domenica 11 febbraio 2018

The unthinkable triangle


Autrice: Joana Starnes

Sottotitolo: A Pride and Prejudice variation

Lingua: inglese

Genere: variation

Prima pubblicazione: settembre 2015



Che Joana Starnes sappia scrivere - ma scrivere davvero - è palese anche per chi, come me, legge i suoi libri in una lingua che non è la propria.
Dalla sua penna sono già scaturiti The subsequent proposal e The second chance, che mi avevano attirata per il fatto che, pur essendo variation di Orgoglio e pregiudizio, incrociavano le storie di Darcy, Lizzie e gli altri con quelle dei personaggi di Persuasione l'una, e di Ragione e sentimento l'altra. Tuttavia di sicuro il mio romanzo preferito della scrittrice britannica - per ora - è proprio The unthinkable triangle, che, riguardo a personaggi e ambientazione, si mantiene strettamente nei limiti di Orgoglio e pregiudizio.


Nocciolo della storia è, come ci suggerisce il titolo, l'impensabile triangolo a cui la stessa Jane Austen aveva alluso, ovvero quello tra Elizabeth, Darcy e il colonnello Fitzwilliam. Nella storia originale, infatti, quest'ultimo confessa che, se non dovesse necessariamente sposare una donna ricca, essendo lui un figlio cadetto, le sue attenzioni ricadrebbero con piacere sulla secondogenita dei Bennet.
Nel romanzo di Joana Starnes, il colonnello, Richard, manda all'aria tutti i suoi precedenti propositi matrimoniali pur di coronare il suo sogno d'amore con Elizabeth, che, a sua volta, non dà peso alle condizioni economiche dell'uomo.
Darcy, dal canto suo, assiste impotente alla materializzazione di un incubo: la donna amata legata non solo ad un altro uomo, ma a quello che è il suo affezionato cugino nonché amico fraterno ...


Già in The subsequent proposal Joana Starnes era stata superba nel descrivere la disperazione di Darcy, allora permeata, almeno in principio, di rabbia a causa del rifiuto della sua proposta di matrimonio. Qui abbiamo invece la disperazione che nasce dal rimpianto per aver sprecato tempo prezioso: Richard, infatti, si dichiara ad Elizabeth ad Hunsford proprio lo stesso giorno in cui Darcy si era finalmente deciso a compiere lo stesso passo (in quella che probabilmente sarebbe stata, come nel romanzo originale, una proposta disastrosa).

La storia riesce ad essere piacevole ed originale: ad un certo punto ho pensato a ben tre svolte della vicenda, tutte prevedibili e noiose in realtà, ma la scrittrice è riuscita a trovare una strada inaspettata e realistica. 

I personaggi mi sono piaciuti molto, li ho trovati tutti in linea con i corrispettivi austeniani (e ringrazio di tutto cuore l'autrice di aver tenuto fuori Wickham). Mrs Bennet è resa benissimo, non è presente in molte scene, ma mi ha strappato un sorriso ad ogni apparizione. Elizabeth è molto dolce, non una super donna come spesso accade in altre variation, e Mr Bennet perfettamente pacato ed amorevole.
Se dovessi trovare una nota negativa, direi che non mi sono sentita coinvolta nella storia tra Lizzy e Richard, probabilmente perché essa è stata raccontata solo attraverso quest'ultimo, e quasi nulla ci viene mostrato del suo sbocciare.


La mia parte preferita è stata di sicuro quella del chiarimento tra i due protagonisti principali, Darcy ed Elizabeth. Si è trattato di una scena molto delicata, dolce ed emozionante quale raramente mi è capitato di trovare in un romanzo.

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La copertina: non mi fa impazzire ma nemmeno mi dispiace. Apprezzo il contrasto tra il rosso e il giallo, tuttavia credo che avrei preferito un'impostazione meno geometrica.

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Trama: All is fair in love and war – or is it? What if Mr. Darcy’s rival for Elizabeth Bennet’s hand and heart is not some inconsequential stranger, but his dearest, closest friend? How is he to reconcile the claims of loyalty and kinship with the urge to pursue his heart’s desire?

"Eyes tightly shut against the horrifying future, Darcy dug his fingers in his hair. Lost to him forever. Not merely lost, but promised to his cousin – firmly in his life, but never his! How in God’s name was he to bear it and not become unhinged? How was he to have her at his table as Richard’s affianced, and not betray himself? How was he to see her, time and again, and give no sign that he wanted her more than he had ever wanted any woman? How was he to keep up the pretence, day after excruciating day?"

