sabato 19 novembre 2011

Morte a credito - Citazioni

" In me è la stanchezza ".


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" Nell'ombra s'alzano i rantoli dell'immensa agonia di un esercito... ".


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" Tutti i regni finiscono in un sogno! ".


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" I vecchi ricordi sono tenaci... ma anche fragili, pronti a infrangersi... ".


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" A me non restava che aspettare, guardando fuori... il più lontano possibile... ".


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" Il babbo [...]. Mi sarebbe piaciuto molto che mi parlasse... ".


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" Già occupavamo così poco posto al mondo, eppure avremmo voluto farci ancor più piccoli... ".


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" Chi ha in sé la passione non fa calcoli ".


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" ...fa un certo effetto quando, per tirare un pò di fiato, non ci restan più che postacci uno più orribile dell'altro ".


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" Perfino i suoi capelli, quando passava davanti al caminetto, diventavan puri giochi di luce ".


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" La sua voce era come tutto il resto, un sortilegio di dolcezza... ".


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" ...quando t'accorgi per la prima volta... come la gente la si perda per via... compagni che non rivedremo più... mai più... che sono scomparsi come tanti sogni... che tutto è finito... svanito... che anche noi ci perderemo così... un giorno ancor molto lontano... ma ineluttabilmente... nello spietato torrente delle cose, delle persone... dei giorni... delle forme che passano... che non si fermano mai... ".



domenica 13 novembre 2011

Harry Potter e la pietra filosofale

Autrice: J.K. Rowling
Titolo originale: Harry Potter and the philosopher's stone
Volume: 1 di 7

