avventure e della conoscenza dell'altro mondo, quello soprannaturale.
Ho trovato invece triste la storia della regina Sophie-Anne, la violenza sui bambini è sempre qualcosa che non riesco a sopportare.
La svolta nel rapporto tra Sookie e Bill, invece, mi ha lasciata indifferente, fatto dovuto di sicuro all'aver già visto come sarebbero andate le cose nella serie tv.
Visto nella sua totalità, il romanzo si è rivelato quindi un'altra delusione anche solo a volerlo confrontare con alcuni altri del ciclo (che, come ho già scritto in precedenza, non sono di certo capolavori, anzi) ed ha fatto scemare in me la voglia di andare avanti con la storia, da cui mi terrò alla larga almeno per un bel po'.

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Trama: In "Morto stecchito" avevamo lasciato Sookie alle prese con la trasformazione del fratello in una pantera. Ma ora, nella vita della cameriera di Bon Temps, fa il suo ingresso un'altra creatura soprannaturale: Quinn, un uomo-tigre, con il quale la protagonista, che ha ormai archiviato la sua storia d'amore con Bill, ha da poco intrecciato una nuova relazione. Al loro primo appuntamento, i due vengono aggrediti da misteriosi assalitori senza capire chi sia il vero obiettivo dell'attacco: ancora una volta in pericolo, Sookie userà i propri poteri telepatici per arrivare alla verità. Ma le indagini prenderanno vie tortuose e i nodi, più che sciogliersi, sembreranno farsi sempre più intricati, perché la cugina Hadley, vampira solo da pochi anni, è stata assassinata e le lascerà in eredità un appartamento a New Orleans. È lì che Sookie dovrà recarsi per scoprire in quali dubbiose circostanze Hadley sia morta, ed è lì che, durante le sue ricerche, si troverà di nuovo al cospetto di Sophie-Anne, amante di Hadley e Regina dei Vampiri della Louisiana.

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Giudizio personale: 2/5

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Volumi precedenti:
- Finché non cala il buio
- Morti viventi a Dallas
- Il club dei morti
- Morto per il mondo
- Morto stecchito

mercoledì 22 ottobre 2014

Deadly Heat

Autore: Richard Castle
Probabili ghost writers: Andrew Marlowe e Tom Straw
Titolo originale: Deadly Heat
Volume: 5

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Deadly Heat - quinto volume della serie di Nikki Heat - continua la storia terminata con un cliffhanger nel precedente Frozen Heat. In esso, la detective newyorkese si imbatte in un misterioso codice lasciato dalla madre, il cui assassinio non è ancora stato risolto.
In questo nuovo capitolo del ciclo, quindi, Nikki si ritrova a dover scegliere se fidarsi o meno del compagno Jameson Rook, confidandogli il ritrovamento del nuovo, e probabilmente definitivo, indizio riguardante l'omicidio della madre.
E questo è proprio uno degli aspetti che mi sono piaciuti di più del romanzo, l'ulteriore apertura di Nikki, l'ulteriore passo avanti nella sua storia con Rook.
Ad ogni modo, proprio a causa della trama principale, il libro è questa volta per lo più incentrato sul personaggio della detective. Jameson viene così lasciato un po' in ombra, e le sue battute spiritose scarseggiano rispetto al solito.
In particolare, è stato divertente leggere di un Nikki gelosa di Rook, senza che ciò provocasse grossi scossoni alla loro storia. In questo, i romanzi sono molto vicini alla serie tv, in cui, grazie al dialogo, i due protagonisti riescono a far funzionare la loro relazione. La sceneggiatura evita così dei banali e prevedibili tira e molla tra i due.
I riferimenti alla serie tv Castle quindi, anche questa volta sono innumerevoli, e di sicuro il fatto che Yardley Bell fosse chiaramente il corrispettivo cartaceo della Sophia di Pandora e Linchpin mi ha portato fuori strada nell'individuazione del big bad. Big bad che mi ha in realtà deluso: troppo repentino il suo smascheramento e troppo veloce la sua cattura, a fronte dell'importanza rivestita dal "Drago" nella serie tv.
L'omicidio di Cynthia Heat viene quindi risolto in questo capitolo della serie, così come viene risolto quello di Joanna Beckett nella sesta stagione della show, nel bell'episodio "Veritas" (6x22).
Sono contenta che abbia trovato una conclusione anche la storyline - se così possiamo chiamarla - della detective Hinesburg, che cominciava davvero a stancarmi.
Per quanto riguarda l'indagine che viene portata avanti parallelamente alla trama orizzontale, la storia del serial killer che Nikki si trova a fronteggiare è classica: vittime collegate in un certo modo tra loro; "souvenir" dell'assassino sul luogo del delitto; la protagonista come ultima vittima designata. Riesce comunque ad essere gradevole e non annoiare.
E mi fa piacere che la detective Heat non abbia peccato di stupidità, come accade spesso in storie del genere, in cui uno dei personaggi abbocca del tutto (come se non avesse un solo neurone) a quella che è palesemente una trappola del cattivo di turno.