“This cannot be! Today’s events have tampered with your judgement.”
“Elizabeth, pray let my judgement be my concern alone. From the very first days of our acquaintance I sat in judgement instead of courting you, and I paid a terrible price for it. After a year such as I had, there is nothing – nothing, do you hear? – that I would not do to be with you.”
He kissed her with a passion bordering on desperation, then burst out, more fiercely than ever:
“You must leave me room to hope! Or, as God is my witness, by this time tomorrow I will have carried you off to Gretna Green and damn the consequences!”

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Giudizio personale: 5/5

sabato 10 febbraio 2018

Casa Howard - Citazioni

" E' così facile parlare di emozione passeggera, dimenticando quanto fosse intensa prima che passasse. "

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" ... sentiva che quanti si preparano in anticipo a tutte le emergenze della vita, rischiano di farlo a spese della gioia. "

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" Non sempre i poveri possono raggiungere quelli che vogliono amare e quasi mai fuggire da quelli che non amano più. "

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" La vita è davvero pericolosa, ma non nel modo in cui ci vorrebbe far credere la morale. E' davvero ingovernabile, ma la sua essenza non è una battaglia. E' ingovernabile perché romanzesca, e la sua essenza è la bellezza romantica. "

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" - La mia convinzione - dice il mistico - si rafforza infinitamente nel momento in cui un'altra anima vi crede. "

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" Non si è sicuri di nulla, tranne che della verità delle proprie emozioni. "

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" Senza dubbio non v'è riposo per noi sulla terra. Ma v'è certamente felicità... "

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" Ella sapeva che dall'espediente della Natura noi abbiamo costruito una magia che ci conquisterà l'immortalità. "

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" Tutto era così solido e lindo, che il passato scattò in alto, fuori dalla vista, come una tendina avvolgibile, lasciando non arrotolati soltanto gli ultimi cinque minuti. "

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" ... ma noi sappiamo che nessuna generalizzazione è possibile riguardo a quelli che amiamo; non lo stesso cielo li attende, né lo stesso oblio. "

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" Ora è tutta una questione di affetto. [...] E l'affetto, quando è ricambiato, dà dei diritti. "

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" Io so cose che loro non possono sapere, e anche tu le sai. Noi sappiamo che c'è la poesia. Noi sappiamo che c'è la morte. Loro possono soltanto accettarle per sentito dire. "

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" E fra tutti i mezzi di rigenerazione il Rimorso è certamente il più rovinoso. Insieme a quelli avvelenati taglia via i tessuti sani. "

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Qui la recensione del romanzo

sabato 27 gennaio 2018

Maria Antonietta

Autrice: Antonia Fraser
Lingua: italiano
Sottotitolo: La solitudine di una regina
Titolo originale: Marie Antoinette. The journey
Genere: saggio
Prima pubblicazione: 2001

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Quella di Maria Antonietta, lo sanno tutti, è una storia senza lieto fine.
Sia lei che il marito, diventato poi Luigi XVI, salirono al trono quasi per uno scherzo del destino: a causa del vaiolo che sfigurò una sorella promessa al delfino, l'una; per la prematura morte del fratello maggiore, l'altro. Fu così che due ragazzi giovani, inesperti, sottovalutati, poco avvezzi agli intrighi politici e, almeno nel caso di Luigi, con una scarsa autostima, si ritrovarono ad essere sovrani di una nazione che, dopo qualche tempo, si sarebbe violentemente sollevata contro di loro.

Maria Teresa d'Austria
Antonia Fraser, già autrice del bellissimo Le sei mogli di Enrico VIII, traccia con elegante maestria la storia di questa regina, inserendola sapientemente nel suo contesto storico ed arricchendo il saggio di informazioni non sempre facili da reperire.
Ne viene fuori il ritratto di una donna piuttosto sola, non all'altezza della potente madre, l'imperatrice Maria Teresa, e dopotutto non interessata alla manovre politiche, né propensa a favorire la sua terra natia a scapito della nuova patria. Di certo le pressioni subite dalla famiglia di origine, come testimoniano le lettere provenienti dall'Austria, furono tante: in esse è lampante il fatto che Maria Antonietta fosse vista semplicemente come pedina sullo scacchiere politico, nonché come strumento per mettere al mondo i futuri sovrani di Francia. E' raro leggere di un interessamento verso la sua persona da parte dei familiari, e suona quanto meno meschino da parte del fratello, erede al trono imperiale e con una sola figlia, premere su Maria Antonietta, già madre di un maschio e una femmina, affinché dia alla luce un altro figlio, che sostituisca il delfino in caso di morte prematura.

