sabato 27 agosto 2011

C'è un cadavere in biblioteca

Autrice: Agatha Christie
Titolo originale: The body in the library

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Tempo fa lessi un racconto breve avente per protagonista la simpatica ed intuitiva Miss Marple, ed ero curiosa di leggere un libro.
Beh, a dire il vero in questo c'è più polizia che Miss Marple, avrei preferito leggere più perle come questa: " St Mary Mead viveva la mattinata più eccitante che avesse mai conosciuto da tempo.
La signorina Wetherby, una zitella acida e dal naso lungo, fu la prima a propagare la sconvolgente informazione.
Si precipitò dall'amica e vicina signorina Hartnell.
"Scusa se vengo così presto, cara, ma penso che forse tu avresti piacere di sapere la notizia."
"Che notizia?" chiese la signorina Hartnell. Aveva una voce profonda e bassa e visitava infaticabilmente i poveri per quanto essi cercassero di sottrarsi alle sue premure.".
Ad ogni modo, la storia è molto piacevole, e l'identità dell'assassino non è facilmente prevedibile.

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Retrocopertina: St Mary Mead, una mattina come tante. Almeno fino a quando il colonnello Bantry e sua moglie Dolly vengono bruscamente svegliati da una cameriera terrorizzata, venuta ad annunciare che, nella biblioteca della villa, è stato trovato il cadavere di una sconosciuta in abito da sera, apparentemente assassinata. Nessuno degli abitanti della casa ha mai conosciuto la vittima, ma allora come spiegare il bizzarro ritrovamento? La polizia, subito interpellata, comincia le indagini, ma ancora una volta sarà la simpatica Miss Marple, con il suo occhio infallibile e la sua lucida capacità di far luce nei più tortuosi meandri dell¿animo umano, a risolvere il caso. Apparso per la prima volta nel 1942, C'è un cadavere in biblioteca è uno dei romanzi nei quali emerge maggiormente lo straordinario fascino di Miss Marple.

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Giudizio personale: 4/5


lunedì 22 agosto 2011

Un nuovo battito

Autrice: Jodi Picoult
Titolo originale: Change of heart

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Così come in Senza lasciare traccia, in questo libro Jodi Picoult si avvale di una narrazione corale, lasciando che siano i personaggi a raccontarci la storia, a turno, attraverso capitoli più o meno brevi.
La scrittura è meravigliosa come al solito, e già dopo le prime tre facciate ci si trova completamente catturati.
Anche qui troviamo molte pagine dedicate alla vita in cella, con personaggi a tutto tondo che ci fanno commuovere, arrabbiare, riflettere.
Protagonista è proprio uno dei detenuti, Shay, che porta nella storia un argomento scottante: la pena di morte.
Attraverso le vicende dei personaggi la scrittrice ci costringe a renderci conto di quanto questa sia una pratica terribile, e fa davvero orrore leggere dei dialoghi sull'impiccagione come se si trattasse della cosa più normale del mondo.
Altro personaggio interessante è padre Michael, che vede crollare quasi tutte le sue certezze, ed è assalito da dubbi e sensi di colpa.
Unica incrinatura, i supposti "poteri" di Shay, i quali, dopo una spiegazione razionale aspettata e credo indispensabile, ritornano come un'immagine pop-up in un finale teoricamente lieto ma amaro, in cui la Picoult ci chiede una ulteriore e non necessaria sospensione dell'incredulità.

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Retrocopertina: Per Shay Bourne, il primo condannato a morte del New Hapshire, è cominciato il conto alla rovescia. Ma quando tutto sembra essere perduto, gli si presenta un'occasione di salvezza: la possibilità di compiere un gesto che potrebbe riparare al male compiuto dodici anni prima e riscattare, così, la sua esistenza... Padre Michael, che ha consacrato la vita a Dio, quando si trova faccia a faccia con Shay, è costretto a mettere in discussione tutto ciò che gli è stato trasmesso sulla religione, sul bene e sul male, sul perdono, ma soprattutto su se stesso.
Maggie Bloom, infine, avvocato in prima linea nella difesa dei diritti umani, è pronta a combattere perchè Shay possa esaudire il suo ultimo desiderio, anche se questo significherà affrontare una lunga battaglia in tribunale, e il rischio di svelare segreti che meglio sarebbe se rimanessero tali per sempre...
In questo romanzo, Jodi Picoult incanta e conquista ancora una volta i lettori con una storia potente e cruda, che ci racconta l'oggi e approda a un finale così realistico e sconcertante da restare stupefatti.