Alcuni riferimenti alla serie tv:
- il serial killer del romanzo richiama chiaramente Scott Dunn, l'assassino seriale della seconda stagione dello show (2x17-2x18);
- il ritrovamento di un cadavere in un forno per pizze richiama l'episodio 3x20 "Slice of death" (probabilmente quello più citato nei romanzi);
- l'hashtag #belloevirile con cui Rook posta la sua foto con le fan su Twitter, è la traduzione italiana di #ruggedlyhandsome, termini con cui lo scrittore si definisce in molti episodi, e per la prima volta in "Always by retail", 1x06;
- Nikki trova u messaggio in codice scritto dalla madre, così come succede come succede a Kate - e a Castle - nell'episodio "Veritas", 6x22. Nello show, tuttavia, l'evento non ha ancora avuto un seguito, né si è mostrato indispensabile per la cattura del mandante dell'omicidio;
- il killer scrive il nome "NIKKI" su una tazza di cartone, come Dunn compone la frase "Nikki will burn" con delle incisioni sui proiettili che usa per uccidere le sue vittime;
- nell'ascensore del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, Nikki e Rook ricevono un trattamento simile a quello ricevuto dai loro altre ego televisivi in "Pandora" (4x15);
- come su scritto, l'agente Yardley Bell e il suo rapporto con lo scrittore, richiamano il personaggio di Sophia di "Pandora" e "Linchpin" (4x15-4x16);
- gli agenti del Dipartimento per la Sicurezza che invitano Nikki ad unirsi a loro, richiamano l'offerta di lavoro ricevuta da Kate da parte dell'FBI (5x24);
- la redazione della WHNY News sembra ricalcare quella di "Cloudy With a Chance of Murder" (5x02);
- alla redazione, Rook ha la stessa reazione di Castle davanti allo schermo LED ;
- la bionda presentatrice della WHNY News, si comporta con Nikki così come fa il suo alter ego bruno e prorompente con Castle nella 5x02...
- ... mentre il direttore del telegiornale parla ai due protagonisti così come fa il suo omologo televisivo nel medesimo episodio;
- Rook vuole spiegare a Nikki cosa significa chateau in francese;
- il killer lascia come indizio una piccola sezione della fotocopia di un dipinto a olio, così come succede con il cecchino di "Kill shot" (4x09);
- Rook investiga su "un sito dedicato ai linguaggi meticci di una serie televisiva intitolata Firefly";
- rispunta il giubbotto antiproiettile con la scritta "Giornalista";
- la persona responsabile dell'omicidio della madre di Heat viene chiamata "Il Drago", come accade nella serie tv;
- l'agente di Rook organizza un incontro con dei produttori della "Castle Rock" per fare un film dai servizi sulla detective Heat;
- ... per il quale "Nathan sarebbe perfetto per la parte";
- il presunto attacco bioterroristico che Salena Kaye avrebbe dovuto condurre a bordo di un furgone, mi ha ricordato l'evento simile occorso nell'episodio "Countdown" (3x17);
- i due protagonisti vengono esaminati alla ricerca di materiale radioattivo come in "Setup" (3x16);
- i pastori georgiani di Nikoladze, cani da esposizione, ricordano l'episodio "An embarrassment of bitches" (4x13);
- compare un agente Slaughter (4x21, "Headhunters") che sembra davvero poco sveglio;
- Rook ha "quel posto negli Hamptons";
- il carro rosso della Boz Brigade si trova "al castello";
- il combattimento tra Heat e Callan in palestra ricorda quello tra Beckett e Demming in "Overkill" (2x23).

La dedica e i ringraziamenti:
la dedica apposta a questo volume mi è piaciuta molto. Essa recita:
"A KB: 
Perché la danza non finisca 
e la musica non si fermi mai" 
e si riferisce ai dubbi che, nella 5x24, "Watershed", Kate esprime riguardo alla sua relazione con Castle, temendo, appunto, che prima o poi "la danza finisca e la musica si fermi".
I ringraziamenti, invece, mi sono sembrati meno calorosi rispetto ai precedenti. L'autore approfitta del fenomeno del Manhattanenge per paragonare Kate e poi tutti gli attori dello show a delle stelle, mentre Teri Edda Miller è l'aurora boreale che ha il suo "cuore tra le mani", Tom rappresenta "la bussola" ed Andrew "la stella polare" che illumina la via.

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Trama: Quinto capitolo della serie di Richard Castle, "Deadly Heat" prosegue il racconto della detective più conturbante dei nostri tempi e del suo irresistibile compagno di inchieste. Prendendo avvio dalla conclusione di "Frozen Heat" ritroviamo la detective Nikki Heat all'inseguimento dell'imprendibile ex agente della CIA che aveva ordinato l'uccisione di sua madre dieci anni prima. Nella caccia Nikki è ancora una volta affiancata dal suo compagno di lavoro, il giornalista premio Pulitzer Jameson Rook, e la loro ricerca della vecchia spia e dei motivi dj quell'omicidio svelano un intrigo terroristico che non riguarda affatto una storia passata. È una faccenda molto pericolosa e sta accadendo adesso. E il piano è già entrato nella fase di escalation finale. A complicare la missione di Heat, consegnare alla giustizia la spia corrotta e sventare l'incombente minaccia terroristica, si presenta un serial killer che minaccia il Ventesimo distretto di Polizia. La squadra Omicidi di cui Heat è a capo è così impegnata a fermare l'uomo, e deve far presto. Il terribile assassino, conosciuto per la sua inquietante capacità di rimanere in incognito, non solo ha scelto Nikki come unica destinataria dei suoi messaggi provocatori, ma ha anche svelato il nome della sua prossima vittima: Heat.

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Giudizio personale: 5/5

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Volumi precedenti:
- Heat Wave
- Naked heat
- Heat rises
- Frozen Heat

mercoledì 8 ottobre 2014

Revisit Mansfield Park

Autrice: Sarah Ozcandarli
Sottotitolo: How Fanny married Henry

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Probabilmente molti lettori di Mansfield Park - tra cui io stessa - hanno, almeno per un po', tifato per Henry Crawford, e sperato che fosse lui, piuttosto che Edmund Bertram, a conquistare infine il cuore di Fanny.
Forse l'impenitente Don Giovanni sarebbe cambiato sul serio, o forse no, non potremo mai saperlo, anche se, conoscendo il desiderio di Jane Austen di rendere felici tutte le sue eroine, propenderei per la prima ipotesi. Se l'amata autrice inglese avesse fatto prendere a Fanny una scelta diversa, allora la sua unione con Henry credo sarebbe stata molto felice, stimolante, e di sicuro più passionale rispetto a quella con il cugino.
Sarah Ozcandarli nel suo libro Revisit Mansfield Park, regala appunto ad Henry una seconda chance, immaginando che lui e Fanny intraprendano una fitta corrispondenza al fine di conoscersi meglio, e riuscire a confidarsi e raccontarsi cose che non sarebbero mai stati capaci di esprimere di persona.
La forma principalmente epistolare del romanzo lo rende molto fluido, e l'inglese è semplice da comprendere.
Mi piace molto questo Henry che decide, senza alcuna pressione esterna, di cambiare (non è questa poi l'unica forma durevole ed efficace di cambiamento, quella scelta consapevolmente e non imposta da altri?!), per cercare di diventare qualcuno che Fanny possa rispettare ed amare. Significativo, a questo proposito, mi sembra il pensiero di Fanny stessa, che riflette su come Henry pare aver compreso qualcosa che nessuno, nemmeno Edmund, è stato capace di capire: "Tutti loro si aspettavano che Fanny cambiasse - i suoi principi, il suo carattere - per adattarsi all'attaccamento di Mr Crawford nei suoi confronti, ma nella sua lettera Mr Crawford sembrava considerare la possibilità che lui potesse aver bisogno di cambiare, e che lei aveva il diritto di disapprovare qualcosa di lui".
Un bel cambiamento, quindi, ed un bel passo avanti rispetto alla concezione del tempo (pensiamo, ad esempio, che nel romanzo originale Edmund ama Fanny perché, in un certo senso, l'ha plasmata), nonché un atto di coraggio da parte di Henry.
Il Mr Crawfrd della Ozcandarli mi fa pensare a quello, che mi era piaciuto molto, del film del 1999 con Francis O'Connor, quell'uomo innamorato che entra nel tugurio di Portsmouth cantando e recando fiori per la sua Fanny.
Una Fanny che, forse complice la lontananza da Mansfield, riesce a definire anche il rapporto con il cugino, di cui, addirittura, ad un certo punto "dimentica l'infelicità", presa da altre, e più importanti, questioni.
Ritornando all'argomento del cambiamento, mi piace molto il fatto che quello di Henry abbia come conseguenza un cambiamento della stessa Fanny. Ho sempre pensato che l'eroina di Mansfield fosse molto di più che la ragazza timida e timorosa che sembra essere, e in questo romanzo è proprio la scelta di Henry, e la sua considerazione verso la ragazza, a fare in modo che la vera Fanny esca finalmente fuori, come una farfalla dalla sua crisalide.
Un cambiamento è ravvisabile anche in Sir Thomas, che, verso la fine della storia, affronta finalmente i propri errori di padre.
Riguardo agli altri personaggi, credevo che la scelta dell'autrice di far morire uno di loro mi avrebbe disturbato. Penso che Jane Austen non avrebbe mai riservato quella fine a quel personaggio - né lasciato entrare la violenza fisica nei suoi romanzi -, tuttavia l'evento è raccontato in modo da non turbare l'essenza del romanzo (come sembrano invece fare le due dipartite in Emma Watson di Joan Aiken, seguito de I Watson), mentre per il secondo personaggio che lascia la storia avrei preferito una soluzione diversa.
Molto dolce Henry con la sua neosposa (ancora, vedo del coraggio nel suo comportamento: non credo esistessero molti uomini del genere a quei tempi, se non appunto nei romanzi); forse superflua l'ultima lettera di Fanny alla sorella Susan, ma va bene così.