Maria Antonietta con i figli Maria Teresa Carlotta, Luigi Giuseppe, Luigi Carlo e la culla vuota di Sofia Elena Beatrice, morta prima di compiere un anno.

Naturalmente la parte più penosa è quella riguardante la Rivoluzione. Non avevo mai letto un resoconto così chiaro e crudo che mi facesse riflettere sulla profonda violenza dell'evento, di cui di solito si predilige il ruolo di apripista ai valori di liberté, égalité, fraternité.
Maria Antonietta, che era stata sentita dalla popolazione come una straniera, sospettata di favorire l'Austria e accusata di ogni nefandezza - le vignette satiriche e offensive che la ritraevano regina di lussuria avrebbero spezzato chiunque -, naturalmente non fu risparmiata dai rivoltosi: spaventata nella propria casa, tenuta prigioniera, privata degli affetti, fu perfino accusata di aver molestato il figlio, e condannata da un tribunale dopo un processo che anche alcuni tra gli stessi fautori della Rivoluzione giudicarono una farsa.
Così la regina di Francia per caso, che aveva trovato nella passione per gli abiti e le acconciature che oggi ci paiono ridicole, il rimedio a una vita passata in gran parte in solitudine in un paese ostile, se ne andò via, pare, con i capelli diventati improvvisamente bianchi, attraverso quella che fu uno dei simboli della Rivoluzione francese, la ghigliottina, ignara anche del destino che attendeva i figli ancora in vita (e che fu ben penoso, soprattutto per il maschietto).

Il volume è un saggio interessantissimo, dalla scrittura coinvolgente, e corredato al centro da una serie di ritratti che ci permettono di conoscere più da vicino la regina di Francia e la sua famiglia.

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La copertina: mi piace molto. Il ritratto utilizzato è quello dell'artista francese Elizabeth Vigée-Lebrun, che ci restituisce l'immagine di una Maria Antonietta nella sua maturità, ed in cui spicca il rosso del velluto che ricopre i mobili e il blu dell'abito della regina.
Mi piace in generale l'impostazione delle copertine Oscar storia della Mondadori, purtroppo recentemente cambiata in quello che mi sembra un design vecchio e per nulla attrattivo:

La nuova copetina

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Quarta di copertina: La figura magnifica e tragica di Maria Antonietta, figlia di Maria Teresa d'Austria e moglie di Luigi XVI di Francia, continua a suscitare sentimenti contrastanti: fu solo una vittima innocente? Influenzò gli eventi della Rivoluzione dell'89? In questa appassionante biografia Antonia Fraser ricostruisce l'itinerario di formazione personale e politica dell'infelice regina, liberando il personaggio dagli stereotipi e restituendola alla sua dimensione umana e storica.
Le ricerche della Fraser non hanno trascurato nulla, dal costume europeo dell'Ancien Régime all'ambiente politico-economico e a quello dell'apparato cortigiano, dalla cerchia di amici e di consiglieri, dei quali viene indagata la psicologia, al coro di voci dei testimoni coevi che raccontano ognuno una parte della vicenda. Con lo stile di narratrice di razza che le è proprio, l'autrice descrive le grandi decisioni, gli errori di giudizio, gli slanci, le potenti aspirazioni individuali di Maria Antonietta, una donna sopraffatta dai grandi sconvolgimenti della Storia.

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Giudizio personale: 5/5

mercoledì 24 gennaio 2018

Il portale delle tenebre - Citazioni

" L'uomo che teme la battaglia non otterrà mai alcuna vittoria ."

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" Esistono mercenari vecchi ed esistono mercenari coraggiosi, ma non esistono vecchi mercenari coraggiosi."

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" Una borsa di conio compra il silenzio di un uomo per un po'. Un dardo di balestra compra quel silenzio per sempre."

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" Le mezze verità pesano molto di più delle complete menzogne."

