sabato 30 luglio 2011

Il fiore del desiderio

Autrice: Chitra Banerjee Divakaruni
Titolo originale: The vine of desire

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[attenzione: SPOILER]

Anju e Sunil sono due indiani che vivono negli Stati Uniti.
Il loro è stato un matrimonio combinato e, già traballante, ha subito un colpo che potrebbe rivelarsi mortale dall'aborto di Anju e dalla sua successiva depressione.
Unico spiraglio di salvezza sembra essere la cupa accettazione e rassegnazione di Sunil verso il proprio destino, quando Anju decide di far arrivare dall'India la cugina e migliore amica Sudha, scappata dalla casa del marito per non abortire la sua bambina.
Tra Sudha e Sunil c'è però un passato di attrazione molto forte -che Anju volesse inconsciamente accelerare la fine del suo matrimonio?-.
La vita dei tre diventa così una soffocante prigione fatta di silenzi, sguardi, tensioni, finchè non accade l'inevitabile con tutte le sue disastrose conseguenze, e tutti sono costretti a fare i conti la realtà.

Anju, Sudha e Sunil sono tre solitari pianeti che ruotano attorno ad un nucleo di nostalgia, rimpianti e delusioni.
Troppo lontani dal proprio paese per essere protetti e rassicurati dalle sue tradizioni, ne sono però comunque troppo vicini da esserne avviluppati, tanto che nessuno di loro può dirsi libero dai condizionamenti della propria educazione e crearsi finalmente una nuova vita in un paese straniero.
Solo nell'ultima parte l'autrice ci regala uno spiraglio di speranza, perchè almeno l'amicizia e l'affetto sincero non vadano perduti per sempre.

Romanzo interessante per gli innumerevoli spunti di riflessione, Il fiore del desiderio rischia spesso di diventare ridondante a causa delle eccessive metafore -piacevoli assolutamente, ma altrettanto assolutamente in sovrannumero-; bella l'idea di mostrarci le lettere che i protagonisti scrivono alle loro famiglie di origine, alcune delle quali cassate con una x -ma comunque leggibili- in modo da farci capire quello che i personaggi avrebbero voluto esprimere, e quello che invece si sono sentiti costretti a raccontare -o celare-.

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Quarta di copertina: Ci sono due amiche carissime, Anju e Sudha. E c'è il marito di Anju che si innamora di Sudha. Che cosa accade a una grande amicizia femminile quando rischia di trasformarsi nel più classico dei triangoli?
Chitra Divakaruni ci racconta la vita di due donne indiane emigrate negli Stati Uniti, fra disadattamento ed entusiasmo, contagiate da un senso di improvvisa libertà che rischia di mettere in crisi ciò che hanno di più prezioso: la loro amicizia.
Attraverso il più antico degli intrecci amorosi, un ménage a trois pieno di sensi di colpa, Divakaruni dipinge il dramma moderno dello sradicamento. I personaggi del romanzo non hanno perso soltanto l'India e le sue tradizioni opprimenti e insieme rassicuranti. In forme diverse, ciò che perdono davvero per sempre è l'idea di poter fuggire in un altrove più libero e più moderno, dove essere davvero se stessi.

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Giudizio personale: 4/5

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Qui citazioni dal testo

mercoledì 13 luglio 2011

Le sei mogli di Enrico VIII

Autrice: Antonia Fraser
Titolo originale: The six wives of Henry VIII

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Divorced, Beheaded, Died, Divorced, Beheaded, Survived.
Così vengono indicate le sei mogli di Enrico VIII, o ancora, con gli stereotipi: la Donna Tradita, la Tentatrice, la Donna Buona, la Brutta Sorella, la Ragazza Cattiva, la Figura Materna.
In realtà queste sei donne che si ritrovarono consorti di uno dei sovrani più potenti d'Europa e, con lui, nei vortici della storia, furono molto di più che tradite, buone o cattive.
Ognuna di loro ebbe, come tutti, pregi, difetti, sentimenti, amò, coltivò speranze, affrontò delusioni, patì sofferenze.
Antonia Fraser ci traccia i loro ritratti, quelle che furono le loro vite in quel determinato contesto, senza mostrare preferenze di sorta ed attenendosi a documenti e verità storiche.
Non ci troviamo quindi qui di fronte ad un romanzo, a pensieri che non furono mai pensati o ad azioni che probabilmente non videro mai la luce.
Eppure riusciamo comunque a commuoverci, inorridire, stupirci, di fronte agli avvenimenti che coinvolsero queste donne ognuna a suo modo speciale: Caterina, degna figlia di Isabella d'Aragona, colta, pia, capace di reggere le redini dello stato in mancanza del consorte, ingiustamente abbandonata dopo anni di matrimonio, e la cui tragedia condizionò per sempre la vita della figlia Mary; Anna Bolena, uccisa per colpe che, tutti lo sapevano, non aveva commesso; Jane, la "pienamente amata", che riuscì a riportare la sfortunata Mary a corte e a cui non fu concesso di veder crescere suo figlio (e chissà se l'egoista Enrico si sarebbe stancato anche di lei); Anna di Cleves, che ebbe la forza di adattarsi a vivere in un paese straniero e di sopportare il ripudio; Catherine Howard, una ragazzina proiettata in un mondo forse troppo grande e complicato, per lei; infine Catherine Parr, che fu costretta a rinunciare al suo amore per Thomas Seymour per obbedire al re.