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Trama: It seems everyone at Mansfield Park is blind to Fanny Price's great potential except Henry Crawford, who falls in love with Fanny and wishes to marry her. Despite her uncle's disapproval, Fanny declines Henry's proposal, and her uncle sends Fanny to stay with her own family, in much reduced circumstances, in Portsmouth. Henry visits Fanny there, and asks her advice - should he go to Everingham and work, or to London and play - and Fanny, in this reimagining of Jane Austen's classic, gives her advice and changes everything.

Sembra che chiunque, a Mansfield Park, sia cieco al grande potenziale di Fanny Price, eccetto Henry Crawford, che si innamora di lei e desidera sposarla. Malgrado la disapprovazione di suo zio, Fanny rifiuta la proposta di Henry, e suo zio la manda a stare con la sua famiglia di origine, tra molte ristrettezze, a Portsmouth. Henry fa visita lì a Fanny, e le chiede un consiglio - dovrebbe andare ad Everingham e lavorare, o a Londra e divertirsi  - e Fanny, in questa riscrittura del classico di Jane Austen, dà il suo consiglio e cambia ogni cosa.

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Giudizio personale: 4/5

domenica 28 settembre 2014

Antologia di Spoon River

Autore: Edgar Lee Masters
Titolo originale: Spoon River Anthology

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L'Antologia di Spoon river è un libro molto particolare, che, attraverso poesie più o meno brevi, racconta quella che è stata la vita di una cittadina del Midwest, appunto Spoon River.
Ognuno degli abitanti ci parla in versi dalla tomba, ricostruendo davanti ai nostri occhi il villaggio con tutto il suo carico di odio, acredine, gioie, amori e ingiustizie.
Ed il risultato è qualcosa di veramente suggestivo.
Uomini e donne, ragazzi e ragazze, nella morte sono finalmente liberi di esprimere i propri pensieri, di rivelare segreti, puntare il dito contro chi ha rovinato loro la vita o riflettere su di essa.
Ritroviamo il nome dell'uno nella poesia dell'altro, e così costruiamo a mano a mano un puzzle multiforme e molto spesso triste e malinconico.
Sono infatti i dolori e le brutture della vita a farla da padroni, con poche incursioni nella gioia e nella felicità.
In particolare ho amato molto i versi di Amanda Baker, uccisa dal parto (ed indirettamente dal marito); di Harold Arnett, suicida pentito; di Aner Clute, ritrovatasi prostituta; del povero Jack il cieco, violinista assassinato, che nella morte siede ai piedi di Omero per ascoltarne le storie; di Mrs Charles Bliss, che riflette su quanto sia deleterio che due coniugi che non si amano più restino insieme per i figli; di Carl Hamblin e la sua poesia sulla dea bendata; di Hiram Scates, e Fletcher McGee, di Abel Melveny e Felix Schmidt derubato della sua terra; di Elizabeth Childers, che piange la vita che il suo bimbo non ha mai vissuto; di Mabel Osborne delusa proprio dalla sua amata Spoon River.
Unico neo di un'opera davvero bella ed interessante, le molte poesie sulla questione della banca, che spesso mi hanno un po' annoiata.

Un piccolo estratto:


Amanda Baker

Henry mi rese madre,
sapendo che non potevo mettere al mondo una vita
senza perdere la mia.
Nella mia giovinezza quindi varcai i portali della polvere.
Viandante, si crede nel villaggio dove vissi
che Henry mi amasse con l'amore di un marito,
ma io proclamo dalla polvere
che lui mi uccise per gratificare il suo odio.

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Quarta di copertina: «Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, / il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, il beone, il rissoso? / Tutti, tutti dormono sulla collina». Quanti di noi hanno accompagnato la voce di Fabrizio De André canticchiando la celebre e struggente ballata? L’autore dei versi, un avvocato del Kansas, compose il documento forse più completo, realistico e lirico sulla vita nella provincia americana di fine Ottocento, testimoniata dagli abitanti defunti del paesino di Spoon River. Con distacco, con passione, con ironia, con rabbia, si presentano su un palcoscenico ideale e raccontano la propria storia. La poesia nuova di Masters, asciutta, limpida, forte, procede nel racconto come una lente d’ingrandimento che rivela anche gli inganni meglio dissimulati, le frodi, le ipocrisie. O i desideri e la bellezza di uomini e donne cui la società negò ogni riconoscimento.

