domenica 24 ottobre 2010

La tenda rossa

Autrice: Anita Diamant
Titolo originale: The red tent

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La tenda rossa è un bel libro che vede protagonista Dinah, l'unica figlia femmina del personaggio biblico Giacobbe.
La storia comincia proprio con l'arrivo di questi all'accampamento di Labano, che diventerà poi suo suocero.
Giacobbe, infatti, ne sposerà le figlie, prima Leah e poi Rachele, ed avrà dei figli anche con le sorellastre di queste, Zilpha e Bilhah.
Ho scelto questo libro perchè le storie che riguardano Giacobbe -o almeno, le trasposizioni televisive riguardo a queste storie- sono sempre state le mie preferite tra quelle bibliche; l'amore tra l'uomo e Rachele, la moglie che prediligevo, mi sembrava molto romantico (per quanto romanticismo possa esserci in un matrimonio poligamo).
L'autrice, però, mi sembra che accordi la sua preferenza a Leah; Rachele è la più bella, perciò indolente, anche se alla fine non ne esce troppo male.
Quello che vorrei sottolineare è che questo non è affatto un libro religioso, il Dio di Giacobbe non viene esaltato nè è il protagonista, è solo una divinità, come d'altronde lo sono tutte quelle adorate dai personaggi femminili.
Perchè in effetti questa è principalmente una storia di donne, donne vissute in un'epoca non certo facile, in cui le loro vite e le loro emozioni dovevano cedere il passo a quelle degli uomini, completamente ignari del loro mondo segreto e dei loro desideri, tra cui quello di non essere dimenticate (nella stessa Bibbia, dopo l'oltraggio di Sichem, Dinah non viene più menzionata, nemmeno tra i figli di Giacobbe).
Ma, dicevo, la protagonista della Tenda rossa è Dinah; la Diamant ci fa assistere alla sua nascita, ce la fa vedere bambina intenta nei giochi con Giuseppe, poi donna innamorata e donna disperata, madre, levatrice, amica, figlia amata e dimenticata, sorella tradita; sola suo malgrado, ci insegna il coraggio, quello di uscire dall'oblio e ricominciare a vivere.
E' questo un libro davvero emozionante, oltre che un'interessante ricostruzione della vita di quelli che sarebbero diventati i primi ebrei, è una storia mai noiosa, che ci accompagna finché, con dispiacere, non ci accorgiamo che è finita.

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Quarta di copertina: " Entrai nella tenda con un nuovo orgoglio. Da quel momento in poi sarei stata bene accetta in ogni tenda dove Rachele e Inna assistevano una partoriente. Da quel momento in poi avrei potuto versare il vino e fare offerte di pane alla Luna Nuova, e presto avrei appreso i segreti che uniscono uomini e donne ".

Rivolgendosi alle donne di tutti i tempi per lasciare memoria di tradizioni dimenticate e di un duro destino cancellato dalla storia, Dinah rievoca le vicende della propria famiglia, quella del patriarca Giacobbe, di cui è l'ultimogenita e l'unica figlia femmina. Il racconto inizia con l'arrivo di Giacobbe all'accampamento di Labano, padre di quattro ragazze: due di loro diverranno le sue mogli, portandogli in dote anche le sorelle minori. La tribù del patriarca si arricchisce di molti figli maschi, ma le donne sentono la mancanza di qualcuno che possa raccogliere un'eredità di ricordi, canti e leggende. Così la nascita di Dinah viene vissuta come una festa nella tenda rosse, il luogo, precluso agli estranei, dove le donne si riuniscono nei momenti più importanti della vita. Quando Giacobbe decide di partire con la sua famiglia verso la terra di Canaan, Dinah comincia a seguire la zia Rachele, abile levatrice, come aiutante; ha così l'opportunità di conoscere il principe Shalem. Tra i due nasce una passione intensa che provocherà una lacerazione insanabile tra Dinah e la sua famiglia, e segnerà in modo tragico il suo destino.

"L'autrice non si è limitata a ricreare la atmosfere del mito biblico: ha voluto cercare di capire come era la vita delle donne di allora per descriverla attraverso gli occhi della protagonista".