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" ... raramente gli uomini sono come appaiono. E all'apparenza tu sei talmente colpevole da convincermi della tua innocenza."

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" Fa un freddo fottuto da quelle parti e, sai, [padre], ho già fatto il pieno qui da te di tutto il freddo che posso sopportare."

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Qui la recensione del romanzo

sabato 20 gennaio 2018

Il dono della terapia

Autore: Irvin D. Yalom
Lingua: italiano
Titolo originale: The gift of therapy
Genere: saggio
Prima pubblicazione: 2002

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Irvin Yalom è uno psichiatra con un'esperienza di oltre quarant'anni nel campo della psicoterapia. E' conosciuto dal grande pubblico soprattutto per i suoi romanzi, come La cura Shopenhauer.
Il dono della terapia, tuttavia, non è uno di essi: si tratta di un saggio che offre, attraverso capitoli piuttosto brevi, preziosi consigli ed esperienze personali riguardanti appunto la terapia.

Citando le parole dello stesso autore: "La terapia e il rapporto analista-paziente sono [...] l'argomento proprio di questo libro, ma in una maniera appunto così originale che l'esperienza terapeutica vi appare come una sorta di avventura, e analisti e pazienti vi sono raffigurati come singolari "compagni di viaggio" anziché come distaccati guaritori e infelici che soffrono".
Yalom, infatti, non si pone su di un piedistallo, né in quanto insegnante né in quanto terapeuta, ma risulta estremamente umano nei confronti dei suoi pazienti, da cui più volte ammette di aver imparato molto, e confida inoltre vari episodi della propria vita in cui, esattamente come chiunque altro, non è stato "immune dalle intrinseche tragedie dell'esistenza".


Nel parlare della terapia, l'autore punta molto proprio sull'umanità e sul rapporto con il paziente, criticando l'estrema standardizzazione della terapia, che negli Stati Uniti si vuole sempre più breve, ma ugualmente efficace, mentre essa "è un'esplorazione profonda [...] del corso e del significato della vita", ed in quanto tale richiede tempo, fiducia nei confronti del terapeuta e preparazione da parte di questi.

I singoli capitoli trattano ognuno un tema diverso, come la morte e il significato della vita, avendo comunque sempre al centro il rapporto con i pazienti, di cui spesso vengono riportate le storie o stralci di sedute.
E' di sicuro un agile manuale utile per gli addetti ai lavori, ma anche per chi è o è stato paziente, o semplicemente è incuriosito da questo aspetto della medicina.

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La copertina: è una delle più belle che abbia mai visto. Adoro la finestra aperta e il modo in cui la luce si concentra soprattutto in alto a sinistra.

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Descrizione: «I consigli di questo libro scrive Irvin Yalom nellintroduzione al volume sono
tratti da annotazioni relative a quarantacinque anni di pratica clinica. Esso rappresenta un mélange particolare di idee e tecniche che ho trovato utili nel mio lavoro.
Queste idee sono così personali, presuntuose e qualche volta originali che difficilmente il lettore potrà trovarle altrove».
La terapia e il rapporto analista-paziente sono, come indica il titolo, largomento proprio di questo libro, ma in una maniera appunto così originale che lesperienza terapeutica vi appare come una sorta di avventura, e analisti e pazienti vi sono raffigurati come singolari «compagni di viaggio» anziché come distaccati guaritori e infelici che soffrono.
Unendo labilità di narratore al rigore dello studioso, lautore di Le lacrime di Nietzsche
racconta i casi clinici più difficili che gli siano mai capitati rileggendoli alla luce di
un passo di Freud o di Schopenhauer, rivela il consiglio di un vecchio amico grazie al quale superò una delusione di gioventù, attinge alle pagine di Hermann Hesse per parlare di malattia e di guarigione.
«Guidato dalla passione per il compito» e messi da parte i consigli che gli suscitavano «meno entusiasmo», Yalom invita i lettori a seguirlo attraverso ottantacinque temi centrali della terapia contemporanea. Rimuovere gli ostacoli e andare avanti, ad esempio. Evitare le diagnosi. Non avere paura di sbagliare. Sviscerare il senso della parola «casa».
Riflettere sui sogni che ci tengono svegli, e ricordare che se il terapeuta ha molti pazienti, il paziente ha un solo terapeuta.
Scritto «con lo stile di O. Henry e lumorismo di Isaac Singer» (San Francisco Chronicle),Il dono della terapia è un viaggio unico ed emozionante al termine del quale la terapia apparirà come un itinerario complesso, un cammino arduo e non privo di trappole, tuttavia sempre ricco di soste appaganti e affascinanti scoperte. Unintima collaborazione che, citando le parole di Reiner Maria Rilke, poeta caro a Yalom, è in grado di dare a tutti noi gli strumenti per affrontare «ciò che cè di irrisolto nei nostri cuori».