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Anni fa avevo letto un estratto di Harry Potter e la pietra filosofale, non mi era piaciuto ed avevo rifiutato di leggerlo nonostante numerosi commenti entusiastici.
Ora mi ci sono avvicinata quasi per scommessa, e devo ammettere di essere rimasta piacevolmente meravigliata.
Innanzitutto la scrittura non è così semplice come mi sarei aspettata, benché si tratti palesemente di un libro scritto soprattutto per bambini e ragazzi.
Il piccolo Harry risulta subito simpatico, anche se la scrittrice ce lo presenta come un novello "Cenerentolo" o un bimbo dickensiano, il che di solito mi fa odiare il personaggio in questione. Forse è un pò troppo esagerato in senso negativo il modo con cui i Dursley trattano il bambino, ad esempio facendolo dormire in uno sgabuzzino. Mi è venuto da pensare che sarebbe stato interessante leggere di un Harry cresciuto in una famiglia amorevole ma che gli ha mentito sulle sue vere origini, ed assistere ai conflitti nati nel ragazzo dall'amare queste persone ma provare del rancore verso di loro, dal voler andare nella scuola di magia di Hogwarts ma contemporaneamente non voler lasciare la casa in cui è cresciuto.
E' interessante comunque che gli zii incarnino la paura del diverso, mentre Harry la condizione di chi non appartiene -e sente di non appartenere- al posto in cui si trova.
Il primo elemento buffo della storia è il gatto -che poi scopriremo essere la professoressa  McGranitt, e che per me non ha potuto non avere il volto della bravissima Maggie Smith-.
Ma simpatico è anche il personaggio del professor Silente, dolce, paterno e potente, una persona con la quale ci si sentirebbe protetti e al sicuro, per di più protagonista di varie situazioni che suscitano il sorriso -quali la storia del ghiacciolo, dei paraorecchi, della cicatrice che ricalca i percorsi della metro, della cuffia a fiori, dei calzini e le "tre" parole al discorso-.
Divertente risulta anche il personaggio di Hagrid, soprattutto quando sferruzza; la questione della bacchetta e dell'ombrello risulta però un pò prevedibile.
Proseguendo nella lettura, nel capitolo 4 troviamo un Harry che fa tenerezza: quando Hagrid si arrabbia con i Dursley perchè hanno tenuto il piccolo all'oscuro della verità riguardo i genitori, ed urla che allora il ragazzo non sa niente di NIENTE, leggiamo: " Questo, a Harry, sembrava un pò troppo. Dopo tutto, era andato a scuola e i suoi voti non erano poi tanto male".
Ho trovato molto accurato l'elenco delle cose da portare ad Hogwarts, ed i nomi degli autori dei libri di testo risultano molto buffi, il che denota un'ottima traduzione -due esempi per tutti: Phyllida Spore per Mille erbe e funghi magici e Arsenius Brodus per Infusi e pozioni magiche-.
La lista appartiene al capitolo 5, dedicato a Diagon Alley, il "quartiere degli acquisti" dei maghi, che ho trovato estremamente affascinante e curato nelle descrizioni.
Riguardo i personaggi dei Weasley, mi è piaciuto molto il loro ingresso nella storia, ed alla stazione l'autrice è stata molto brava a farci arrivare i loro sentimenti reciproci e le simpatiche dinamiche familiari attraverso lo scambio di battute tra madre e figli.
Interessante come, una volta sul treno diretto alla scuola di magia, il concetto di normalità risulti capovolto: Ron dice, infatti, che pensa che la mamma abbia un cugino di secondo grado che fa il ragioniere -e quindi non è un mago- ma che in famiglia non ne parlano mai.
Restando in tema di famiglie, mi è piaciuta anche quella di Neville, nel capitolo 7; i metodi utilizzati dal prozio del ragazzo al fine di saggiarne le capacità nel campo della magia sono tragicamente divertenti.
La seconda parte del libro, a partire cioè dal capitolo 9, "Il duello di mezzanotte", è purtroppo più lenta e noiosa; non mi è piaciuto l'episodio del mostro nel bagno nel capitolo "Halloween", anche se vi troviamo una nota simpatica nel professor Raptor, che si siede sulla tazza del water a causa della paura suscitata dal mostro.
Naturalmente in una storia del genere la magia la fa da padrona, ed ho trovato molto affascinante il fuoco che si può conservare nel barattolo della marmellata, e divertente l'incantesimo dei gemelli Weasley sulle palle di neve, che si mettono ad inseguire Raptor ovunque vada.
Anche se può apparire poco originale, mi piace il principio secondo il quale chi ha ceduto l'anima a Voldemort non può toccare Harry, in quanto questo è stato così amato dalla madre, che la donna non ha esistato a morire per salvarlo, e tanto amore è un tormento per chi è carico solo di odio, brama e ambizione.
A questo proposito il professor Silente afferma che "Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c'è più".
E' molto bello anche che Neville Paciock sia premiato per il coraggio che ha avuto di affrontare i propri amici, perchè "affrontare i nemici richiede notevole ardimento. Ma altrettanto ne occorre per affrontare gli amici".
Purtroppo avevo già visto il film, quindi mi sono rovinata la sorpresa finale, ma credo che l'identità della persona che vuole appropriarsi della pietra filosofale sia un buon colpo di scena.
Una curiosità: nel primo capitolo, a proposito di Harry Potter, leggiamo: "Su di lui scriveranno volumi, tutti i bambini del mondo conosceranno il suo nome!", quasi l'autrice, in un impeto di preveggenza, abbia voluto svelare ai lettori e a se stessa il destino del suo piccolo, grande eroe.

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Retrocopertina: "Ma è contro le nostre leggi" disse Ron. "L'allevamento dei draghi è stato dichiarato fuori legge dalla convenzione degli Stregoni nel 1709, questo lo sanno tutti. E' difficile non farsi notare dai Babbani se alleviamo un drago in giardino, e comunque non si possono addomesticare: troppo pericoloso. Dovreste vedere le bruciature che si è beccato Charlie in Romania coi draghi selvatici".

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Giudizio personale: 4/5

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Nel 2001 Harry Potter e la pietra filosofale è diventato un film diretto da Chris Columbus, con protagonista l'allora dodicenne Daniel Radcliffe. Grazie alla collaborazione dell'autrice del romanzo, J.K. Rowling, la pellicola è molto aderente alla storia originale.