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Giudizio personale: 5/5

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Approfondimenti - Le principali differenze tra il romanzo e il testo biblico

- Nella Bibbia Giacobbe sposa per prima Leah (o Lia) a causa di un raggiro di Labano. Questi, infatti, fa indossare il velo nuziale, che copre il viso, alla figlia maggiore invece che a Rachele, perchè afferma che, secondo la tradizione, non si può permettere alla più piccola di sposarsi prima della più grande;
nel romanzo Giacobbe sposa prima Leah perchè Rachele, terrorizzata da Zilpha riguardo alla prima notte di nozze, supplica in lacrime la sorella affinché prenda il suo posto.

- Nella Bibbia Giacobbe non sa di aver sposato Lia e, quando si accorge del fatto, va su tutte le furie;
nel romanzo Giacobbe già prima delle nozze si accorge che la sua sposa sarà Leah, ma non protesta; in seguito, d'accordo con la moglie, si fingerà arrabbiato.

- Nella Bibbia le mogli adorano il Dio di Giacobbe;
nel romanzo le donne continuano ad adorare i propri dei.

- Nella Bibbia Dinah viene rapita e violentata da Shalem, che però ne è innamorato e la chiede in moglie;
nel romanzo Dinah e Shalem si innamorano l'un l'altra e la ragazza gli si concede di sua spontanea volontà.

- Nella Bibbia la strage di Sichem è raccontata come un atto compiuto dai fratelli per vendicare l'onore della sorella, ma Giacobbe non lo avalla, anzi, ha dure parole per i figli assassini prima di morire;
nel romanzo i fratelli di Dinah compiono la strage solo per avidità ed invidia, e Giacobbe sembra piuttosto indifferente, per non dire d'accordo.


sabato 9 ottobre 2010

L' Abbazia di Northanger

Autrice: Jane Austen
Titolo originale: Northanger Abbey

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L'Abbazia di Northanger è l'ultimo romanzo di Jane Austen che io abbia letto, il che non depone a favore della storia, visto che la piccola Cathy non può reggere il confronto con Elizabeth, Ann o Emma.
Ciò che mi ha colpito, però, è stato il fatto che, diversamente da quanto si legge su tutti i retrocopertina, che insistono sulle fantasie e i sogni gotici di Catherine, protagonista del racconto è come sempre la società inglese, la vacanza a Bath con i suoi immancabili balli, le nuove conoscenze, i fraintendimenti e l'amore.
Cathy è semplicemente una ragazzina molto giovane e ingenua, che non sa niente della vita, e si innamora del primo giovane gentile che le rivolge la parola e qualche complimento; è però imbevuta di fantasie fatte di atmosfere truci, eroi, combattimenti all'ultimo sangue, donzelle in pericolo, frutto delle sue assidue letture.
Ed i suoi sogni ad occhi aperti occupano una parte davvero modesta di tutta la storia.
Ciò che risalta, in questo libro, e che ci dà un indizio del fatto che sia antecedente ad Orgoglio e pregiudizio e agli altri capolavori austeniani, è la costante, palpabile presenza dell'autrice, che si interroga, ci interroga, fa considerazioni, esprime dubbi, diversamente dagli altri romanzi, in cui la sua presenza, pur sempre costante, è impalpabile, sfuma e si nasconde dietro le parole, i gesti, i pensieri dei suoi personaggi.

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Retrocopertina: L'Abbazia di Northanger, antica dimora medievale del futuro suocero, accende l'immaginazione della protagonista: Catherine, una giovane ingenuamente romantica, nutrita dalla lettura di libri tenebrosi, che fantastica di misteri e delitti inesistenti. Questa cornice "noir", entro la quale si svolge una storia d'amore contrastata, è resa dalla Austen con vena ironica, leggera ma graffiante, che percorre tutto il romanzo e che affianca, come scrive Bertolucci, "quella sua qualità suprema, che è solo sua e di certi pittori del Seicento olandese, di dare la vita di tutti i giorni nel quieto brusio delle faccende quotidiane".