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Giudizio personale: 4/5

sabato 4 novembre 2017

The lost letter

Autrice: Mimi Matthews
Lingua: inglese
Genere: romance
Prima pubblicazione: settembre 2017

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The lost letter è un breve romanzo di ambientazione vittoriana che strizza vagamente l'occhio alla fiaba de La Bella e la Bestia.

Sylvia, la protagonista, è la figlia di un baronetto caduta in disgrazia dopo il suicidio del padre, e che si è rassegnata ad una vita dignitosa ma solitaria da governante.
Sebastian, la "bestia" della storia, da secondogenito di un nobile, si era arruolato per l'India, da cui torna con orribili cicatrici fisiche e spirituali, e, dopo la morte di padre e fratello, si ritrova di malavoglia nuovo conte di Radcliffe.
I due avevano intrattenuto una breve quanto intensa relazione durante una delle tante season londinesi, relazione approdata a nulla a causa di un inganno, e creduta da entrambi naufragata a causa dell'altro. Il motivo, purtroppo, risulta piuttosto chiaro dal titolo rivelatore.
Tuttavia Julia, la vivacissima e caparbia sorella di Sebastian, decide di ritrovare quella Sylvia un tempo amata dal fratello, per cercare di ridare a quest'ultimo una felicità che pare averlo abbandonato per sempre.

Assistiamo così all'ingresso della bella nel castello della bestia, ai loro battibecchi, ad un'improbabile scena in biblioteca durante la quale l'antico malinteso viene finalmente chiarito... solo per lasciare il posto ad un nuovo fraintendimento!
La forte e aperta Sylvia, che aveva saputo riprendere in mano le fila di una vita distrutta, che aveva chiesto chiaramente e a gran voce a Sebastian i motivi della sua acredine, che per ben due volte era stata, tra i due, colei che aveva fatto il primo passo, scappa via come una ragazzina a causa di un equivoco che avrebbe potuto essere chiarito immediatamente.


Il romanzo di Mimi Matthews parte da premesse interessanti, ma si perde a metà strada per rincorrere l'angst a tutti i costi, che rovina anche il personaggio di Sylvia.
Il futuro dei protagonisti, le loro azioni e reazioni al sicuro sprezzo della società non vengono indagati (e di certo il rintanarsi nel castello mi pare una fuga, nonché un'azione improbabile da parte di un conte con delle responsabilità e, alla lunga, una prigione per la povera sposa). Mi sarebbe piaciuto vedere più interazioni tra i due dopo il riavvicinamento finale, il loro rimarginarsi a vicenda le ferite che, paradossalmente, nel caso di Sylvia mi sembrano anche più profonde.

Lo stile è semplice e piuttosto acerbo, con molte ripetizioni, ma l'autrice brilla in almeno due punti: nella descrizione della fine del rapporto tra Sylvia e la sua cameriera Button, ed in quella della lezione alle piccole Dinwiddy.

The lost letter non è un romanzo memorabile, che faccia sognare od emozionare, ma è piacevole e si legge in fretta. Se fosse stato sviluppato meglio, o se avesse seguito più da vicino la storia della Bella e la Bestia, diventandone una sorta di retelling, sarebbe stato di certo più interessante.

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La copertina: molto carina. Apprezzo il fatto che sia semplice ed elegante, e soprattutto che il viso della fanciulla del dipinto non sia del tutto compreso nell'inquadratura.

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Trama: England, 1860. An impoverished Victorian beauty is unexpectedly reunited with the now beastly earl who once broke her heart. Will they finally find their happily-ever-after? Or are some fairy-tale endings simply not meant to be?

A PROUD BEAUTY 
Society beauty Sylvia Stafford is far too pragmatic to pine. When the tragic death of her gamester father leaves her destitute and alone, she finds work as a governess in a merchant's household in Cheapside. Isolated from the fashionable acquaintance of her youth, she resigns herself to lonely spinsterhood until a mysterious visitor convinces her to temporarily return to her former life--and her former love.