I tre bambini protagonisti sono molto bravi; in particolare ho apprezzato le espressioni buffe o eloquenti di Rupert Grint nel ruolo di Ron, e il talento di Emma Watson nei panni di Hermione.
Da segnalare una sempre bravissima Maggie Smith nel ruolo della professoressa McGrannitt.


Il film è molto piacevole, soprattutto nella sua prima parte, con l'introduzione dei vari luoghi magici caratteristici dell'universo potteriano, quali la scuola di Hogwarts, Diagon Alley o la Gringott: credo che il regista Columbus sia riuscito nel suo intento di creare un mondo magico " intriso di colori, buon umore e dettagli ".


sabato 5 novembre 2011

La valle delle rose

Autore: Lucien Bodard
Titolo originale: La valleé des roses

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Yi è una giovane ragazza cinese il cui mito è l'imperatrice Wu-cei, vissuta secoli prima e macchiatasi di innumerevoli atrocità.
Quando l'Imperatrice madre indice un "concorso" al fine di scegliere una moglie e trenta concubine per il figlio Imperatore, Hieng-Fong, Yi è sicura che il suo destino sarà quello di signora e padrona della vita di milioni di cinesi, anche se questo significherà abbandonare per sempre l'uomo che la ama e che avrebbe dovuto sposarla.
"La valle delle rose" del titolo è la parte del suo corpo con cui Yi è convinta di poter scalzare l'Imperatrice consorte e dare un nuovo Figlio del Cielo alla Cina, divenendo in tal modo la nuova Imperatrice madre.
Ma la ragazza non sa che Hieng-Fong è un pederasta che detesta le donne e passa tutte le sue giornate in compagnia dei favoriti, che lo ubriacano di piacere e di alcol al fine di accorciargli la vita e prendere il suo posto.
L'obiettivo di Yi sembra diventare così quasi impossibile, ma la scaltra concubina non ha intenzione di darsi per vinta, ed è pronta a servirsi di qualsiasi astuzia e a subire ogni umiliazione pur di regnare sulla Cina...

La valle delle rose ci apre le porte della Città Proibita, e ci mostra la Cina del XIX secolo con i suoi valori, le atrocità, gli usi e i costumi.
La storia è molto romanzata e interessante, ma subisce due brusche battute d'arresto durante i mesi che Yi passa chiusa nel padiglione in attesa che l'Imperatore la faccia chiamare, e nella seconda parte, in cui i personaggi che hanno animato la prima sembrano sparire, per far posto agli eserciti francese ed inglese che invadono la Cina.
E' questa una parte magnificamente scritta, con un'ironia che accompagna ogni espressione e regge fino alla fine; è interessante che le descrizioni architettoniche, soprattutto quelle riguardanti il Palazzo d'estate, siano qui molto più numerose che nella prima parte, e che paradossalmente trovino la loro ragione d'esistere nella distruzione di ciò che descrivono. Impressionanti le atrocità commesse dagli europei, che però impallidiscono di fronte a quelle dei cinesi, in una sorta di "gara" di malvagità che mette davvero i brividi.
Si rivela questa, tuttavia, una parte troppo lunga, che induce il lettore a chiedersi che fine abbiano fatto Yi e Hieng-Fong, e gli fa tirare un sospiro di sollievo quando la storia torna a focalizzarsi su di loro.
I personaggi sono tutti molto ben costruiti, Yi è bellissima, furba e malvagia; Hieng-Fong uno scherzo della natura che soffoca la propria infelicità nell'ubriachezza, nei piaceri e nelle condanne a morte; Ngan Te-Hai un eunuco che rimpiange la propria virilità e che soffre nel poter amare solo a metà.
E' proprio lui il personaggio più umano del libro, l'unico che mostra di avere dei sentimenti e che agisce per amore, ed è probabilmente solo per lui, che speriamo che, alla fine, la sua gelida ed amata Yi riesca ad uscire indenne dai pericolosi e mortali giochi di potere...