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Giudizio personale: 5/5

sabato 27 settembre 2014

Aggiornamenti

Uomini che odiano le donne
Aggiunte notizie e impressioni sul film tratto dal romanzo.

martedì 16 settembre 2014

Morto stecchito

Autrice: Charlaine Harris
Titolo originale: Dead as a doornail
Volume: 5 di 13

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Ho scritto più volte, potendo risultare, immagino, ripetitiva e prevedibile, che apprezzo i romanzi del ciclo di Sookie Stackhouse perché sono divertenti e ideali da leggere dopo una giornata faticosa...
Mai questo fu più falso per Morto stecchito, che è invece veramente noioso, soprattutto nella prima parte (ma anche la seconda non è da meno).
Incentrare il romanzo sui licantropi, piuttosto che sui vampiri, avrebbe potuto essere una piacevole novità, invece ciò che ne viene fuori è una storia che, ai difetti tipici del Ciclo, aggiunge anche la completa mancanza di divertimento e una ragguardevole dose di noia.
Il personaggio di Alcide mi era piaciuto molto nei volumi precedenti, mentre in questo viene descritto come un manipolatore retrogrado, dalla mentalità veramente troppo chiusa. Rispetto a lui, anche Bill ed Eric, con le loro idee e convinzioni antidiluviane, sembrano degli uomini moderni!
E poi, è diventato davvero monotono il fatto che più o meno qualsiasi uomo sia attratto da Sookie. So che c'è un motivo -che nei libri non è stato ancora svelato-, ma non se ne può veramente più, così come il fatto che alla bionda protagonista non dispiaccia flirtare con chiunque e di continuo. Riguardo a ciò, ho trovato davvero di pessimo gusto -se non proprio disgustosa- la scena in cui Quinn le lecca la caviglia ferita mentre i mannari combattono a pochi passi.
Non mi è piaciuta nemmeno tutta la violenza connessa al personaggio di Mickey, né il modo in cui è stata risolta la questione del killer dei mutaforma. Veramente poca cosa.
Tuttavia, la Harris si rivela sempre molto brava quando si tratta di descrivere la vita di una piccola cittadina: mi è piaciuto il modo in cui gli abitanti di Bon Temps aiutano Sookie dopo l'incendio, nonché la semplicità con cui è stato descritto l'assicuratore e il suo potere. E' stato carino anche il personaggio del vampiro Charles Twining, almeno fino a qualche pagina dalla conclusione.
Le continue, ripetute spiegazioni su fatti e personaggi che sbucano fuori di tanto in tanto, che mi avevano stufato già nei volumi precedenti, hanno fatto sentire qui ancora di più il loro peso, forse perché non controbilanciati dal solito divertimento.
Una menzione particolare alla scena in cui Andy pensa per un attimo di sparare a Sookie, da cui è spaventato a causa del suo essere una telepate: è apprezzabile il modo in cui la Harris parli della diversità e del modo in cui essa viene accolta e recepita in un modo semplice e leggero, ma che può comunque far riflettere.

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Trama: I problemi per Sookie Stackhouse sembrano non finire mai. Le sue doti telepatiche non sono granché apprezzate e i soli amici che le restano sono vampiri, licantropi e creature magiche di ogni sorta. L'unico membro della sua famiglia non rimarrà umano così a lungo: l'amato fratello Jason infatti, dopo essere stato morso dal geloso mutaforme Felton Norris, si sta trasformando in una pantera mannara. L'ennesimo dramma in casa Stackhouse. Sebbene Jason superi la trasformazione senza troppi problemi a dispetto di ogni previsione, altri guai sono in arrivo: un cacciatore ha preso di mira la popolazione mutante di Bon Temps mettendola seriamente a rischio. Sookie non può non agire. Grazie ai suoi poteri e al suo innegabile fiuto decide di scoprire chi sia questo serial killer e di porre fine agli omicidi, sempre che l'assassino non riesca a trovarla prima.

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Giudizio personale: 1/5

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Volumi precedenti:
- Finché non cala il buio
- Morti viventi a Dallas
- Il club dei morti
- Morto per il mondo

martedì 9 settembre 2014

Love at first slight

Autrice: J. Marie Croft

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Love at first slight è una variation di Orgoglio e Pregiudizio molto particolare, in quanto l'autrice si propone di riscrivere il romanzo austeniano invertendo i sessi di tutti i protagonisti: abbiamo così cinque fratelli Bennet, Martin (Mary), Charles (Jane), William (Elizabeth), e i gemelli Kit (Kitty) e Laurie (Lydia), un signor Bennet che vuole ad ogni costo vederli sposare delle donne ricche (nonché succube dei suoi nervi), e una signora Bennet che si disinteressa alquanto della faccenda e preferisce immergersi nella lettura (e negli alcolici).
Sull'altro fronte, abbiamo invece una Elizabeth Darcy amica della vedova Jane Devenport (Bingley), e i due fratelli e la cognata di questa.
Naturalmente la storia originale si regge molto meglio rispetto a quella raccontata in questo libro, in cui alcune cose sembrano un po' tirate per i capelli: finisce per diventare ridicolo, ad esempio, il desiderio del signor Bennet di vedere tutti i suoi figli ben accasati, quando la sua tenuta non andrà persa, ma diventerà proprietà di Martin, ed almeno altri due dei suoi ragazzi avranno un futuro quanto meno dignitoso.
Inoltre, ho trovato piuttosto difficile la lettura di questo romanzo - credo sia stato il più difficile da leggere in cui mi sia imbattuta fino ad ora -, anche a causa dei molti termini arcaici utilizzati, ed in più, all'inizio, ho fatto un po' fatica a ricordarmi chi fosse chi e che posto avesse nella famiglia (Martin, ad esempio, che è un perfetto corrispettivo maschile di Mary, è il figlio primogenito).
E' stato però carino vedere questa "Lizzy Darcy", a cui la scrittrice assegna la caratteristica di giocherellare spesso con la sua collana, così altezzosa e snob, e poi i lacrime per un amore non corrisposto. Ad un certo punto, però, mi è sembrato proprio che si trasformasse nella vera Elizabeth del romanzo originario, forse troppo repentinamente. L'ho comunque trovata una eroina adorabile. Non mi ha convinto invece William, che mi è sembrato qualche volta irritante e spesso troppo rude, soprattutto con Lizzy.
Mi è spiaciuto che non ci sia stato un lieto fine per Jane e Charles, né un matrimonio per Olivia Collins. A quanto pare, nel manoscritto originale le storie di questi personaggi trovavano una loro conclusione, ma l'editore ha preferito un finale più breve che non li includesse...
Mi è piaciuta molto Cassie Fitzwilliam, il corrispettivo del Colonnello (che comunque appare anche "al maschile") e cugina di Elizabeth, la quale, in questa versione del romanzo, deve fronteggiare non solo lo zio Sir Lewis DeBourgh, ma anche il proprio tutore, Lord Matlock, padre di Cassie.
Carino anche il piccolo George e la sua passione per l'astronomia.
Fino alla metà della storia, il romanzo rispecchia abbastanza da vicino l'originale, ma comincia ad allontanarsene a partire dalla visita di William con gli zii Gardiner a Pemberley.
Qui vi è una scena che mi ha ricordato abbastanza da vicino quella della famosa "camicia bagnata" della trasposizione televisiva di Orgoglio e Pregiudizio del 1995, che a dire il vero, non ho mai trovato utile ai fini della storia e non mi è mai piaciuta granché. In seguito, viene descritto nei particolari il soggiorno di Will nel Kent, la sua cacciata dalla proprietà e la sua successiva rappacificazione con Elizabeth, seguita dal matrimonio. Non si tratta di eventi noiosi, tuttavia resto dell'idea che, se Jane Austen non si è soffermata su alcuni episodi e alcuni particolari, è perché questi non avevano peso ai fini della storia, o si sarebbero rivelati noiosi (vedi Follies past), e li trovo sempre superflui nelle variation.
Mi è piaciuto molto il finale, soprattutto le ultime frasi concernenti Elizabeth.
Un'ultima considerazione: questo libro -che pur vale, anche se la mia recensione un po' cattiva sembrerebbe sconsigliarlo- mi ha fatto ulteriormente riflettere sulla condizione della donna ai tempi della Reggenza. Pur essendo maggiorenne e ricchissima, infatti, Elizabeth non è libera di fare nulla (non avrebbe potuto aiutare i gemelli senza il benestare dello zio), non potrebbe sposare l'uomo che ama senza l'approvazione del suo tutore, e, dopo le nozze, tutto il suo inestimabile patrimonio passa automaticamente nelle mani del marito.
Qui si tratta di una storia inventata, e si suppone che Will sarà un marito amabilissimo e prodigo di attenzioni nei confronti della moglie, ma non ho potuto non sentire l'ingiustizia di tale situazione, che ha coinvolto moltissime donne che invece hanno vissuto davvero.