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Giudizio personale: 4/5

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Nel 2007 Itv ha prodotto una trasposizione televisiva di Northanger Abbey, con Felicity Jones nel ruolo di Catherine.
Anche questa volta, purtroppo, dobbiamo accontentarci dei sottotitoli in italiano, in quanto non c'è stato un doppiaggio nella nostra lingua.
E' un film ben fatto, la protagonista è molto credibile nella parte della ragazzina ingenua; John Thorpe è untuoso al punto giusto; Carey Mulligan, già Kitty in Orgoglio e Pregiudizio del 2005, è molto brava ad interpretare la superficiale e arrivista Isabella Thorpe; brava anche l'interprete di Eleanor Tilney, Catherine Walker; forse poco affascinante il protagonista maschile, JJ Field, nei panni di Henry Tilney.
Belle le ricostruzioni dell'Inghilterra a cavallo tra XVIII e XIX secolo.



La bambina Lazarus

Autore: Robert Mawson
Titolo originale: The Lazarus child

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Anni fa sentii molto parlare di questo libro, così, quando l'ho visto, spinta dalla curiosità mi sono decisa a prenderlo.
Beh, non rientrerà certo nel novero dei libri che ho apprezzato di più...
in breve, una dottoressa ventiseienne, Lizzie, ha trovato il modo per "riportare indietro" i ragazzi e i bambini caduti in coma profondo in seguito ad incidenti di vario tipo.
La ragazza è infatti convinta che, più o meno in profondità, anche i pazienti dichiarati irrecuperabili ci siano, e che grazie a innovativi macchinari e stimolazioni di vario tipo, possano essere recuperati.
Ciò però non si rivela sempre la scelta giusta: alcuni ragazzi muoiono durante il trattamento; altri "riemergono", ma profondamente limitati e con una qualità di vita ai minimi livelli.
E' a Lizzie che si rivolgono gli Heywood, genitori -e nonna- di una bimba investita da un autobus mentre il fratellino più grande, Ben, assisteva impotente alla scena e che, insieme alla sorellina, ha perso anche la voglia di vivere.
Lizzie si dedica con tutto il cuore a questo caso, anche perchè, da piccola, assistette con altrettanta impotenza alla morte di suo fratello minore, ed il suo impegno per far "risorgere" la piccola e Ben la porterà proprio in quella profonda oscurità da cui ha sempre cercato di salvare gli altri...
la prima parte della storia è interessante, mi sono piaciute le dinamiche familiari degli Heywood, molto verosimili, e la figura della nonna dei bambini è stata quasi da subito la mia preferita, per la sua simpatia, il suo coraggio, la sua bontà; a lungo andare però la storia si fa noiosa, la piccola storia d'amore che nasce tra la dottoressa e l'agente Boyd è prevedibile, la questione del recupero dei bambini troppo inverosimile. Ed il finale lascia l'amaro in bocca.

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Retrocopertina: Un drammatico viaggio nel buio. Verso la luce.
Ben Heywood aveva solo dodici anni quando sua sorella fece il salto nelle tenebre. Era stata una questione di secondi: Ben aveva attraversato la strada per comprare un fumetto e un pò di mentine, senza accorgersi che lei lo aveva seguito e si era fermata con l'amichetta in mezzo alle automobili sfreccianti. Il tempo si era fermato per un attimo, poi quello schianto atroce... ora la bambina è in coma, e ben sta morendo dentro. Ma la dottoressa Elizabeth Chase ha scoperto come oltrepassare il confine tra il nostro mondo e quello che c'è al di là. Un viaggio delicato e impossibile che soltanto Ben potrà affrontare. Per morire con la sorellina o risorgere.

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Giudizio personale: 2-3/5


Cronache del Mondo Emerso III

Autrice: Licia Troisi
Sottotitolo: Il talismano del potere

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Forse perchè ho cominciato questo libro un pò "per forza", in quanto non ne avevo altri ancora non letti, che all'inizio la storia mi è parsa piuttosto noiosa.
Ma poi le descrizioni dei santuari in cui si reca Nihal allo scopo di completare il talismano, mi hanno del tutto incantata; in esse Licia Troisi ha dato un'ulteriore prova del proprio talento.
In quest'ultima parte delle Cronache si compie il cammino di crescita della mezzelfo Nihal; si schiudono i suoi sentimenti per Sennar; il male viene finalmente sconfitto, anche se, con una nota piuttosto veritiera e amara, i protagonisti sono consapevoli che il Tiranno non è nè il primo nè l'ultimo usurpatore della libertà e della serenità del Mondo Emerso, e che a lui ne seguiranno altri.
Desta meraviglia l'aspetto fisico del Tiranno, che non svelo per non spoilerare il finale, che fa riflettere su quanti volti abbia il male, sul fatto che si possa annidare ovunque, e che spesso è solo causato da altro male...