A SCARRED BEAST
Colonel Sebastian Conrad is no longer the dashing cavalry officer Sylvia once fell in love with. Badly scarred during the Sepoy Rebellion, he has withdrawn to his estate in rural Hertfordshire where he lives in near complete seclusion. Brooding and tormented, he cares nothing for the earldom he has inherited--and even less for the faithless beauty who rejected him three years before.

A SECOND CHANCE
A week together in the remote Victorian countryside is the last thing either of them ever wanted. But when fate intervenes to reunite them, will a beastly earl and an impoverished beauty finally find their happily-ever-after? Or are some fairy-tale endings simply not meant to be?

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Giudizio personale: 3/5

sabato 21 ottobre 2017

Descendants - The rotten to the core Trilogy - Volume 2

Adattamento: Jason Muell
Tavole: Natsuki Minami
Lingua: inglese
Genere: manga / fantasy
Volume: 2 di 3
Prima pubblicazione: 2017

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Continua, con questo secondo fumetto edito dalla TokyoPop, l'avventura dei figli dei villian Disney: Mal, Evie, Jay e Carlos.

I ragazzi cominciano ad ambientarsi e coltivare le prime amicizie: Mal, con i suoi incantesimi, diviene la "parrucchiera" più ambita della scuola; Evie si accorge che un bel visino non basta a fare un principe, ed inizia a guardare con occhi diversi i ragazzi che la circondano; Jay e Carlos assaporano in modo particolare la vita fuori dall'isola, crescendo più di quanto non facciano per il momento le ragazze.
Le loro vicende a questo punto, come già mi era accaduto durante la visione del film, sono tra le mie preferite dell'intera storia. Jay, il figlio di Jafar, è cresciuto venendo sfruttato come ladruncolo dal padre, e convinto di poter contare solo su se stesso. La frequentazione della scuola e soprattutto il gioco di squadra gli permettono di scoprire invece l'altruismo e la cooperazione, cose che gli erano non solo sconosciute, ma che il ragazzo giudicava quanto meno impossibili (e la vita ad Auradon non gli sembra più poi
così male).
Carlos, sempre il più tenero dei quattro, si libera finalmente della fobia dei cani inculcatagli dalla madre Crudelia DeMon. Pur non avendo mai visto gli animali, l'adolescente è pronto a fuggire in preda al panico al solo sentirli menzionare. L'incontro con un cagnolino gli permette finalmente di capire quanto si a facile fare amicizia con lui e quanto affetto possa dare  e ricevere.

Guidati da Mal, più che mai decisa a recuperare la bacchetta della fata Madrina per accontentare la madre Malefica, i ragazzi escogitano un piano affinché Ben, il figlio di Belle e della Bestia, nonché futuro re, si innamori della ragazza e la faccia sedere accanto a sé, a pochi passi dalla bacchetta, alla cerimonia di incoronazione.
Aiutata da magici biscotti, la ragazza vive così il suo primo appuntamento con quello che sembra davvero un principe delle fiabe, in un posto meraviglioso, e comincia ad avere i primi dubbi su se stessa e sulla propria missione...


Il fumetto racconta in modo piacevole la parte centrale della storia dei Descendants, ma, ancor più del primo volume, presenta numerosi cambi di scena che renderebbero molto confusa la storia a chi non avesse visto il film. Inoltre le tavole mi sembrano molto meno curate, più semplici, con poca o nessuna attenzione per gli sfondi, spesso del tutto assenti o comunque privi di particolari.

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La copertina: non mi piace. Lo sfondo è inesistente, i ragazzi sono ritratti grossolanamente. Dovrebbe però trattarsi di una cover temporanea, per cui c'è qualche speranza che quella ufficiale possa migliorare.

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Trama: The children of Maleficent, the Evil Queen, Jafar and Cruella De Vil have never ventured off the Isle of the Lost. . . until now. Invited to pristine Auradon, to attend prep school alongside the children of beloved Disney heroes, Mal, Evie, Jay and Carlos must carryout their villain parents evil plot to rule once again. Will the rebel teens follow in their rotten parents' footsteps or will they choose to embrace their innate goodness and save the kingdom?

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Giudizio personale: 3/5