sabato 14 novembre 2009

Jolanda, la figlia del Corsaro Nero

Autore: Emilio Salgari

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Sono cresciuta sentendo mia madre dire quanto erano belli gli sceneggiati che la Rai trasmetteva una trentina di anni fa, ed in particolare di quanto amasse "Jolanda, la figlia del Corsaro Nero". Così, anche se non troppo convinta, quando ho visto questo libro su una bancarella, ho deciso di portarlo a casa con me.
E' quel genere di storie che trasudano avventura dalla prima all'ultima pagina, lo definirei -e mi perdoni chi ne sa più di me- un romanzo "onomatopieco", perchè sembra davvero di sentire i galli che combattono, il mare in tempesta, i cannoni, le battaglie ferventi...
nonostante ciò, non è un libro che mi ha appassionato, anzi, ho trovato l'inizio un pò noioso, mentre dall'episodio di Jolanda e Morgan sull'isola, la storia è diventata più interessante.
Altrettanto interessante il personaggio di Jolanda, donna -o meglio, ragazzina- sì da salvare, ma combattiva, fiera, coraggiosa, battagliera, e, forse, anche un pò inconsapevole del pericolo.

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Retrocopertina: Scomparso misteriosamente con la sua Honorata Wan Guld nell'ultimo capitolo della Regina dei Caraibi , il Corsaro Nero non tornerà più in scena: è morto là nel suo Piemonte, combattendo per i Savoia, lo apprendiamo dalle prime pagine di questo romanzo che chiude il Ciclo e lo chiude in bellezza.
Ma Salgari ama troppo i suoi corsari per abbandonarli senza rimpianto: e poichè i morti non si possono resuscitare, ecco che quel cupo romantico personaggio viene sostituito qui dalla sua bella figlia, la bruna la forte la coraggiosa Jolanda, che prosegue impavida la lotta contro i nemici di sempre, gli Spagnoli. Le sono compagni due nostre vecchie conoscenze, Carmaux il biscaglino e Wan Stiller il fiammingo, fedeli fino all'ultimo alla Filibusteria e alla bottiglia di acquavite.

Con Jolanda, nasce la donna moderna, una eroina del femminismo inconscia del suo ruolo, che perciò sostiene con tutta naturalezza.
Per l'amore e per la guerra, balza poi in primo piano Morgan il Pirata, eroe, insieme a Jolanda, di uno dei più impetuosi e meglio intrecciati romanzi di Emilio Salgari.

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Giudizio personale: 3/5


Real kiss

Titolo: Real kiss
Storia e disegni: Kaho Miyasaka
Volume: unico

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Real kiss è un manga carino, coinvolgente soprattutto all'inizio.
Riconoscibilissimo lo stile di Kaho Miyasaka, con i suoi disegni che sono, a mio parere, tra i più belli dell'universo manga.
La storia vede protagonisti Haruna e Fujikawa, due liceali che si innamorano l'una dell'altro. Lui è il classico bello e impossibile, il più popolare della classe, con una reputazione da donnaiolo, ed è molto simile al Kaji protagonista de La scoperta dell'amore della stessa Miyasaka.
Lei, Haruna, è una ragazzina estroversa, combattiva, a tratti buffa, molto simpatica, diversa dalla timida ed inibita -ma anche tanto dolce- Kotori, partner di Kaji.
Probabilmente la differenza con La scoperta dell'amore sta proprio nel fatto che Real kiss è leggermente -ma solo leggermente, non aspettatevi chissà che- più malizioso, a livello di storia e disegni.
Il finale di primo acchito può sembrare tronco, poco soddisfacente, ma ad una rilettura non risulta sgradevole.

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Quarta di copertina: Impossibile opporsi a un colpo di fulmine. Quando ci si innamora, i sentimenti sono inarrestabili. E Haruna, la nostra protagonista, sta per perdere la testa per un ragazzo che le darà del filo da torcere. Lui è bello, attraente, irresistibile ed è l'ultima persona di cui lei vorrebbe innamorarsi... ma al cuore non si comanda!

Contents:
Real Kiss
Real Love
Real Kiss - heavenly eyes
Real Kiss - side Fujikawa

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Giudizio personale: 4/5



venerdì 6 novembre 2009

Confessione di un assassino

Autore: Joseph Roth
Titolo originale: Beichte eines Morders

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Quando lessi questo libro per la prima volta, molti anni fa, non mi sembrò gran che, anzi, all'inizio lo trovai anche noioso e difficile.
Ma forse ero troppo piccola per comprenderlo.
Perchè questa volta mi è sembrato molto coinvolgente, interessante, e scritto benissimo.
Si tratta della storia di un uomo, Golubcik, narrata nello spazio di una notte in un ristorante, ad "amici" conosciuti da tempo, ma solo di vista.
E' la discesa agli inferi di una persona "per bene", mal consigliata dai propri sentimenti, dalla mancanza di un punto di riferimento, dal desiderio di giustizia a tutti i costi, e, soprattutto, da un "inviato del demonio". Questi, tale Lakatos, può essere interpretato in modi vari: come un semplice uomo con un'anima demoniaca; come un messo del diavolo, o come il demonio stesso. La sua onnipresenza in tutto il libro ne fa qualcosa di temibile, misterioso, angoscioso, presago di sventure.
Interessante, oltre a ciò, la crisi di identità di Golubcik, prima figlio di un tagliaboschi, poi bastardo di un principe, poi spia, canaglia, ma ancora "brav'uomo", poi principe fasullo con un nome - quello che gli spetterebbe per diritto di nascita - ma rubato, infine nessuno, in una confusione di ruoli e doveri e diritti il cui acme porta alla svolta nella vita dell'uomo.
Ma è poi possibile una vera svolta, quando, in ogni momento cruciale dell'esistenza, il messo del demonio è pronto a "consigliarti"?.

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Quarta di copertina: Una vicenda nera e tormentosa, ossessiva, trascinante. Il "romanzo russo" di Joseph Roth.

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Giudizio personale: 4/5