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Trama: It may not be universally acknowledged, but the unvarnished truth is that a young widow in possession of a good fortune is not necessarily in want of another husband.

In this humorous, topsy-turvy Pride & Prejudice variation, all major gender roles are reversed. It is Mr. Bennet’s greatest wish to see his five sons advantageously married. When the haughty Miss Elizabeth Darcy comes to Netherfield with the Widow Devonport (nee Bingley), speculation — and prejudice — runs rampant.

William Bennet, a reluctant and irreverent reverend, catches Miss Darcy’s eye, even though he is beneath her station. His opinion of her is fixed when she slights him at the Meryton assembly. As her ardour grows, so does his disdain. When she fully expects to receive an offer of marriage, he gives her something else entirely . . .  


Può non essere universalmente riconosciuto, ma la semplice verità è che una giovane vedova in possesso di una grande fortuna non è necessariamente alla ricerca di un altro marito.

In questa spiritosa, capovolta variation di Orgoglio e pregiudizio, i sessi di tutti i personaggi principali sono invertiti. E' il più grande desiderio del signor Bennet vedere i suoi cinque figli sposati vantaggiosamente. Quando l'altezzosa Elizabeth Darcy arriva a Netherfield con la vedova Devonport (nata Bingley), congetture - e pregiudizi - dilagano incontrollati.

William Bennet, un riluttante ed irriverente reverendo, cattura lo sguardo di Miss Darcy, anche se lui le è inferiore. La sua opinione di lei è corretta quando lei lo offende al ballo di Meryton. Così, mentre la passione di lei cresce, altrettanto fa il disprezzo di lui. Quando lei si aspetta di ricevere senza dubbio un'offerta di matrimonio, lui le dà qualcosa di interamente...

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Giudizio personale: 4/5

lunedì 1 settembre 2014

Il battito delle sue ali

Autore: Paul Hoffman
Titolo originale: The beating of his wings

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Non l'avrei mai detto, eppure mi sono trovata a leggere anche quest'ultimo capitolo della trilogia di Paul Hoffman, per non deludere chi si offriva di prestarmi il volume, al colmo dell'entusiasmo.
Ebbene, è la cosa più brutta che io abbia mai letto in vita mia.
Ho impiegato dei mesi per finirlo, ed è stata una tortura.
Sembra scritto da un folle, con frasi buttate lì a casaccio e quei soliti richiami al mondo reale (Belgrado, Siracusa, Caracas), alla sua storia (Pearl Harbour) e a personaggi realmente esistiti (Richelieu, Kant, "Hutler"), che già mi avevano infastidito nei precedenti volumi.
Se l'autore voleva farne una metafora del nostro tempo, mi dispiace, ma non ci è riuscito. Ha saputo solo tirare fuori un'accozzaglia noiosa di dialoghi improbabili ed eventi da far cascare le braccia.
Eppure fino a un certo punto ho cercato di trovare un senso - o forse ho solo sperato che ci fosse - anche nella bambolina parlante di sorella Wray, vero apice del trash.
Il protagonista Cale mi è risultato ancora più insopportabile ed antipatico del solito, tutti gli altri personaggi si sono rivelati piuttosto piatti, fatta eccezione, forse, per i due amici del protagonista.
Il prologo probabilmente voleva essere simpatico - almeno spero - ma ha solo contribuito a darmi l'impressione che l'autore si sia preso troppo sul serio. E non mi sembra un caso che abbia voluto in un certo senso "giustificarsi" alla fine del romanzo, in quelle che mi sono sembrate le pagine più belle di tutto il libro, in cui lo scrittore narra della sua infanzia e fornisce spiegazioni riguardo ad alcune sue scelte.
Certo, il primo volume non mi aveva entusiasmato, ma non avrei mai immaginato che si sarebbe arrivati a qualcosa di così illeggibile.
Sconsigliatissimo.
(Non ho trovato un modo di inserirli nel discorso, ma non posso esimermi dal ricordare i fiori di Charta hygienica...).

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Quarta di copertina: L'ultimo capitolo di una trilogia bestseller in tutto il mondo.