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Giudizio personale: 3/5

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Approfondimenti - L'Imperatrice Tseu-Hi

Il personaggio di Yi, realmente esistito, divenne Imperatrice con il nome di Tseu-Hi, che può avere varie traslitterazioni, come Tzu Hsi, Tz'u-hi e Cixi.
In questo approfondimento manterrò il nome di Tseu-Hi.


Tseu-Hi nacque a Pechino nel 1835 e morì nella Città Proibita nel 1908.
Figlia di un porta insegne imperiale del clan Manciù, alla morte dei genitori la sua educazione fu affidata ad uno zio.
All'età di 15 anni fece parte di un gruppo di donne tra le quali sarebbero state scelte le concubine per l'imperatore cinese Xiangfeng.
Tseu-Hi fu scelta come concubina di rango basso.
Un giorno il suo eunuco personale violò le regole della Città Proibita, e le rivelò che avrebbe potuto fare in modo che l'Imperatore la scegliesse per passare la notte con lei. Tseu-Hi usò così tutta la sua astuzia per entrare nelle grazie del capo eunuco della Città Imperiale, il quale elogiò la bellezza della concubina con l'Imperatore.
Nel 1852 questi la prese come amante, e la tenne presso di sè per tre mesi.
Il 27 aprile 1856, Tseu-Hi diede alla luce un figlio di nome Zaichun, che divenne erede al trono. La concubina divenne così la donna più importante dell'Impero dopo l'Imperatrice consorte. A quest'ultima e agli eunuchi di corte fu affidata l'educazione del bambino, mentre Tseu-Hi divenne consigliere  dell'Imperatore.
Alla morte di questi, la donna divenne Imperatrice vedova insieme all'Imperatrice consorte, e il piccolo Zaichun, di sei anni, fu incoronato Imperatore col nome di Tongzhi.
Nel 1881 l'Imperatrice consorte morì, e Tseu-Hi restò la sola detentrice del potere. Il suo fu chiamato dai contemporanei "regno dietro la tenda", perchè la donna fece installare dietro il trono del Figlio del Cielo -ossia l'Imperatore-, una tenda che le permetteva di vedere senza essere vista, nascondendola, così, mentre dettava il proprio volere all'Imperatore.
Questi lasciava spesso la Città Proibita per andare a divertirsi con le prostitute e fumare oppio; la vita dissoluta e gli eccessi lo portarono alla morte a soli 19 anni, nel 1874. Sua moglie era però incinta, e se avesse messo al mondo un maschio, sarebbe divenuta Imperatrice reggente, scalzando Tseu-Hi.
Questa, allora, con un vero e proprio colpo di stato, fece proclamare imperatore il figlio di sua sorella, Zaitian, di tre anni, che, come il suo predecessore, fu un burattino tra le mani di Tseu-Hi, la quale non riuscì ad accorgersi che la Cina imperiale stava declinando.
Di fronte al desiderio di indipendenza e cambiamenti del nipote ormai cresciuto, Tseu-Hi lo dichiarò incapace di governare, e lo confinò nel suo palazzo, assumendo la reggenza dell'Impero.
Il figlio del suo stretto consigliere fu designato erede al trono.
Per contrastare l'influenza delle potenze straniere, l'Imperatrice appoggiò la rivolta dei Boxer del 1900, ma fu poi costretta a fuggire e, per placare le potenze straniere, ordinò alle truppe imperiali di partecipare alla repressione del movimento.
Zaitian morì nel 1908, probabilmente avvelenato per ordine di Tseu-Hi con uno yogurt all'arsenico.
Il giorno successivo la donna dichiarò nuovo Imperatore il figlio del principe Chun, Puyi -che sarebbe poi stato l'ultimo Figlio del Cielo-.
Il giorno seguente la stessa Tseu-Hi morì.

Fonte:http://fr.wikipedia.org/wiki/Cixi