Lontano dall'essere una lettura noiosa o difficile, Le sei mogli di Enrico VIII si rivela davvero molto interessante, capace di portare il lettore nell'Europa a cavallo tra XV e XVI secolo, con tutte le sue complicate fragili alleanze e le innumerevoli figure di spicco; ci presenta i personaggi a tutto tondo, senza giudicarli, ci fa venir voglia di chiederci spessissimo "e se... ?" e di immaginare scenari inediti con tutto il loro carico di conseguenze.

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Retrocopertina: Sei figure femminili d'eccezione, rievocate con talento di scrittrice da Antonia Fraser, al di là della leggenda e della tradizione popolare, alla ricerca di una verità storica molto più interessante e complessa. Caterina d'Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Cleves, Caterina Howard e Caterina Parr, le sei mogli di Enrico VIII, condivisero ciascuna a suo modo il non invidiabile destino di sposare il re d'Inghilterra e Irlanda - il più bel principe d'Europa quando salì al trono, appena diciottenne, nel 1509, che si rivelò poi una specie di mostruoso Barbablù. Sei storie straordinarie - romantiche, crudeli, drammatiche, a volte farsesche - che danno nuova vita ai caratteri stereotipati della leggenda delle vittime innocenti di un tiranno. Sei donne dai tormentati rapporti reciproci, che diedero prova di intelligenza, coraggio e grande indipendenza di spirito.

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Giudizio personale: 5/5

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Le sei mogli



Caterina d'Aragona


Anna Bolena


Jane Seymour


Anna di Cleves


Catherine Howard


Catherine Parr

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Enrico VIII




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Altri personaggi:


Mary, figlia di Enrico e Caterina d'Aragona


Henry Fitzroy, figlio illegittimo di Enrico e Bessie Blunt


Elisabetta, figlia di Enrico e Anna Bolena



Edward, figlio di Enrico e Jane Seymour


Arturo Tudor, fratello di Enrico e primo marito di Caterina d'Aragona


Charles Brandon e la moglie Mary, sorella di re Enrico


Il Cardinale Reginald Pole


Chapuis, ambasciatore spagnolo


L'Imperatore Carlo V


Eleonora di Portogallo e Francia, moglie di Carlo V


Mary Boleyn, sorella di Anna


Cristina di Danimarca, Duchessa di Milano, vagheggiata da Enrico VIII come quarta moglie


Thomas Cromwell


Catherine Willoughby, duchessa di Suffolk


Jane Parker Rochford


Giacomo V di Scozia


Margaret Tudor


Thomas Seymour

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I Tudors è una serie televisiva scritta da Michael Hirst.
E' ben fatta, avvincente, ma è stata oggetto di critiche a causa di alcune inesattezze storiche che di sicuro sono presenti. Non bisogna dimenticare, però, che si tratta di un prodotto di intrattenimento e non di un documentario.
Vi ho comunque ritrovato tantissimi episodi descritti nel libro.

Nell'immagine in basso, i protagonisti principali.
Da sinistra a destra: Natalie Dormer (Anna Bolena); Joss Stone (Anna di Cleves); Joely Richardson (Catherine Parr); Jonathan Rhys Meyers (Enrico VIII); Tamzin Merchant (Catherine Howard); Annabelle Wallis (Jane Seymour); Maria Doyle Kennedy (Caterina d'Aragona).



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Links

- The Tudor years , sito ricco di informazioni ed immagini, tra cui le foto delle statue di cera di Madam Tussaud e le firme dei reali;

- The Royal forum , ricchissimo di immagini;

- Hot hot History breve storia delle sei mogli;

- Tudor Burial Sites , immagini delle tombe di Enrico VIII e delle mogli;

- Henry VIII , gruppo di Flickr;

- Ann Laurén , varie immagini di Caterina d'Aragona;

- The Tudors on Showtime , informazioni ed immagini sulla serie televisiva.


giovedì 7 luglio 2011

Un indovino mi disse - Citazioni


" L'acqua che ha ancora da passare è il domani, ma c'è già, a monte; quella che è scivolata via è l'ieri, ma c'è ancora, altrove, a valle ".

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" ...come se ognuno, cosciente della relatività di ciò che ha attorno, volesse mantenere la speranza che l'assoluto è altrove ".

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" La tua mente non è mai calma... tutto il tempo pensi a qualcosa... il che non è bene ".