"Un buon libro si riconosce dal potere che ha di farci dimenticare di essere qui, con un libro in mano. E' il caso della Mano sinistra di Dio." La Stampa

"Un lavoro sospeso tra realtà e fantasia, mistero e suspance, bene e male." Il Sole 24 Ore

"Un erede dark per Harry Potter." Il Secolo XIX

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Trama: Dicono che sia un condottiero spietato e infallibile. Dicono che abbia mandato al massacro centinaia di soldati soltanto come monito per il resto dell'esercito. Dicono che al suo passaggio non restino altro che morte e distruzione. Ma tutto ciò appartiene al passato. Thomas Cale infatti è gravemente malato: il suo corpo è ormai allo stremo e anche la sua mente ha perso la lucidità di un tempo. In pochissimi sono a conoscenza di questo segreto, e l’unico modo per nasconderlo agli occhi dei nemici è portare Cale al sicuro, presso il Priorato dell'isola di Cipro. Eppure, nell’ombra, due sicari sono già sulle sue tracce. Sono stati mandati dal Pontefice Bosco, l’uomo che per dieci anni ha addestrato Cale nel Santuario dei Redentori perché diventasse la Mano Sinistra di Dio e, un giorno, distruggesse l'errore più grande commesso dall'Onnipotente: l'uomo. Invece, non appena ne ha avuto l’occasione, Cale lo ha tradito, rivelandosi un fallimento. Il Pontefice Bosco però si sbaglia. Sebbene la sua fine sia vicina, Cale è sempre la Mano Sinistra di Dio. È l'Angelo della Morte. E presto i Redentori sentiranno il battito delle sue ali riecheggiare tra le mura del Santuario...

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Giudizio personale: 1/5

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Volumi precedenti:
- La mano sinistra di Dio
- Le quattro cose ultime

lunedì 25 agosto 2014

Persuasione

Autrice: Jane Austen
Titolo originale: Persuasion

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E' sempre piacevole per me rileggere quel "Sir Walter Elliot... "con cui si apre l'ultimo romanzo compiuto di Jane Austen, Persuasione. Non sarà un incipit ironico e conosciuto, come quello di Orgoglio e Pregiudizio, ma chi lo legge può star sicuro di stare per immergersi in una bella storia.
Benché consideri Orgoglio e Pregiudizio il romanzo più luminoso, e la protagonista di Emma l'eroina più carina a cui la Austen abbia dato vita, Persuasione è senza ombra di dubbio il mio romanzo preferito. Sin dalla prima volta in cui lo lessi, molti anni fa.
Questa volta ho preso appunti durante la lettura, cosa che assicura la mia successiva incapacità di scrivere una recensione lineare (vedi Still a young man, o la recensione di Orgoglio e Pregiudizio, che non ha mai visto la luce proprio per questo motivo).
Persuasione non è solo la storia di un amore perso e ritrovato, non ci parla solo di seconde possibilità o del coraggio di cambiare e affermare se stessi per cercare la felicità, è anche - ma probabilmente soprattutto - un'aspra critica alla nobiltà del tempo, a quel ceto ormai in rovina che non riesce ad accettare il cambiamento e si crogiola nel passato e nel suono dei propri titoli nobiliari (proprio come Sir Walter, che non fa altro che sfogliare il suo prezioso Baronetage).
Il romanzo, come al solito, sa suscitare le più svariate emozioni, soprattutto, credo che faccia molto male e molto a lungo, come dopo quel primo incontro tra Anne e il Capitano Wentworth dopo la separazione, quando la donna si rende conto dell'enorme distanza che adesso li separa, ed inoltre apprende con dolore di essere cambiata così tanto, e in peggio, che lui avrebbe fatto fatica a riconoscerla, o quando, a Lyme, pensa con rimpianto degli ufficiali fraterni amici di lui: "Sarebbero stati tutti amici miei."
Ma c'è spazio anche per le emozioni positive, come quando il Capitano si preoccupa che Anne si sia stancata troppo e non solo sollecita un passaggio da parte dei Croft, ma addirittura issa Anne sul calessino, proprio quando lei aveva perso ogni speranza di un eventuale interessamento di lui, o come quando la donna è finalmente felice, al concerto, perché pensa che lui l'ami ancora.
Anne è un personaggio a tutto tondo e, per alcuni versi, a causa del suo cambiamento, simile ad Emma del romanzo omonimo, con la differenza che qui non conosciamo direttamente la giovane Anne, ma solo attraverso il resoconto dell'autrice, che ci descrive una ragazza dolce e innamorata, ma che si lascia persuadere a rinunciare alla sua felicità per una questione di classe ed interessi.
Quella che ritroviamo è una Anne ormai, potremmo dire, considerata quasi "condannata" dalla società che la circonda: è una donna ventisettenne - "vecchia", per quei tempi -, non più bellissima, molto silenziosa, poco amante della mondanità, circondata da un'aura di rassegnazione e infelicità.
Anne vive in una famiglia che le dà un "senso d'oppressione", che non la ascolta, per cui è "solo Anne", e allora la sua unica scelta, la sua salvezza, forse, è il silenzio, il non esprimersi, lasciare che gli altri non la vedano. Ma Anne è più acuta, simpatica e sensibile di quel che sembri, e il suo cambiamento sta proprio nel far finalmente sentire la sua voce, nel rifiutarsi di venire ancora persuasa e manipolata. Affronta infatti l'ira e il disprezzo del padre e della sorella quando si rifiuta di far visita alle nobili cugine Dalrymple, e quell'odio e quel disprezzo nulla possono contro la sua scelta di passare invece il pomeriggio con un'amica invalida nel quartiere peggiore di Bath. Il suo "risveglio" è ancora più lampante, però, quando si oppone ai progetti di quella Lady Russell che sì, l'ama come una figlia e vuole solo il suo bene, ma che, resa cieca dalle apparenze, non fa altro che renderla infelice ed è disposta anche a mentire pur di tenerla lontana dall'uomo che ama. Questa volta, durante la lettura, ho provato molta insofferenza nei confronti di Lady Russell. Il suo affetto nei confronti di Anne è autentico e sincero, ma è superato dalla presunzione di sapere cosa sia meglio per la ragazza, e dalla volontà di mantenere il controllo degli eventi.
Scevro da qualsiasi sentimento di affetto sembra invece Sir Walter, che incarna la vanità e l'orgoglio, e vive in un mondo che ormai sta scomparendo, non guarda al di là del proprio naso e giudica le persone in base al loro stato sociale, nonché secondo l'aspetto fisico.
L'orgoglio di appartenere alla famiglia degli "Elliott" è condiviso anche dalla figlia Mary, uno dei personaggi secondo me più riusciti di Jane Austen. Mary è una di quelle figure divertenti, in un certo qual modo, se incontrate in un romanzo, ma che, se fosse reale, sarebbe insopportabile. E' ipocondriaca, vittimista, egocentrica ed egoista. Nemmeno i suoi figli hanno più importanza di lei stessa, e strappa un sorriso amaro quando dice ad Anne di restare con il piccolo Charles momentaneamente infermo mentre lei va a cena nella casa grande per conoscere il Capitano Wentworth. "Tu, che non hai i sentimenti di una madre" dice alla sorella " sei di gran lunga la persona più adatta (a restare) ." Il suo matrimonio con Charles è un altro esempio austeniano di coppie mal assortite, il cui legame si regge in piedi solo perché deve, ma che non garantisce di certo la felicità.
Esempio lampante, invece, di coppia felice, sono i Croft, che ho letteralmente adorato. L'Ammiraglio - che è anche molto simpatico - e sua moglie hanno condiviso e condividono qualsiasi esperienza, sono affiatati ed assolutamente indispensabili l'uno all'altra. Ho trovato molto tenera la signora Croft quando afferma, raccontando dei suoi lunghi soggiorni in nave accanto al marito, durante la guerra, di essere stata infelice e preoccupata solo una volta, quando non ha potuto seguire l'Ammiraglio. E la donna è anche esempio di cambiamento e modernità: molto spesso ci viene presentata più giudiziosa del marito, più acuta, ma non per questo da lui sminuita o disprezzata.
Anche il Capitano Wentworth fa parte della schiera di quelli che mi viene da chiamare homini novi: è infatti un uomo che ha fatto fortuna in mare grazie al proprio lavoro, e che giudica sì gli altri, ma, a differenza di Sir Walter, il suo metro di giudizio è dato dall'intelletto. E' uno dei personaggi maschili austeniani che preferisco: è intelligente, affascinante, e soprattutto continua ad amare Anne nonostante questa gli abbia spezzato il cuore e nonostante siano passati ben otto anni, durante i quali si è rifugiato nel lavoro, nel rancore, ma non ha mai sostituito la donna amata con nessun'altra.
E la lettera che le scrive alla fine del romanzo, quella che permette loro finalmente di riappacificarsi, è una delle più belle, o forse la più bella, che abbia mai letto.
Veniamo ai Musgrove: adoro quella famiglia rumorosa e chiassosa ed è molto bella la scena in cui li vediamo tutti insieme nel Capitolo secondo del Libro secondo. Mi piace la semplicità di Charles, il rapporto tra Henrietta e Louisa, e il modo in cui tutti loro trattano Anne, anche se questa volta notato un po' di egoismo da parte del primo - non troppo dissimile da quello della moglie - ed anche di Louisa, nello spingere Henrietta di nuovo tra le braccia di Charles Hayter per poter così avere il Capitano tutto per sé. Ma soprattutto ho notato che c'è, sì, amicizia nei confronti di Anne, ma che questa è chiassosa e superficiale: in realtà nessuno di loro si cura veramente di lei, le pongono domande di cui non aspettano la risposta, non si chiedono se per una volta voglia ballare invece di suonare, la usano per scaricare le proprie frustrazioni.
Della critica alla società del tempo ho già accennato sopra; riguardo allo stile, più che ironico, questa volta direi che ci troviamo di fronte ad una lingua, o meglio, una penna veramente tagliente. Ne è un esempio l'impietosa descrizione di Dick Musgrove.
L'unica cosa che non mi convince di Persuasione, è il periodo con cui si chiude il romanzo: mi sembra di avvertire una certa stanchezza da parte dell'autrice, e quasi una nube, all'orizzonte, per Anne e il Capitano.
Ma, a parte ciò, Persuasione è una storia molto delicata, che a tratti può spezzare il cuore, ma non ci priva di un meritato lieto fine.