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Giudizio personale: 4/5

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Qui le citazioni dal testo

giovedì 18 agosto 2011

Lucrezia Borgia

Autrice: Maria Bellonci

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Messo da parte lo stereotipo di donna crudele, tentatrice, corrotta e perversa -tanto da essere stata per secoli accusata di essere figlia, moglie e nuora del Papa-, Maria Bellonci -autrice del bellissimo Rinascimento privato- basandosi solo su documenti autentici, ci dipinge un ritratto il più fedele possibile di quella che dovette essere sul serio Lucrezia Borgia.
Unica figlia femmina di Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, fu a quanto pare amatissima dal genitore e dai fratelli, che non per questo evitarono di usarla come pedina di vetro sullo scacchiere politico, o, più spesso, come vittima sacrificale al fine di raggiungere i propri scopi.
Dal libro emerge così la figura di una ragazzina e poi di una donna estremamente legata alla famiglia, orgogliosa di farne parte, eppure contemporaneamente come persa in un mondo troppo grande, troppo lussuoso, troppo pericoloso.
Pericoloso, sì, perchè i Borgia non esitavano a compiere assassinii -e ad assassinarsi tra loro- pur di ottenere ciò che volevano.
E' così che una Lucrezia ancora giovane ma già sposata due volte, chiede -spera- di essere data in moglie a Ferrara, anche se questo significa lasciare Roma, due bambini amatissimi e il sogno di andare in quella Spagna da sempre dipinta come meravigliosa patria da Papa Borgia.
E' la voglia di allontanarsi dai giochi di potere, dall'immoralità, dall'egoismo, da quella famiglia adorata che non ha esitato a toglierle quello che è stato ipotizzato essere il suo primo vero amore, il secondo marito Alfonso di Bisceglie.
Perchè Lucrezia non riesce a disprezzarli, o almeno non per molto, e neanche ad allontanarsene, anche se ciò significa essere usata e calpestata.
Maria Bellonci ci racconta tutto ciò in poco meno di 600 pagine, senza inventare nulla -ponendosi qualche domanda, a volte, su quello che Lucrezia avrebbe potuto provare- ma, come già detto, affidandosi esclusivamente a documenti, per lo più lettere e registri.
Ricostruisce così minuziosamente gli ambienti, le feste, le cerimonie, ci elenca le pietre preziose possedute dalla duchessa (ultimo titolo di Lucrezia), il modo in cui venivano usati per farne gioielli, i tessuti utilizzati, i colori, le pettinature -e a questo proposito fa quasi sorridere ed è estremamente attuale la "rivalità" tra Lucrezia e la cognata Isabella d'Este-, i disegni per gli abiti, la moda di questa o quella corte.
Alla storia principale di Lucrezia se ne intrecciano inoltre mille altre, oltre a quelle degli innumerevoli Borgia -il Papa in primis, e poi Cesare, Giovanni, Jofrè, Angela-, delle dame di compagnia, dei poeti, di Sancha d'Aragona e Caterina Sforza, di figure altrimenti sconosciute, come quella di Dorotea, rapita il giorno del suo matrimonio, o quella di Barbara Torelli.
La lettura non è sempre semplicissima, ma val la pena di lasciarsi conquistare da questo libro, per immergersi nel XVI secolo e cercare di comprendere cosa e come fu la vita di una donna la cui memoria è stata molto spesso maltrattata.