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" Non c'è dubbio che sono figlio di mia madre. [...]. Eppure è altrettanto vero che, alla famiglia in cui sono cresciuto, non sono mai appartenuto, [...] non ho sentito mai alcuna affinità, come se davvero fossi stato messo lì per caso ".

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" ...i fatti non registrati non esistono ".

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" O abbiamo tutti, per una qualche innaturale deformazione, perso l'istinto per quel che la vita dovrebbe essere, e cioè soprattutto un'occasione di felicità? ".

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" -Ma non hai paura?-
-No, perché ho Dio- ".

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" Ero felice. Ero solo e trovavo la solitudine una magnifica compagna ".

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" ...il fatto che uno ha degli obblighi, che deve organizzare qualcosa fa sì che le emozioni vengano messe da parte, controllate ".

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" Il dolore di aver perso una persona cara sarebbe insopportabile se uno non avesse da pensare al funerale, a come vestirsi, a quale musica far suonare ".

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" ...se quella era la prova che tutto era scritto, la vita allora non aveva più alcun senso! ".

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" L'aver messo la scienza su un piedistallo ha fatto sì che tutto ciò che non è scientifico ci appaia ridicolo e spregevole ".

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" ...mi ero reso conto di come l'essere lontano mi faceva sentire a casa ".

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" Tutto quel che prima mi era parso poetico e interessante d'un tratto mi parve assurdo, stupido, umiliante ".

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" Mi alzavo la mattina e mi pareva d'avere sulle spalle il fardello del mondo... ".

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" Tutti corrono, ma verso dove? Perché? ".

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" ...io volevo riportare tutti indietro nella storia a ricercare il punto in cui avevamo imboccato la strada sbagliata ".

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" ...ero già preso dalla solita gioia di mettermi in cammino, dal sempre rinnovato senso di sollievo che mi prende a sapere che nessuno mi potrà raggiungere... ".

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" ...quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa ".



La principessa di Sumiyoshi

Autore: Anonimo
Titolo originale: Sumiyoshi monogatari

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[attenzione: SPOILER]

Il Giappone è sempre stato un paese con usi e costumi peculiari, ancora oggi spesso molto lontano dal nostro stile di vita.
Una storia giapponese, quindi, ambientata per di più nell'epoca Heian (794-1185), ci catapulta in un mondo sconosciuto, per certi versi affascinante, in cui i personaggi comunicano in versi, esprimendo i propri sentimenti e desideri sotto forma di metafore e similitudini riguardanti la meravigliosa natura nipponica e le stagioni:

Anche con il passar del tempo,
sempre ardente
come le viscere del monte Fuji
che continua a emanare il suo fumo
sarà la passione nel mio cuore per voi.
O ancora:
Effimera più della rugiada
che si posa su una campanula,
evanescente come i vapori
che si levano dalla terra
è la mia esistenza.

La storia è molto semplice e comune: una ragazza molto bella, di cui è gelosa la matrigna, si innamora, ricambiata, di un uomo. Ma la matrigna riesce a fare in modo che lui sposi una delle sue figlie, e progetta un futuro degradante per la protagonista.
Questa è così costretta a fuggire, ma viene ritrovata dall'uomo anche grazie ad un intervento divino, ed i due sono liberi di vivere il loro amore.
Ne La principessa di Sumiyoshi è quindi presente il tema della figliastra maltrattata, un problema molto comune nella società dell'epoca, nella quale un uomo aveva più mogli in rivalità tra loro, e che probabilmente giustifica il successo che l'opera ebbe tra i lettori del tempo.
A questo tema segue quello della fuga, una sorta di "purificazione" utile perchè la protagonista si trasformi da fanciulla in donna, ed infine il matrimonio, lieto fine per gli innamorati e punizione per la matrigna.
Lo stile della storia è semplice, la trama è essenziale, mancano le lunghe descrizioni, le rievocazioni, i personaggi sono senza spessore e si muovono secondo modelli prestabiliti. Ciò, insieme all'uso di espressioni di cui l'uditorio conosceva bene il significato, fa pensare che l'opera sia anonima perchè in principio veniva trasmessa oralmente, e solo in seguito ne fu ricavato un testo scritto.

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Quarta di copertina: La crudeltà di una matrigna che maltratta la figliastra e ostacola la sua storia d'amore con il Tenente, facendolo sposare con l'inganno a una delle sue figlie, e dopo molte peripezie il lieto fine con la giusta punizione: questa la storia di Himegimi, principessa di Sumiyoshi, costellata di imprevisti, lacrime copiosamente versate, missive romantiche, versi che scandiscono il passare del tempo mentre ritraggono lo stato d'animo dei protagonisti. Una Cenerentola ante litteram commovente, talvolta ironica, qui in prima traduzione italiana, che ci offre uno spaccato della vita degli aristocratici di corte del Giappone intorno al X secolo.

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Giudizio personale: 3/5