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Quarta di copertina: Anne Elliott, la protagonista del romanzo, ha sbagliato: da giovanissima, appena diciannovenne, si è lasciata convincere dall'opposizione del padre, Sir Walter, e dalla "persuasione" di Lady Russell a rompere il fidanzamento col giovanissimo ufficiale di marina Frederick Wentworth, amatissimo ma non ricco. Adesso, a ventisette anni, Anne è sola; per di più le sorti economiche della sua famiglia hanno subito un rovescio e il padre è stato costretto a dare in affitto la propria tenuta all'Ammiraglio Croft.
Ma un giorno l'Ammiraglio riceve la visita del proprio cognato, un affermato e facoltoso capitano di marina: è Frederick, e questa volta, otto anni dopo, Anne ha la sua seconda occasione. Ultimo e più maturo romanzo della Austen, Persuasione contiene un impareggiabile ritratto della provincia inglese d'inizio Ottocento e, attraverso la contrastata vicenda della protagonista, una intensa polemica antiaristocratica.

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Giudizio personale: 5/5

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Una bella rivisitazione in chiave moderna di Persuasione è Persuade me, di Juliet Archer.

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Da Persuasione è stato tratto, nel 1995, un film omonimo diretto da Roger Michell e con Amanda Root nel ruolo di Anne e Ciaran Hinds in quello del Capitano Wentworth.


 Il film è molto aderente al romanzo e mi piace tantissimo. Certo, al pubblico odierno Amanda Root può sembrare più grande di una donna di ventisette anni, ma è capace di espressioni che la fanno sembrare una bambina, e mi piace nelle scene in cui tira tira fuori quella parte di Anne spesso nascosta ai più e sempre in famiglia, l'entusiasmo e il piacere, ad esempio, nell'incontrare i Croft a Bath.


Il resto del cast mi sembra perfetto, ad eccezione, forse, di Phoebe Nicholls nel ruolo di Elizabeth Elliot, non perché l'attrice non si a brava, tutt'altro, ma perché mi è sembrato che con lei si sia voluto utilizzare il cliché della sorella che, essendo "cattiva", debba essere necessariamente anche più brutta della sorella "buona" (cosa che non accade nel romanzo, dove Elizabeth è descritta come molto più carina di Anne).


I personaggi sono tutti molto ben caratterizzati, in particolare Mary (Sophie Thompson). La fisicità dell'attrice ed il modo in cui è stato scritto il suo ruolo, ci offrono il ritratto di una donna vittimista, orgogliosa e ipocondriaca (in poche parole, insopportabile), che sembra davvero appena uscita fuori dalle pagine del romanzo austeniano.


Nel film si è riuscito a dare anche molto spazio ai Croft, e a descrivere il loro rapporto sereno e la loro complicità, nonché la simpatia dell'Ammiraglio.


Molto particolare Lady Russell riguardo all'aspetto fisico: durante la lettura del libro io la immagino sempre più anziana e con abiti più tradizionali, mentre nella pellicola mi appare ogni volta piuttosto... "esotica" (i suoi copricapi, in realtà, sono molto simili a quelli sfoggiati da Mrs Croft. Non so se si trattasse o meno di una moda del momento, ma, nel caso della moglie dell'Ammiraglio, mi sembrano più adatti a causa della sua vita spesa per gran parte in viaggio in luoghi molto lontani, e con usi e costumi diversi dall'Inghilterra della Reggenza). 