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Retrocopertina: Mentre l'esercito delle terre ancora libere dal potere del Tiranno crolla sotto l'avanzata delle truppe nemiche e degli agghiaccianti schieramenti dei fantasmi, Nihal, l'ultimo mezzelfo del Mondo Emerso, è in viaggio con il giovane mago Sennar per una missione disperata: recuperare le otto pietre di un talismano dai poteri infiniti, capace di porre fine alla guerra. Ciascuna delle otto Terre del Mondo Emerso nasconde all'interno di un santuario una delle pietre dedicate agli otto spiriti della natura: Acqua, Luce; Mare; Tempo; Fuoco; Terra; Oscurità; Aria. Se Nihal riuscirà a raggiungere tutti i santuari e a riunire le pietre nel talismano, potrà chiamare a raccolta gli Spiriti e annullare ogni forma di magia, comprese le terribili armi del Tiranno. Nella Terra dell'Acqua, intanto, il maestro di Nihal, lo gnomo Ido, scopre di avere un nuovo e terribile nemico che rischia di trascinarlo verso un passato da cui sembra impossibile riscattarsi...

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Giudizio personale: 4/5

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Qui le citazioni dal romanzo

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Cronache del Mondo Emerso I
Cronache del Mondo Emerso II

domenica 3 ottobre 2010

Colpo di... fulmine

Autrice: Erica Orloff
Titolo originale: Mafia chic

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Theresa Marie "Teddi" è l'unica femmina dei diciotto nipoti di "Poppi" Marcello, "padrino" italo-americano, e in quanto tale è trattata alla stregua di una principessina, viziata, coccolata, e sorvegliata dai vari membri della famiglia.
Che però la vorrebbero felicemente -e finalmente- "maritata", possibilmente con un cattolico, italiano, non appartenente alla mafia.
Così Teddi comincia una relazione con un noto giornalista televisivo, ma il suo "colpo di fulmine" è un italo-americano con cui si è scontrata mentre lui la pedinava con un grosso furgone... dell'FBI.
Naturalmente, da italiana, la solita equazione: italiano=mafioso dà non poco fastidio, ma questo libro in pratica si regge su stereotipi riguardanti chi ha origini nel Bel Paese.
Accantonati i temi profondi velati d'ironia e le storie interessanti di Diario di una signora del blues e Tequila a colazione, Erica Orloff ci consegna un libro la cui prevedibilità è davvero l'ultima delle sue pecche.
Le famiglie di Teddi, entrambe italiane ed entrambe mafiose, naturalmente, si incontrano ogni domenica per pranzi luculliani a cui nessuno può dire di no, ed in cui il piatto preferito da tutti, e menzionato fino alla nausea, sono le teste d'agnello (teste d'agnello con tanto d'occhi sulle tavole italiane?? Mah...); le donne sono assiepate in cucina, gli uomini davanti alla tv, con i petti villosi coperti da canottiere di materiale scadente, le ragazze in salotto scelgono le scarpe Jimmy Choo "cadute accidentalmente da un camion".
Ma tanto per stemperare il tutto, ogni membro della famiglia ha un cuore grande così, nessuno traffica in droga (oh, no, per amor del Cielo!), la prostituzione non viene nemmeno menzionata, e nell'aria si respira il desiderio di una vita onesta e normale, che probabilmente si realizzerà una volta che la nuova generazione avrà soppiantato la vecchia.
Colpo di... fulmine è un libro leggero, che si legge in fretta, e che, forse, può risultare divertente. Fuori dall'Italia.
Ed è proprio questo il problema.

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Retrocopertina:
La famiglia,
l'amore,
il cibo:
tutti e tre fanno ingrassare.

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Giudizio personale: 3/5