Bellissimo il finale, nel quale l'autrice permette all'immaginazione di impadronirsi del testo:
"La poveretta va stentando" scrivevano i relatori.
Passa il 23; e trascorse il 24 giugno col suo sole allegro e chiaro avviato al giro consueto. Lucrezia si era quietata, pareva stesse ormai senza capire. Eppure, laggiù dove lei giaceva, qualche cosa doveva ancora arrivare a toccarla: era il colore del cielo di Subiaco, e si sentiva in basso rotolare l'Aniene, mentre al riso carnoso di Vannozza seguivano, scoccati, i baci materni dall'odor di vaniglia. Era il rosso della porpora cardinalizia abbagliato e vinto dal bianco trionfale della veste pontificia, e il gran viso di Alessandro VI tutto aperto alla luce d'agosto. Si componevano le volte ora finite e indorate dal pennello del Pinturicchio, tintinnavano vicini i campanelli del duca di Gandia, e s'incrociava, denso e periglioso, lo sguardo di Cesare Borgia.
Roma andava vaporando in una polvere rosea, di sera, mentre la campana del Campidoglio commentava ed esaltava i fasti borgiani. Forse a questo rombo che sembra arrivare da un tempo remotissimo, da un'eternità umana, con una voce che ha tanto di magia quanto di antica incuorante serenità, i terrori finivano di sbandarsi per dar luogo a una stanchezza lunga, filata, vicina alla pace. Era venuto il momento di non aver più paura. Lucrezia guardava in viso suo padre come al momento della loro separazione, quel nevoso mattino d'Epifania. E come allora sospirò appena, quando qualcuno disse che bisognava partire.
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Giudizio personale: 5/5

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Presunto ritratto di Lucrezia Borgia

La famiglia Borgia

Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia

Cesare Borgia

Giovanni Borgia

Jofrè Borgia

Presunto ritratto di Giulia Farnese (ma secondo i documenti la dama aveva capelli corvini)

Vannozza Cattanei

Angela Borgia

Alfonso I d'Este

Ippolito d'Este

Isabella d'Este

Francesco Gonzaga

Caterina Sforza

Carlo VIII re di Francia

Anna di Bretagna, moglie di Carlo VIII

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Links
- kleio, innumerevoli immagini di Lucrezia Borgia;
- kleio, innumerevoli immagini di Isabella d'Este;
- tanogabo, breve storia di Caterina Sforza ed alcune ricette di bellezza ideate da lei;
- castello di Gradara, breve storia della famiglia Borgia.

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Aggiornamento 13/04/2013

E' del 2011 la serie tv The Borgias, con Jeremy Irons nei panni di Papa Alessandro e Holliday Grainger in quelli di Lucrezia; Francois Arnaud è invece Cesare, mentre Lotte Verbeek è Giulia Farnese.
Che si tratti di un prodotto Showtime (The Tudors) è palese sin dai primi secondi della sigla:



La prima serie è composta da nove episodi; prende le mosse dalla morte di Papa Innocenzo VIII -a cui seguirà l'ascesa di Rodrigo Borgia al soglio pontificio - e si conclude con la calata dei francesi nel Regno di Napoli e la nascita dell'Infante Romano.
E' una serie molto ben fatta e alquanto piacevole (alcune inesattezze storiche sono facilmente perdonabili, in quanto prodotto di intrattenimento), anche se mi hanno lasciata perplessa i personaggi del Papa e di Cesare Borgia. Il primo, infatti, sembra quasi perennemente stupito o assente, mentre il secondo non è - almeno non ancora - il mostro sanguinario di cui ci parla la storia. E' un personaggio scaltro, ma a suo modo positivo, e la prima volta che uccide un uomo, lo fa per amore...
Mi è piaciuto molto, invece, il modo in cui è stata resa Lucrezia, presentata come una ragazzina allegra e spensierata che deve poi crescere in fretta a causa del matrimonio con Giovanni Sforza.
Assenti, per il momento - e spero che si continui così - ogni riferimento alla leggenda di Lucrezia quale figlia, nuora, e amante del Papa, anche se alcune scene - soprattutto tra la ragazza e Cesare - sono state palesemente confezionate per essere viste, volendo, con occhio malizioso.