Ciaran Hinds mi sembra invece perfetto nel ruolo del Capitano. E' credibile nelle vesti di uomo di mare, ed è capace di rendere appieno, di volta in volta, l'imbarazzo, il rancore, la gelosia, "l'agonia e la speranza".


Molto bella la scena della lettera, ma in generale tutte le scene che vedono insieme i due protagonisti. 
Come il romanzo, il film è capace di trasmettere allo spettatore emozioni molto diverse. Unico momento che mi fa un po' arricciare il naso è quello in cui Anne letteralmente rincorre il Capitano che sta andando via durante il concerto, attirando l'attenzione di molti degli astanti. La scena in sé non è brutta e comunica il senso di disperazione di Anne, solo pochi minuti prima così felice, e la rabbia, la gelosia e il rancore di nuovo affiorato di Wentworth, tuttavia ogni volta che guardo il film, ho sempre l'impressione che una Miss, a quei tempi, non si sarebbe mai comportata in tal modo.

Alcune foto promozionali




La scena della lettera:
video


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E' del 2007, invece, un nuovo adattamento della ITV.


Sally Hawkins è Anne e Rupert Penry-Jones interpreta Frederick Wentworth, mentre i fan di Buffy, the Vampire Slayer riconosceranno, nei panni di Sir Walter Elliot, Anthony Stewart Head, per molti anni l'Osservatore Rupert Giles nello show di Joss Whedon.


Il film non mi è piaciuto per niente. Probabilmente ci si voleva discostare dall'adattamento del 1995, ma in questo modo si sono prese le distanze anche dal romanzo austeniano.
I personaggi non sono indagati a fondo; un esempio lampante è Mary, la cui caratterizzazione mi era tanto piaciuta nella pellicola precedente, mentre qui è solo un'ombra di quella che dovrebbe essere, o i Croft, a cui si dà pochissimo spazio. Inoltre per un po' ho fatto fatica a capire chi, tra le attrici che le interpretano, fosse Henrietta e chi Louisa, tanto sono superficiali e solo abbozzati i loro personaggi.


Anche molti eventi del romanzo originale subiscono delle variazioni: passi che siano i Croft a suggerire spontaneamente di portare con sé Anne sul calessino (a cui segue una scena invero divertente del Capitano che ce la issa a forza) o che Mrs Smith possa camminare e correre, ma mi è sembrato che alcune scelte abbiano davvero rovinato la storia. Mi riferisco a uno dei dialoghi più importanti (se non quello più importante, che permette il plot twist decisivo) di Persuasione, quello sulla differenza dei sentimenti tra uomo e donna e sulla loro costanza: qui, "traslato" a Lyme, avviene tra Anne e il Capitano Benwick e non tra la protagonista e il Capitano Harville, e, inoltre, ben lontano dalle orecchie di Wentworth.


La più deludente, però, è stata la scena della lettera. Questa, com'è logico, non viene scritta dopo lo scambio di opinioni suddetto, visto che non viene ascoltato dal Capitano. La lettera è recapitata a mano da Harville, ed Anne sembra letteralmente percorrere mezza Bath di corsa per dare la sua risposta a Frederick...

Il trailer in occasione dell'uscita del DVD:

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Di Persuasione si parla anche nel film La casa sul lago del tempo (che è esso stesso una storia sull'attesa), con Sandra Bullock e Keanu Reeves.


Il romanzo è quello preferito dalla protagonista, Kate,che lo dimentica alla stazione (e ciò permette a lei e ad Alex, il protagonista maschile, di vedersi per la prima volta);


ne parla con Alex durante una festa di compleanno,

 

e lo tira fuori da un nascondiglio sotto un'asse del pavimento, come un tesoro, quando la sua vita sembra aver perso smalto (e amore).


giovedì 21 agosto 2014

L'ira della mummia e La resurrezione della mummia

Autore: Anthony Wylm
Titolo originale: L'amant de la momie

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Lessi per la prima volta questo libro molto tempo fa, quando ero ragazzina, e ricordo che mi piacque molto, così come ricordo che restai molto delusa dal fatto che la storia, nell'edizione della Newton, è monca della
seconda parte, con cui si conclude.
Avendola recuperata dopo una ricerca, ho riletto la storia di Wylm... e purtroppo questa volta l'ho trovata solo un bel raccontino su una mummia disposta a tutto pur di raggiungere il proprio scopo, ma nulla più.
Ciò che mi ha colpito questa volta, e che non avevo notato allora, è lo stile assolutamente ironico e piacevole dello scrittore, che non esita a prendere in giro il Capo del Dipartimento o a farci sorridere di tutti gli altri personaggi e dell'intera società.
Il volume parla di una mummia che, portata illegalmente in Inghilterra, rende la vita difficile a chiunque la possieda (semplici rumori notturni, canti, vetrine infrante, fino a malattie, ossa rotte e chi più ne ha più ne metta), non solo allo scopo di essere riportata nella sua terra d'origine, come può inizialmente sembrare, ma per l'umilissimo desiderio di risorgere e ricongiungersi al suo amato, rinato nel corpo di uno dei personaggi.
La seconda parte, che seguiva la prima in una vecchia edizione dal titolo "Nefer-si risorta" e contenuta nella
più recente raccolta "Storie di mummie" a cura di Gianni Pilo, è di sicuro molto più godibile e interessante della prima.
Nefer-si (questo il nome della principessa egiziana diventata poi mummia) e il suo amato combattono, abbandonando i loro corpi ed allontanandosi nel tempo e nello spazio, contro i sacerdoti che vorrebbero impedire alla mummia di risorgere.
I combattimenti, purtroppo, sono brevi e descritti piuttosto superficialmente. Di certo, se avessero occupato più pagine, la storia sarebbe stata molto più emozionante e memorabile.
Il finale non mi è piaciuto granché, Nefer-si non mi è risultata molto simpatica, e vederla riuscire nella sua impresa a scapito di un altro personaggio mi ha fatto storcere il naso.
La storia può essere comunque un buon passatempo, soprattutto per chi cerca un libro breve, che si legga in fretta e che sia carino senza essere impegnativo.

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Quarta di copertina: In una delle sale di reperti egiziani di un museo di Londra, si verificano degli eventi assolutamente fuori dal normale. Gli spostamenti di gioielli da una teca all'altra, i gemiti, i clangori notturni, strane visioni che i guardiani prendono per allucinazioni, fanno tutti capo alla mummia di un'antichissima Principessa egiziana, il cui sarcofago è stato donato al museo da un Lord incapace di sopportare più a lungo gli eventi soprannaturali che hanno origine da questa mummia. Ma qual è il motivo che scatena l'ira della mummia? E, soprattutto, esiste un qualche modo per calmarla?

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Giudizio personale: 2/5